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Quando il grande schermo produce capolavori. Recensioni a cura del sito FilmGarantit.it
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11 NOV. 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8345
I CINQUE FILM CAPOLAVORO DI MEL GIBSON REGISTA di Don Stefano Bimbi
Mel Gibson è un attore celeberrimo di Hollywood, una delle figure viventi più durature della storia del cinema. Il 16 gennaio 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che Gibson sarebbe stato un "ambasciatore speciale" a Hollywood, assieme ai colleghi Sylvester Stallone e Jon Voight.
Nato nel 1956 nello stato di New York, è il sesto di undici figli in una famiglia cattolica di origine irlandese, il padre era ferroviere, la madre casalinga.
Il primo film di successo è del 1979: Mad Max, un film post-apocalittico che lo ha reso un'icona del cinema d'azione. La consacrazione definitiva a superstar arriva con la serie Arma letale dove interpreta un detective impulsivo e carismatico. L'equilibrio tra azione e umorismo hanno reso la saga un successo planetario. Degno di nota anche il film fantascientifico Signs del 2002, dove l'arrivo degli alieni ha causato dei cerchi nei campi di grano. Mel Gibson interpreta un pastore protestante che ha smarrito la fede in Dio a causa della morte della moglie in un incidente stradale. A prima vista è solo un film che tiene alta la tensione, ma in realtà si tratta di una profonda riflessione su come leggere i segni che Dio dissemina nella nostra vita.
Mel Gibson da cattolico non si è mai tirato indietro quando gli hanno chiesto cosa pensasse della dottrina della Chiesa: si è dichiarato contrario all'eutanasia, alla manipolazione degli embrioni umani, all'ordinazione delle donne al sacerdozio. Ha dichiarato che il numero dei figli lo decide il Signore e che gli sposi devono solo essere pronti ad accogliere i figli che Dio vuole donare loro. Sono note anche sue dichiarazioni non condivisibili e scelte morali scorrette, per cui sarebbe sbagliato considerarlo un modello per i cattolici, - del resto lui stesso si è definito un incallito peccatore.
Nella sua lunga e scintillante carriera, Gibson si è affermato non solo come attore, ma anche come regista. Comparati con i suoi 63 film da attore, potrebbero sembrare pochi i 5 che ha diretto come regista. Ma, come vedremo, alcuni sono degli autentici capolavori, insuperabili per la loro altissima qualità tecnica, morale e spirituale.
L'UOMO SENZA VOLTO (1993)
Il suo debutto alla regia avviene nel 1993 con L'uomo senza volto. Il racconto ruota attorno a due protagonisti: un ragazzo che sogna di diventare pilota militare, come il padre morto prematuramente, e un maestro solitario, segnato da un passato difficile, che ha il volto sfigurato, interpretato dallo stesso Mel Gibson. Il ragazzo vive in un contesto familiare instabile, senza sostegno né fiducia da parte dei suoi cari. Quando incontra il maestro, inizialmente visto con sospetto per il suo aspetto e il suo isolamento sociale, nasce tra loro un rapporto intenso.
L'uomo accetta con riluttanza di preparare il ragazzo agli esami per entrare nell'accademia. Le lezioni sono dure, ma col tempo il giovane scopre il piacere dell'apprendere e inizia a credere in se stesso. Nel corso della storia emergono anche le fragilità del mondo degli adulti che sono spesso incapaci di comprendere l'adolescenza.
BRAVEHEART - CUORE IMPAVIDO (1995)
Il secondo film come regista è del 1995 e segna una svolta nella sua carriera: Braveheart - Cuore impavido. Gibson interpreta il protagonista principale, William Wallace, eroe scozzese del XIII secolo. A quel tempo la Scozia è oppressa dal re inglese Edoardo I. William Wallace, tornato nel suo villaggio d'origine dopo anni di lontananza, sogna una vita semplice con la sua amata. Per sfuggire allo "jus primae noctis" imposto dagli inglesi i due si sposano in segreto, ma lei viene catturata e brutalmente uccisa. Wallace scatena allora una rivolta, unendo il popolo e sconfiggendo gli inglesi.
La sua fama cresce e conquista York. Il re manda la nuora Isabella di Francia a trattare con lui, ma lei, colpita dal suo carisma, finisce per sostenerlo. Wallace viene però tradito dai nobili scozzesi e, pur reagendo con vendette mirate e nuove reclute, viene infine catturato. Rifiuta di cedere e quindi affronta la tortura e la morte con coraggio, diventando un simbolo eterno della lotta per la libertà scozzese.
Da segnalare alcune imprecisioni storiche come il fatto che era Robert The Bruce, non Wallace, il vero "cuore impavido" che dà il titolo al film. Inoltre il re inglese Edoardo I non morì in contemporanea a Wallace, né Isabella di Francia rimase incinta di Wallace come si vede nel film. Ma il falso storico peggiore è aver creduto allo "jus primae noctis", il mito (inventato da uno scozzese nel 1526) secondo cui i feudatari avevano il diritto di passare con le spose dei loro sudditi la prima notte di matrimonio.
Ma nonostante queste imprecisioni, tutto sommato tollerabili il successo di Braveheart è tanto straordinario da vincere ben cinque premi Oscar, tra cui miglior film e migliore regia. Oggi tali premi sarebbero impensabili visto che il re inglese in una scena, stufo del compagno gay di suo figlio Edoardo II, lo getta dalla finestra facendolo morire all'istante. Braveheart vede un successo di pubblico per la sua intensità emotiva e le epiche scene di battaglia. Il discorso ai soldati prima della battaglia di Stirling Bridge è indimenticabile: «Certo, chi combatte può morire... chi fugge resta vivo, almeno per un po'... agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare, tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere un'occasione, solo un'altra occasione, di tornare qui sul campo a urlare ai nostri nemici, che possono toglierci la vita; ma non ci toglieranno mai... la libertà!». Wikipedia riporta che «il film ha avuto un ruolo chiave nel risveglio della coscienza nazionale scozzese, che ha portato al referendum sulla devolution dell'11 settembre 1997 (74,3% sì) e alla conseguente ricostituzione del parlamento scozzese, nel 1998».
LA PASSIONE DI CRISTO (2004)
Nel 2004, Gibson dirige La Passione di Cristo, un film capolavoro che resterà per sempre scolpito nella storia del cinema. Questo terzo film da regista è stato finanziato interamente da lui stesso. Pur essendo di qualità eccelsa sotto tutti i punti di vista, all'inizio viene snobbato dalla grande distribuzione, ma l'enorme successo di pubblico costringe le sale a proiettarlo comunque. Girato nelle lingue originali dell'epoca, latino e aramaico (la lingua più parlata dagli ebrei al tempo di Gesù), immerge lo spettatore nelle drammatiche ore della Passione. Jim Cavieziel interpreta Gesù ed è stato scelto sia per l'aspetto fisico che per le iniziali del nome in quanto sono le stesse di Jesus Christ. Nessun cristiano può fare a meno di aver visto questo film almeno una volta nella vita e, magari - perché no - anche ogni anno durante la Settimana Santa.
APOCALYPTO (2006)
Nel 2006 Mel Gibson firma come regista il suo quarto film: Apocalypto. Stavolta ci si immerge nelle civiltà precolombiane che si basavano su migliaia di sacrifici umani. Il protagonista è Zampa di Giaguaro, un giovane cacciatore che vive in una pacifica tribù nella giungla. La sua vita cambia bruscamente quando il suo villaggio viene attaccato da guerrieri provenienti da una città-stato maya in cerca di prigionieri da sacrificare agli dèi per fermare la crisi del loro impero (carestie, malattie, e disordini sociali).
Zampa di Giaguaro viene catturato insieme ad altri membri della tribù, mentre riesce a nascondere la moglie incinta e il figlio in un pozzo naturale. Durante il viaggio verso la città, assiste a violenze, riti sanguinosi e sacrifici umani. Quando tocca a lui essere sacrificato, un'eclissi solare convince i sacerdoti che gli dèi sono sazi e i prigionieri rimanenti vengono destinati all'esecuzione in un crudele gioco. Zampa di Giaguaro riesce a fuggire e intraprende una corsa disperata e brutale per tornare a casa e salvare la sua famiglia.
Come nella Passione di Cristo, Gibson sceglie di far recitare gli attori nella lingua originale, in questo caso la lingua yucateca, parlata ancora oggi dai discendenti dei Maya. Questo particolare riesce a dare il maggior realismo possibile alle scene che, anche stavolta, sono di grande impatto emotivo per gli spettatori. Da questa pellicola si impara che una civiltà viene distrutta dall'esterno solo quando si è già corrotta al suo interno. Le culture inoltre non sono tutte uguali e vanno giudicate secondo la legge morale naturale scritta nel cuore di ogni uomo, altrimenti rischiamo di fare la fine dei Maya. I parallelismi con la situazione di oggi sono evidenti: il tramonto della civiltà cristiana distrutta dall'interno e il ritorno dei sacrifici umani sotto varie forme (aborto, manipolazione degli embrioni, fecondazione artificiale, eutanasia, ecc.). Nell'ultima scena di Apocalypto arrivano le caravelle. In una scialuppa si intravede un frate con la croce di Cristo... e inizia un'altra storia: quella degli spagnoli cattolici che evangelizzarono un intero continente liberando i popoli indigeni dall'incubo dei sacrifici umani.
LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE (2016)
L'ultimo film che Mel Gibson ha diretto come regista racconta la vera storia di Desmond Doss, un obiettore di coscienza che rifiuta di portare armi e che salva decine di vite nella Seconda Guerra Mondiale. All'epoca l'obiezione di coscienza non era prevista per cui rischia una condanna da parte del tribunale militare che però alla fine acconsente alla sua richiesta di andare sul campo di battaglia senza armi. Doss era un protestante, per la precisione avventista del settimo giorno.
2 SEP. 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8281
L'INCREDIBILE STORIA DELL'ISOLA DELLE ROSE di Stefano Magni
Benché si stia imponendo il principio della libera migrazione dei popoli, lo Stato contemporaneo difende sempre un tabù consolidato: puoi emigrare dove vuoi, ma non puoi costruirti un tuo Paese indipendente in cui vivere. Lo Stato ammette che si attraversino i suoi confini, ma non ammette la concorrenza di altri Stati, con i loro confini, neppure se sono pacifici e piccolissimi. A questo proposito è utile vedere un film italiano che spopola su Netflix: L'incredibile storia dell'Isola delle Rose. E' ambientato nel 1968, è divertente, ben recitato, con una regia brillante di Sydney Sibilia. Avvertimento dovuto: contiene un po' tutti i luoghi comuni di sinistra, quindi c'è la libertà vista innanzitutto come liberazione dei costumi, i democristiani sono i cattivi, il Vaticano è bacchettone (è un prodotto Netflix, d'altra parte...). Ma dentro questo involucro, che lo fa accettare da produttori, critici e grande pubblico, il messaggio che il film veicola è universale e potente.
Lo spessore che si vede al di sotto della patina di commedia è dato dal fatto che il film è tratto da una storia reale. Alla fine degli anni Cinquanta, un brillante ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, un uomo schivo e dalla parte sbagliata della storia (era soldato, di leva, nella Repubblica Sociale Italiana), vessato dalla burocrazia, deluso dalla classe politica, decise di mettersi in proprio. In senso pieno: costruire una sua attività commerciale su un'isola artificiale, nel mare, fuori dalle acque territoriali italiane, al largo di Rimini. "Sulla terraferma la burocrazia era soffocante - raccontava lo stesso Giorgio Rosa - L'idea era di sfruttare il turismo e vendere benzina senza le accise, aprire un bar e un ufficio postale, emettere francobolli. Sarebbero sorte altre iniziative, sull'esempio di altri micro-Paesi indipendenti, come San Marino. La cosa avrebbe retto: dove c'è libertà c'è ricchezza". Nel 1958, Giorgio Rosa brevettò il progetto di una piattaforma marittima, simile a quelle usate per l'estrazione del gas. Il 1° maggio 1968, inaugurò l'isola, piantata sul fondale, 500 metri oltre il limite delle acque territoriali italiane. E proclamò l'indipendenza. Nacque la micro-nazione chiamata Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose. Per distinguerla dalla terraferma, infatti, Giorgio Rosa adottò come lingua nazionale l'esperanto, pur non sapendolo, anche ispirato da un convengo internazionale di esperantisti che in quei giorni si teneva a Rimini.
UN SUCCESSO IMMEDIATO
L'Isola delle Rose fu un immediato successo turistico. Incuriositi dalla novità assoluta di un'isola artificiale indipendente, ondate di turisti, ogni giorno, presero la barca per andare a visitarla. Le uniche attività aperte erano un bar-ristorante e una tipografia in cui si stampavano i francobolli. Nel progetto si sarebbe dovuta stampare anche una valuta indipendente (il milo), costruire nuovi negozi, una pompa di benzina e in prospettiva anche un aeroporto, su ulteriori piattaforme. Ma quella piccola struttura, che allora era grande appena 400 metri quadrati, era considerata inaccettabile dal governo e anche dall'opposizione comunista. La campagna di diffamazione fu violenta: si disse che sull'isola si giocava d'azzardo, che vi fosse un night club clandestino e addirittura che i sovietici vi volessero costruire una base (sei anni dopo la crisi dei missili di Cuba, la tensione era alta). Fatto sta che l'indipendenza dell'Isola delle Rose durò appena 55 giorni. Già il 25 giugno, la capitaneria di porto e le forze dell'ordine italiane la circondarono e vi impedirono l'accesso, nonostante l'isola non fosse assolutamente entro la giurisdizione dell'Italia. Nel febbraio 1969, nonostante la battaglia legale di Giorgio Rosa, che si appellò all'Onu, all'Europa e infine anche ai Cavalieri dell'Ordine di Malta (sovrano, ma a-territoriale), l'isola venne demolita. Un francobollo emesso dal "governo in esilio" della repubblica raffigura l'esplosione della piattaforma con la scritta "Hostium rabies diruit opus non ideam": "La violenza del nemico distrusse l'opera, non l'idea".
L'idea, infatti, non è affatto morta, anche se la storia di questa piccolissima repubblica è una memoria di nicchia, tramandata dai protagonisti e dalla piccola minoranza libertaria-indipendentista italiana. Nel 2009 venne prodotto l'ottimo documentario L'Isola delle Rose, la libertà fa paura. Affascinato da questa realtà, l'ex segretario del Pd, Walter Veltroni ne ha tratto un romanzo nel 2012, L'isola e le rose, con personaggi e storie estranei al vero Giorgio Rosa. Veltroni, ricreando una repubblica come avrebbe voluto che fosse, ha immaginato: "una piattaforma appena oltre il limite delle acque territoriali, dove accogliere una comunità di artisti, poeti, musicisti, amanti della bellezza". Una realizzazione dell'utopia hippy, tipica del 1968 in cui è ambientata la vicenda, ma ben lontana dalla libertà di impresa sognata dal vero Giorgio Rosa. Però, il solo fatto che la storia sia stata sdoganata dalla sinistra italiana ne ha permesso la circolazione nel grande pubblico.
ME LO COSTRUISCO UN MONDO TUTTO MIO
Il film L'incredibile storia dell'Isola delle Rose non è il libro di Veltroni e neppure la vera storia dell'isola artificiale e del suo costruttore. Si parla del '68 e dei "ragazzi che lottano per un mondo nuovo". Però è essenzialmente un parto di Sydney Sibilia che porta sullo schermo le storie di reietti della società che si riscattano reinventandosi, grazie alla loro intraprendenza. Il Giorgio Rosa immaginato da Sibilia, interpretato da Elio Germano, è un inventore che viene arrestato a più riprese a causa delle sue creazioni "pericolose", come un biplano e un'auto artigianale (senza targa). L'ex fidanzata lo rimprovera di vivere in un mondo tutto suo. E allora lui afferma: "me lo costruisco: un mondo tutto mio". E così nasce la sua isola, che accoglie altri "reietti" in cerca di una nuova vita: un naufrago che viveva sulla sua barca, una donna incinta che non può trovare lavoro, un ex disertore tedesco diventato apolide, il suo amico vitellone che non vuole lavorare nel cantiere del padre. Non è un film storico, neppure ideologico, ma trasmette il messaggio più importante della reale vicenda dell'Isola delle Rose: la libertà è un diritto naturale, non una graziosa concessione dello Stato.
È il personaggio della fidanzata, Gabriella (Matilda De Angelis) che in una scena apparentemente secondaria, in una lezione universitaria, spiega ai suoi studenti la differenza fra la legge positiva (di Stato) e il diritto naturale. Al processo di Norimberga, i nazisti vennero condannati perché commisero crimini contro il diritto naturale, anche se avevano obbedito alla legge del loro Stato. Nel film di Sibilia non ci sono sconti per gli uomini di Stato: ricattano, corrompono, manipolano il mercato e, se respinti, distruggono. Lo scontro fra le due idee opposte di libertà si ha nell'immaginaria telefonata del ministro Franco Restivo (un Fabrizio Bentivoglio al massimo della forma) e Giorgio Rosa, l'uno padre costituente e l'altro determinato a rivendicare la sua proprietà e la sua libertà anche oltre la legge positiva. "La vostra è solo una libertà condizionata" sbotta infine Rosa. Poche scene dopo, l'isola viene fatta saltare in aria. Ma "La violenza del nemico distrusse l'opera, non l'idea". Idea forte, una boccata d'ossigeno in un periodo come questo che stiamo vivendo, in cui lo Stato è diventato completamente padrone delle nostre vite.
27 AGO. 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=157
LE BIOGRAFIE DEI PROTAGONISTI
IL GENERALE ENRIQUE GOROSTIETA VELARDE (interpretato da Andy Garcia)
Nacque a Monterrey da una famiglia di origini basche, era figlio di Enrique Gorostieta González, un avvocato e politico, e di María Velarde Valdéz-Llano, che oltre a Enrique ebbero due figlie Eva María Valentina e Ana María, e un figlio Nicolás Gorostieta, che come il fratello intraprese la carriera militare, raggiungendo il grado di colonnello. Nel 1906 si arruolò, frequentando l'"Heroico Colegio Militar" di Chapultepec da cui uscì nel 1911 come ufficiale d'artiglieria. Prestò servizio dalla fine del governo di Porfirio Díaz fino alla salita al potere di Victoriano Huerta, e prese parte alla difesa di Veracruz del 1914, occupata dall'esercito degli Stati Uniti e prese parte alle battaglie della rivoluzione americana, durante le quali fu promosso generale di brigata, nello stesso 1914, divenendo il più giovane generale dell'esercito di Huerta. Con la caduta del regime di Huerta, fuggì dal Messico, andandosi a rifugiare a Cuba e poi negli Stati Uniti d'America.
Fece ritorno in Messico nel 1921, probabilmente a causa della morte del padre, e non continuò la carriera militare ma divenne un produttore di sapone, lavoro che tuttavia trovava noioso e cercò così di tornare alla vita militare. Il 22 febbraio 1922, sposò Gertrudis Lasaga Sepúlveda da cui ebbe quattro figli: Enrique, che morì dopo appena un anno di vita; Enrique che portava lo stesso nome del primogenito; Fernando; e Luz María; ma di essi si avrà testimonianza solo tramite alcune fotografie.
Nel 1927, la Lega Nazionale per la Difesa della Libertà Religiosa (Liga Nacional Defensora de la Libertad Religiosa – LNDLR), un'organizzazione nata nel 1925 in risposta alle politiche anticlericali del presidente Plutarco Elías Calles, propose al generale Gorostieta di porsi al comando dell'Esercito Cristero, un esercito di ribelli cattolici che fu creato per combattere i militari del presidente Calles. La Lega assoldò Gorostieta esclusivamente per le sue doti militari, dato che il generale essendo ateo non poteva condividere gli ideali della rivolta. Venne così assoldato con un contratto che prevedeva uno stipendio mensile di 3.000 pesos (che era più di quanto percepiva un generale dell'Esercito Federale) e l'assicurazione che la Lega avrebbe provveduto al sostentamento della famiglia del generale nel caso questi fosse morto.
L'importanza di Gorostieta risiedeva nel fatto che riuscì a portare organizzazione e disciplina militare, in un'insurrezione fino a quel momento disorganizzata. Da quando prese il comando dell'Esercito Cristero, gli insorti riuscirono a sconfiggere l'Esercito Federale in tutte le regioni in cui era presente: Jalisco, Michoacan, Colima e Zacatecas.
Gorostieta morì il 2 giugno 1929, a seguito di un'operazione di intelligence del governo messicano che fece infiltrare un agente nella cerchia di Gorostieta e che informò il governo della posizione del generale e quindi ordinò una rapida azione militare a Atotonilco el Alto nella quale Gorostieta fu ucciso. Il generale morì appena 19 giorni prima della fine delle ostilità, che fecero seguito agli accordi che la Chiesa stipulò con il nuovo presidente Emilio Portes Gil grazie alla mediazione dell'ambasciatore americano Dwight Morrow.
VICTORIANO RAMÍREZ LÓPEZ DETTO "EL CATORCE" (interpretato da Oscar Isaac)
Nato alla fine del 1880 a San Miguel el Alto, noto anche come El Catorce (Il Quattordici), era un generale messicano della guerra cristera.
La leggenda narra che fuggito da un carcere di San Miguel el Alto, Jalisco, dove era in attesa di un processo per omicidio in lite, un distaccamento di quattordici uomini armati sia andato a cercarlo su una collina. Costretto a combattere contro i suoi inseguitori, il fuggitivo nascosto tra le rocce di un canyon e dopo un lungo scontro a fuoco ha ucciso tutti i suoi avversari. Quando fu sicuro della sua vittoria, raccolse le quattordici sue vittime e le ha inviati al capo di San Miguel con un messaggio, raccomandando di non inviare così poche persone, guadagnandosi il nome di "El Catorce".
Victoriano Ramirez "El Catorce", è stato tra i primi ad aderire alla ribellione cristera. Ha comandato lo squadrone dei "Draghi del Catorce", che faceva parte del reggimento al comando del generale Miguel Hernandez. È noto anche per la mira eccellente. Si dice anche che fosse molto appassionato di donne.
Una canzone cristera riassume la sua morte: sarebbe stato colpito dai suoi stessi compagni. Le difficoltà sorte tra El Catorce e i suoi compagni cominciarono, a quanto pare, con le riforme organizzative che il generale Enrique Gorostieta Velarde riteneva necessarie per ordinare l'esercito cristero. El Catorce (forse sentendo minata la propria autorità), inserì una serie di ostacoli per l'organizzazione proposta. A causa del suo atteggiamento, venne sollevato dall'incarico, e gli venne vietato di avere uomini armati, a parte una piccola scorta. El Catorce non obbedì agli ordini. Padre Pedroza lo invitò a riorientarsi nella lotta cristera, ma Victoriano rifiutò e con 300 uomini si fortificò nella parte superiore di El Carretero. Infine, venne accusato di appropriazione indebita, insubordinazione e resistenza agli ordini superiori. Per queste accuse Padre Aristeo Pedroza ordinò la sua esecuzione e per evitare disordini tra i Cristeros, poiché El Catorce era molto stimato, venne immediatamente giustiziato. Al momento della sua esecuzione, si barricò nella sua cella, così dovettero sfondare la porta con un ariete per condurlo al luogo di esecuzione.
Le sue spoglie riposano nella grotte guadalupane, sotto il Tempio di Nostra Signora di Guadalupe, nella città di San Miguel el Alto.
SAN CRISTÓBAL MAGALLANES JARA (interpretato da Peter O'Toole)
Nacque a Totaltiche, Jalisco (Arcidiocesi di Guadalajara) il 30 luglio 1869. Parroco nella sua terra natale, sacerdote dalla fede ardente, prudente direttore dei suoi fratelli sacerdoti e pastore pieno di zelo fu dedito al miglioramento umano e cristiano dei suoi fedeli.
Missionario tra gli indigeni "huichole" e fervente divulgatore del Rosario a Maria, Vergine Santissima. Le vocazioni sacerdotali erano ciò a cui maggiormente si dedicava nel lavoro della sua vigna. Quando i persecutori della Chiesa chiusero il Seminario di Guadalajara, si offrì di fondare nella sua parrocchia un Seminario per proteggere, orientare e formare i futuri sacerdoti, ed ottenne un abbondante raccolto. Il 25 maggio 1927 venne fucilato a Colotlàn, Jalisco (Diocesi de Zacatecas). Di fronte al carnefice ebbe la forza di confortare il suo ministro e compagno di martirio, san Agustín Caloca, dicendogli: «Stai tranquillo, figliolo, solo un momento e poi il cielo». Poi, rivolgendosi alla truppa, esclamò: «Io muoio innocente e chiedo a Dio che il mio sangue serva per l'unione dei miei fratelli messicani».
SAN JOSÈ LUIS SANCHEZ DEL RIO (interpretato da Mauricio Kuri)
Nacque a Sahuayo, in Messico, il 28 marzo 1913 dai genitori Macario Sánchez e María del Río. Visitando la tomba del beato martire Anacleto González Flores, chiese a Dio di poter morire in difesa della fede. Appena quattordicenne, José fu assassinato il 10 febbraio 1928, durante la persecuzione religiosa messicana, in quanto appartenente ai Cristeros.
All'età di soli 13 anni, poco più di un bambino, era riuscito a farsi arruolare come aiutante da campo e, poco dopo, come portabandiera e clarinettista delle truppe del generale cristero Luis Guizar Morfin. Quando, nel corso della battaglia del 6 febbraio 1928, il cavallo di Morfin venne ucciso, Josè gli cedette il proprio per consentirgli di mettersi in salvo, perché, come disse al suo generale, "la vostra vita è più utile della mia". Poco dopo il ragazzino, ormai appiedato, venne sopraffatto dai soldati federali, che lo rinchiusero nella sua chiesa parrocchiale, ridotta a stalla ed a carcere per i "Cristeros". Gli chiesero sotto la minaccia della pena di morte di rinnegare la fede in cambio della libertà ma egli rispose: "Viva Cristo Re, viva la Madonna di Guadalupe". Sua madre era straziata dalla pena e dall'angoscia, ma sosteneva suo figlio.
Gli spellarono allora le piante dei piedi e l'obbligarono a camminare per il paese senza scarpe sulla strada selciata verso il cimitero. Il piccolo piangeva e gemeva di dolore, ma non cedeva. Di tanto in tanto si fermavano e gli dicevano: «Se gridi, "Muoia Cristo Re" ti salviamo la vita. Di' "muoia Cristo Re"». Ma lui rispondeva: «Viva Cristo Re». Giunti al cimitero, prima di sparargli, gli chiesero un'ultima volta se voleva rinnegare la sua fede. Al suo ennesimo rifiuto, lo uccisero all'istante. Morì gridando, come molti altri martiri messicani: «Viva Cristo Re!». I resti mortali di San José Sanchez Del Rio riposano ancora oggi nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù nel suo paese natale, divenuta meta di pellegrinaggi.
Il martirio di questa giovane vittima della persecuzione religiosa innescata dalla costituzione messicana del 1917, fu riconosciuto il 22 giugno 2004 dal beato Giovanni Paolo II. È stato poi canonizzato il 16 ottobre 2016.
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BEATO ANACLETO GONZALEZ FLORES (interpretato da Eduardo Verástegui)
Fondatore dell'Associazione Cattolica della Gioventù Messicana (ACJM) di Guadalajara, questo martire della persecuzione religiosa messicana fondò anche l'Unione Popolare, conosciuta come "U", movimento operaio, femminile, contadino e popolare, dedito alla promozione della catechesi ed oppositore attivo del governo locale e di quello federale a causa delle misure repressive in materia di libertà religiosa. Il
10 JUN. 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8161
GOD'S NOT DEAD: CINQUE FILM, DUE CAPOLAVORI di Don Stefano Bimbi
L'uscita negli Stati Uniti del quinto episodio della serie God's Not Dead, deve interrogare i cristiani anche in Italia su un fenomeno che ha sbancato al botteghino USA.
Il primo film è uscito nel 2014 ed ha avuto un successo straordinario. Costato due milioni di dollari ne ha incassati 64. L'enorme gradimento è dovuto al fatto che tratta di un argomento molto attuale nella società americana come nella nostra: la persecuzione della cultura cristiana in ambito scolastico. La vicenda narra di un professore di filosofia che all'università chiede ai suoi studenti di firmare un foglio con tre sole parole: "Dio è morto". Il protagonista si rifiuta di farlo e allora dovrà affrontare la sfida di difendere la sua fede di fronte al professore ateo militante. Benché quella del film sia una storia inventata, le scritte finali ricordano che essa prende spunto da decine di casi reali finiti in tribunale riguardanti la libertà di religione degli studenti. Altre storie secondarie si intrecciano nella trama come, ad esempio, una giornalista animalista e una ragazza musulmana le quali scoprono la bellezza della fede cristiana, (la prima grazie ad un tumore, la seconda per la predicazione di un pastore cristiano tramite il cellulare). Interessante anche la riflessione che scaturisce dal vedere infrante alcune storie d'amore a causa della mancanza di un terreno comune nelle convinzioni religiose. Completa il film una superlativa colonna sonora con la canzone di successo God's Not Dead firmata dai NewsBoys, una rock band di christian music, genere molto in voga negli Stati Uniti.
IL SUCCESSO DI GOD'S NOT DEAD
Sull'onda del successo è stato prodotto nel 2016 un secondo film. Questa volta a finire nei guai è un'insegnante di storia che viene processata per aver pronunciato a lezione il nome che non deve essere mai nominato: Gesù. Da notare che la professoressa aveva solo risposto a una domanda di uno studente e che aveva trattato l'argomento dal punto di vista storico, che era appunto la sua materia d'insegnamento. La vicenda si conclude con la splendida testimonianza della protagonista che preferisce "stare con Dio ed essere giudicata dal mondo, piuttosto che stare con il mondo ed essere giudicata da Dio" come lei stessa afferma.
Durante il processo testimonierà a favore dell'imputata il detective investigativo Warner Wallace. Non è un attore, ma una persona reale che recita la parte di se stesso. Quando era ateo ha applicato ai quattro vangeli le tecniche usate nei processi per verificare l'attendibilità dei testimoni e dimostrare che il Vangelo era inventato, ma si è dovuto ricredere. Nel film dichiara: «Non ero cristiano, ma lo sono diventato perché ho verificato che ciò che è scritto nei vangeli è evidentemente tutto vero!» La sua testimonianza impressiona molto la giuria. Anche al termine di questo secondo episodio scorre l'elenco delle decine di casi reali di insegnanti finiti in tribunale.
Occorre precisare che sebbene questi film siano realizzati da protestanti, sarebbe ingiusto bollarli come contrari ai principi cattolici. Infatti, per i temi di fondo, come la morale cristiana, il coraggio della testimonianza e la difesa della fede in un mondo sempre più scristianizzato che perseguita i credenti, questi film possono essere tranquillamente visti con profitto anche dai cattolici.
Nel 2018 esce il terzo episodio: God's Not Dead: A Light in Darkness. I nuovi sceneggiatori rinnegano clamorosamente lo spirito originale del film. Stavolta al pastore David l'Università vuole togliere l'uso della chiesa che si trova nella sua proprietà. Il pastore in un primo tempo si oppone, ma alla fine accetta in nome dell'inclusione, del quieto vivere e dell'equiparazione di tutte le religioni. Un inno al politicamente corretto.
IL QUARTO FILM: WE THE PEOPLE
Il quarto episodio esce in America nell'ottobre 2021. Tornano gli sceneggiatori dei primi due episodi, Cary Solomon e Chuck Konzelman, che nel frattempo hanno scritto e diretto lo straordinario film Unplanned che narra la vera storia di Abby Johnson, la più giovane e promettente direttrice di Planned Parenthood che si è licenziata dopo aver visto la cruda realtà dell'aborto.
Ebbene il quarto film della serie dal titolo God's Not Dead: We the People tratta il tema dell'insegnamento parentale per resistere all'indottrinamento del sistema pubblico. In America oltre un milione di ragazzi vengono educati tra le pareti domestiche con ottimi risultati. Ultimamente anche in Italia si stanno diffondendo le scuole parentali e sono sempre più i genitori che tengono i figli a casa provvedendo direttamente alla loro istruzione.
Venendo al film, la trama inizia con una scena d'archivio tratta dalla realtà. Il presidente Ronald Reagan avverte il paese che "la libertà non è mai a più di una generazione dall'estinzione". Subito dopo si vedono alcuni genitori che stanno educando i propri figli a casa quando, un rappresentante dei servizi sociali gli fa visita e li denuncia alle autorità perché, a suo dire, l'insegnamento dei genitori non è sufficiente secondo presunti standard statali. Il giudice del tribunale concede ai genitori una settimana per dimostrare che la loro istruzione è adeguata o gli studenti saranno costretti a frequentare la scuola pubblica. In difesa della libertà di insegnamento interviene Dave, il pastore della chiesa locale che finirà a Washington per testimoniare, davanti a una sottocommissione del Congresso americano, l'importanza e la necessità dell'istruzione domestica.
Che dire di questo film? Rispetto al precedente c'è, senz'altro, una ripresa dello stile originario in difesa della libertà dei credenti di vivere secondo la propria coscienza. Inoltre, il film ha il merito di portare all'attenzione un tema decisivo dei nostri giorni: chi ha il diritto di educare i figli? Lo Stato o i genitori? E qual è il ruolo della Chiesa?
Purtroppo, nonostante i buoni propositi, il film non chiarisce su cosa sia fondato il diritto di educare i propri figli. Infatti, viene costantemente richiamata la costituzione degli Stati Uniti come se ci si potesse sentire protetti dalle leggi umane, per loro natura fragili e soggette sia ai mutamenti culturali, sia a interpretazioni contrastanti. Un altro difetto è che il film si conclude troppo presto con un lieto fine tanto improbabile, quanto poco argomentato. Insomma un'altra occasione sprecata per un tema che avrebbe meritato ben altra profondità.
IL QUINTO FILM: IN GOD WE TRUST
Ed eccoci all'ultimo episodio God's Not Dead: In God We Trust uscito nelle sale americane il 12 settembre 2024 a meno di due mesi dalle decisive elezioni presidenziali che hanno visto trionfare per la seconda volta Donald Trump.
Nel film il reverendo David Hill, che compare in tutti e cinque gli episodi di God's Not Dead, si trova stavolta di fronte a un interrogativo cruciale: c'è ancora posto per Dio nella vita pubblica?
Quando il governo decide di interrompere i finanziamenti a un rifugio per donne perché al suo interno si tengono corsi sulla Bibbia, il reverendo si rende conto che la goccia ha fatto traboccare il vaso e che è necessario agire. Quindi si candida per un seggio al Congresso non solo per garantire che i fondi pubblici siano destinati in modo equo e rispettino anche le realtà legate alla fede, ma soprattutto per combattere la visione laicistica e politicamente corretta. Per questo il reverendo si ritrova ad affrontare il senatore Peter Kane, un politico determinato a escludere qualsiasi manifestazione religiosa dalla sfera pubblica, con la illuministica concezione della separazione tra Stato e Chiesa come garanzia di una presunta neutralità istituzionale.
Il film pone l'accento su un dato significativo: negli Stati Uniti, circa 40 milioni di cristiani non partecipano alle elezioni, nonostante il loro contributo elettorale possa essere decisivo. Viene sottolineata l'importanza di risvegliare questa forza elettorale dormiente, dimostrando come il voto cristiano possa influenzare profondamente il panorama politico. Questo fenomeno è stato evidente anche nella rielezione di Donald Trump nel 2024, dove l'impegno dei credenti ha giocato un ruolo decisivo. Ad esempio i cattolici, che rappresentano il 22% dell'elettorato, fino alle elezioni presidenziali del 2020 avevano votato in parti uguali tra repubblicani e democratici. Invece nel 2024 il 60% circa dell'elettorato cattolico ha votato per Trump, mentre solo il 40% per l'avversaria democratica. Una differenza di una ventina di punti percentuali che in numero di voti è una quantità che risulta determinante, soprattutto negli stati in bilico.
God's Not Dead: In God We Trust sprona quindi i credenti a non rimanere spettatori passivi, ma a partecipare attivamente alla vita politica, riconoscendo il valore del loro contributo per difendere la libertà non sganciata dalla verità.
I primi due episodi di God's Not Dead, i soli tradotti in italiano, sono stati portati nel nostro Paese dalla Dominus Production, così come Cristiada, Unplanned e Sound of Freedom. È assolutamente meritoria la realizzazione di film come questi, da vedere in famiglia, per non lasciare che i nostri figli vengano indottrinati dai colossi di Hollywood che portano ad accettare la cultura woke e ad abbandonare il cristianesimo senza che nemmeno se ne accorgano.
22 ABR. 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8143
FINE DI UN PONTIFICATO ALL'INSEGNA DEL CAMBIO DI PARADIGMA
In dodici anni Papa Francesco ha spinto la Chiesa alla secolarizzazione e ha ridotto la figura papale a una voce fra le tante nel dibattito sull'attualità
di Luisella Scrosati
Il pontificato del primo papa gesuita della storia è giunto al tramonto: la preghiera di tutto il popolo cristiano offrirà il suffragio per l'anima del pontefice defunto durante i tradizionali novendiali. Dal tardo pomeriggio di quel 13 marzo 2013, quando Francesco si affacciò sulla piazza gremita salutando tutti con un semplice "buonasera", sono ormai passati oltre dodici anni. Anni in cui il "cambio di paradigma" partì con l'acceleratore al massimo, ma anche con il freno a mano tirato, data la presenza di un Benedetto XVI silenzioso, ma vigile.
Questo gioco di forze opposte lo si comprese molto bene durante il Sinodo sulla Famiglia, che partorì la nota esortazione post-sinodale Amoris Lætitia, nella quale quanti volevano introdurre evidenti elementi di rottura dovettero accontentarsi di dirottarli nelle note. Poi vennero i Dubia di quattro cardinali - Caffarra, Burke, Brandmüller, Meisner - che mai ottennero risposta, segno che il papa voleva andare avanti per la sua strada, senza rendere ragione del suo operato, nemmeno a quanti, in ragione della nomina cardinalizia, sono più strettamente uniti al papa nel governo della Chiesa universale. La linea iniziale fu comunque il tentativo disperato di mostrare una presunta "continuità" tra il papa tedesco e quello argentino, che portò alla figuraccia del caso di mons. Dario Edoardo Viganò, costretto a manipolare la risposta di Benedetto XVI alla richiesta di un testo di endorsement alla teologia di papa Francesco, presentata in una collezione di undici piccoli volumi editi dalla Libreria Editrice Vaticana.
Poi fu il turno del Sinodo sull'Amazzonia, con il tentativo chiarissimo di rendere facoltativo il celibato sacerdotale, naufragato per la tempestiva pubblicazione del libro Dal profondo del nostro cuore, da parte di Benedetto XVI e il cardinale Robert Sarah; quindi, le encicliche sociali Laudato si' e Fratelli tutti, un fardello che non sarà facile smaltire, divergenti su molti punti dall'insegnamento della dottrina sociale cattolica.
Un nuovo Sinodo sulla sinodalità andava a sigillare la "conversione sinodale" della Chiesa, con posizioni di apertura su temi caldi come le benedizioni di coppie dello stesso sesso, il diaconato femminile, l'esercizio dell'autorità nella Chiesa; aspetti che provocarono una nuova serie di Dubia da parte di cinque cardinali - Burke, Brandmüller, Sarah, Zen, Sandoval. Il 2021 fu l'anno di Traditionis custodes, che cancellava con un colpo di spugna l'altro motu proprio di papa Benedetto, Summorum Pontificum, e palesava una cecità piena di livore nei confronti di cellule vive della Chiesa e del rito più diffuso, fino ad una manciata di anni prima, e tra i più longevi della Chiesa latina. Fu un colpo al cuore per tanti cattolici, frequentanti o meno il Rito antico, ma anche per lo stesso Ratzinger, che a questa faticosa e indispensabile riconciliazione interna della Chiesa aveva dedicato la sua vita.
LA DISSOLUZIONE INTERNA DEL CATTOLICESIMO
Con la morte di Ratzinger si ebbe il tracollo: congedato il cardinale Ladaria, la nomina di Fernández al Dicastero per la Dottrina della Fede diede un'ulteriore accelerazione alla dissoluzione interna del cattolicesimo, che raggiunse una crisi con pochi precedenti nella pubblicazione della dichiarazione Fiducia supplicans. Questa e altre le nomine di uomini del tutto privi del senso della Chiesa, ampiamente ideologizzati e caratterizzati fin nelle midolla da quella che papa Benedetto aveva battezzato come «l'ermeneutica della rottura». E, in non pochi casi, anche da una condotta morale che si rivelerà tutt'altro che integra.
Come se non bastasse, ad uscire a pezzi, da questi anni di pontificato, è la figura stessa del papa. Dalla prima "timida" intervista a Eugenio Scalfari, prese avvio un pontificato che si è svolto sulla piazza mediatica, assecondandone i canoni e le aspettative, fino al mediatico sigillo di un pontificato, che si è chiuso con le ultime due apparizioni pubbliche di Francesco, se si eccettuano le fugaci e "mute" comparse in carrozzina di questi ultimi giorni, rispettivamente alla trasmissione di Fabio Fazio e al Festival di Sanremo. Intelligenti pauca.
Il successore dell'Apostolo Pietro, che esiste per confermare con la sua parola franca e ponderata la fede dei fratelli, è divenuto onnipresente sui mezzi di comunicazione: interviste "ufficiali" rilasciate in aereo al ritorno dai viaggi apostolici ed altre meno ufficiali, apparizioni abituali in programmi televisivi, docufilm e perfino messaggi su Tik Tok. La salvezza eterna, la vita morale e sacramentale, la persona di Gesù Cristo buttati sulla pubblica piazza con espressioni approssimative, insegnamenti incompleti, affermazioni fuorvianti. Come quando papa Francesco si inventò che «tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio», senza ulteriori precisazioni, vanificando con queste poche parole la verità che solo in Gesù Cristo c'è la salvezza.
IL PAPA NON DEVE PROCLAMARE LE PROPRIE IDEE
Questa "onnipresenza" mediatica ha comportato l'inevitabile conseguenza di ogni sovraesposizione: la parola del papa è divenuta una tra le tante, forse un po' più autorevole in ragione della sua anzianità e del suo prestigio morale, ma nulla più. Quello che il pubblico legge o ascolta non è più considerato come la parola del successore di Pietro, che fa risuonare ancora oggi la forza della parola del Signore, ma il parere di un uomo che si mescola alla cacofonia di tante altre voci.
Se il papa non parla più per insegnare la verità di Gesù Cristo, ma per esprimersi a braccio sui più svariati temi del momento, allora agli occhi degli uomini il senso dell'ufficio che Dio gli ha affidato al momento della sua accettazione si stempera fino a nascondersi dietro al semplice uomo che tale ufficio ricopre. Il papa «non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all'obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo». Così Benedetto XVI nell'omelia di insediamento sulla Cathedra romana: Francesco ha fatto esattamente il contrario. Il giusto cordoglio per la morte del papa non deve ipocritamente cancellare questa amara realtà. Per il bene della Chiesa.
La Chiesa, con questa sovraesposizione mediatica di Francesco, è ora forse percepita come più vicina all'uomo di oggi? La verità, drammatica, è un'altra e bisogna avere il coraggio di riconoscerla: ad aver raggiunto l'uomo moderno non è «la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità» (1Tm 3, 15), ma quella immagine della Chiesa che rimane dopo il "lifting" dei criteri massmediatici, più simile ad una modesta organizzazione spirituale ed umanitaria, utile al sistema di moda fintanto che essa gli sia docilmente funzionale. Il pontificato di Francesco, che ha fatto della denuncia della mondanità il suo cavallo di battaglia, ha di fatto impresso un'accelerazione senza precedenti all'autosecolarizzazione della Chiesa. Preghiamo che il nuovo pontefice abbia la forza della verità per un deciso cambio di rotta.
8 ABR. 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8114
L'INCONTRO CON CRISTO, UNO SGUARDO FULMINANTE di Don Stefano Bimbi
La giornata della Bussola della Toscana del 2024 ha avuto il suo momento più emozionante nella testimonianza dell'attore Pietro Sarubbi. Il suo intervento ha saputo intrecciare risate, scatenate dalle sue battute, e momenti di commozione, con frasi spezzate da un nodo alla gola.
L'attore ha iniziato il suo percorso artistico lavorando in teatro. Nel 1980 arrivano i primi contratti Rai per Portobello, Fantastico e numerosi film tv. Debutta nel cabaret con Zelig e dal 1985 partecipa a film-tv, fiction e sit-com di successo tra cui Casa Vianello e Camera Cafè. La presenza fissa al Maurizio Costanzo Show gli dà una certa notorietà. Poi la svolta grazie alla sua interpretazione di Barabba nel film di Mel Gibson "La Passione di Cristo". Sarubbi ha raccontato il suo incontro con il regista, durante il quale scoprì che il suo personaggio non pronunciava nessuna battuta. Egli, che fino ad allora aveva pensato solo alla gloria e al profitto, non voleva accettare quella parte, perché avrebbe significato un basso guadagno, infatti più un personaggio parla, maggiore è il guadagno dell'attore. Sarubbi quindi continuava a ripetere a Gibson di fargli dire qualche battuta o, in alternativa, di interpretare un altro personaggio, magari San Pietro. Gibson tentò di convincerlo spiegandogli l'importanza di Barabba, che in aramaico significa "figlio del padre", una traccia del suo essere figura messianica, una sorta di alter ego di Gesù, Figlio del Padre del cielo. Sarubbi non capiva perché Mel Gibson stava lì ad insistere per convincerlo. A lui, che era un attore secondario, il regista disse che aveva bisogno della sua vera rabbia per il "suo" Barabba. Questo personaggio era discendente del capo degli zeloti e si era ormai abbruttito a causa del male fatto e della prigionia: in pratica era diventato come una bestia. E come tale non parlava più, ma esprimeva tutto con grida ed espressioni facciali minacciose. Alla fine Sarubbi si convinse ad interpretare Barabba.
Iniziarono le riprese, durante le quali Mel Gibson non permetteva a nessun attore di incontrare Jim Cavizel che interpretava Gesù. Mel Gibson voleva infatti che il primo incontro che gli attori avevano con Gesù fosse autentico. Questo per catturare il primo sguardo e la reazione che suscitava il vedere concretamente Gesù. Il regista infatti ha realizzato il film ponendo molta attenzione agli sguardi, come del resto il vangelo racconta usando molte volte il verbo "vedere", "guardare". Peniamo a tutti gli sguardi che si vedono nel film: quelli tra Gesù e sua Madre, lo sguardo di Gesù che si posa su San Pietro, ecc. Sarubbi ha quindi fatto vedere una scena della flagellazione in cui Gesù, stremato dalle frustate dei romani, incontra lo sguardo di sua Madre. Questo gli da la forza di rialzarsi e sopportare una fustigazione ancora più crudele.
Dopo diverse riprese arriva il momento fatidico dell'incontro tra Barabba e Gesù. La scena della liberazione di Barabba, provata più volte da solo, adesso si svolge alla presenza degli altri attori. Mentre Barabba scende le scale che lo porteranno verso la libertà si volta a guardare per un attimo Gesù. In quell'attimo, l'attore ha una fulminazione. In quello sguardo di Gesù, Sarubbi si perde e rimane a fissarlo per un lungo interminabile minuto e tutto il set si ferma. Nessuno se la sente di dire niente.
Sconvolto, quella sera non esce con gli altri attori come sempre alla fine delle riprese ma se ne va a casa, in uno stato febbrile. Non riesce a dormire e ha paura di restare al buio perché sente ancora quegli occhi addosso e sono occhi pieni di amore. Non capisce cosa gli stia succedendo, non capisce come possa un solo sguardo, tra l'altro nel contesto di finzione del set cinematografico, essere così sconvolgente, così vero. Dopo mesi con questa domanda e con lo sguardo di Gesù fisso nella mente, incontra un sacerdote che gli regala l'enciclica "Deus Caritas Est". Sfogliandola in treno incontra la frase "il Signore sempre di nuovo ci viene incontro attraverso lo sguardo di uomini, con cui egli traspare" e capisce improvvisamente tutto: quella frase è la risposta alla sua domanda di senso. Inizia un cammino di conversione che lo porterà a sposarsi con la donna con la quale conviveva e dalla quale stava per avere il quarto figlio. Perché decide di sposarsi? Perché ormai è diventato fondamentale per lui il rapporto con l'Eucarestia a cui però non può accedere perché in situazione irregolare di matrimonio. Ma lui vuole essere degno di ricevere Gesù e per questo inizia a mettere a posto la sua vita. A questo punto sente il desiderio di raccontare quello che gli è successo a quelli che incontra, ma questo gli costerà la carriera cinematografica.Al termine dell'intervento il direttore della Bussola, Riccardo Cascioli, ha consegnato all'attore il premio "Viva Maria" non solo per il suo talento artistico, ma soprattutto per il coraggio di testimoniare la fede nonostante le difficoltà che questo ha significato.
La Giornata della Bussola si è rivelata un evento di grande spessore culturale e spirituale, capace di unire riflessione scientifica, analisi economica e testimonianze di fede, confermando ancora una volta l'importanza di conferenze in presenza del pubblico. Infatti internet offre la possibilità di accedere a qualunque ora e gratuitamente a un numero quasi infinito di conferenze su tutto lo scibile umano da parte di relatori per tutti i gusti. Potrebbe quindi sembrare superata l'esigenza di ritrovarsi in un luogo per fruire di esperienze che possono essere fatte tranquillamente on line senza lo sforzo del viaggio. Giornate come quella vissuta a Staggia Senese dimostrano esattamente il contrario, e cioè che nulla può sostituire il vivere una esperienza in presenza, poiché così si possono cogliere le sfumature che non si vedono nel video, il prima e il dopo della conferenza, il parlare direttamente con il conferenziere una volta sceso dal palco, visitare gli stand dei libri, e per finire, instaurare nuove amicizie con gli altri partecipanti all'evento o magari salutare chi già si conosce e non si aveva altra occasione di incontrare. Anche il momento del pranzo ha aiutato i partecipanti a vivere un'esperienza di convivialità e conoscenza degna dello sforzo fatto per essere presenti.
I partecipanti hanno espresso grande soddisfazione sia perché arricchiti da nuove conoscenze, sia per essere stati ricaricati da una forte motivazione di fede. Allo stand della Bussola molti hanno testimoniato di leggere da anni il sito e grazie a questo di avere un punto sicuro a cui appoggiarsi per una corretta informazione. Per alcuni è stata poi l'occasione per abbonarsi alla Bussola Mensile, la rivista cartacea che da un anno ha affiancato il sito della Bussola Quotidiana. Diversi sono stati i lettori della rivista che hanno espresso la gratitudine per questo evento che ha permesso loro di incontrare di persona il direttore e alcuni membri della redazione. L'appuntamento con la Giornata della Bussola della Toscana è per il primo sabato di giugno del 2025.
26 MAR. 2025 · VIDEO: Trailer del film ➜https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=570
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8108
REAGAN, UN PRESIDENTE SOTTO I RIFLETTORI di Rino Cammilleri
Quando al trono americano salì Obama, il giubilo mediatico mondiale fu assordante. Il primo presidente nero! (anche se solo mulatto). E per giunta di sinistra! (fosse stato di destra l'avrebbero subissato come traditore della razza eletta). I giurati del Premio Nobel, giusto per esibire il loro orientamento, non esitarono a insignirlo per la Pace, sulla fiducia, prima ancora che avesse mosso un passo come presidente. Né glielo revocarono quando, in tema bellico, agì come tutti gli altri presidenti americani di sinistra. Uscì subito anche un film (o era una fiction? boh, non ricordo, perché, naturalmente, non l'ho guardato/a) su di lui e la consorte Michelle, opera subito premiata. Applausi a scena aperta quando scendeva dalle scale dell'aereo con moglie e figlie, laddove il vice di Trump, JD Vance, è stato velenosamente criticato per aver fatto lo stesso a Monaco ("...al lavoro non ci si porta dietro la famiglia!").
Per gli americani la First Lady e i First Sons sono altrettanto importanti del Presidente. I capi di stato - e di governo - italiani, invece, devono quasi nascondere i loro per non subire attacchi per presunto "nepotismo". Biden, che ha graziato i guai giudiziari di suo figlio e di tutti i suoi parenti, ha incassato tutt'al più qualche mugugno dal suo popolo. Pensate se una cosa del genere fosse avvenuta da noi.
Ebbene, c'è un film, uscito da non molto, Reagan, un presidente sotto i riflettori, che sotto i riflettori italiani non c'è mai stato quantunque debitamente doppiato. E temo che all'estero sia avvenuto lo stesso. Malgrado un cast stellare (Dennis Quaid, John Voight, Penelope-Ann Miller) e che non è stato ancora più stellare per lo sforzo del regista di cercare attori quanto più possibile somiglianti ai personaggi storici narrati, solo chi ama sfruculiare i meandri del web ha saputo della sua esistenza.
Il perché è ovvio ed è icasticamente riassunto nella definizione che John Voight diede di Robert DeNiro ("A woke worm") quando quest'ultimo si presentò al pubblico con questo saluto: "Fuck Trump!". Lanciatosi con Midnight cowboy in coppia con Dustin Hoffman e da allora protagonista di innumerevoli capolavori, Voight, padre di Angelina Jolie, è cattolico convinto e dichiarato. Molto bello, nel film, il suo ruolo di ex agente del Kgb che, nel raccontare la parabola di Reagan a un novizio astioso che non digerisce la colpa di Reagan nel crollo della sua "patria", gli fa notare che per la Russia la "patria" non è il comunismo, e gli mostra i ritratti dei grandi artisti che hanno forgiato l'anima russa.
Nel film si parla apertamente dell'Urss come "impero del male", e del comunismo come di un cancro da sradicare. Reagan è presentato come uno dei più grandi presidenti americani, l'uomo che è stato capace di far crollare l'impero sovietico dopo settant'anni di oppressione. È un film di propaganda? Se sì, non si vede perché la propaganda debba essere appannaggio solo di una parte, sennò arrivano i centri sociali a sfasciare i cinema.
L'ho scritto più volte: la democrazia di massa e la propaganda politica (e con Gramsci anche culturale) sono un tutt'uno, se c'è l'una non ci può non essere l'altra, ed entrambe sono nate con la Rivoluzione Francese. Per questo Marat, Marx, Mazzini, Lenin di mestiere facevano tutti i giornalisti. Per questo tutti quelli che campano di parole, scrittori, gazzettieri, cantanti, attori, sono tutti - tranne rarissime eccezioni - tesserati a sinistra. Come disse Lenin parafrasando San Paolo (i cui metodi di proselitismo studiava attentamente), "Chi non sta con noi non mangia". Consiglio di cercare e vedere "Reagan, un presidente sotto i riflettori" per rinfrancarsi lo spirito.
18 FEB. 2025 · VIDEO: VIDEO: trailer ➜ https://www.youtube.com/watch?v=7EjtwKFTsW0
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8085
UN EROE SCONOSCIUTO, UN FILM SU FEDE, FIDUCIA E FAMIGLIA di Don Stefano Bimbi
Un eroe sconosciuto (titolo originale Unsung Hero) è un film del 2024 che racconta la vera storia della famiglia australiana Smallbone. Gli eventi narrati commuovono fino alle lacrime e invitano a guardare al di là delle inevitabili difficoltà della vita con fiducia e speranza, rimboccandosi le maniche nelle difficoltà, ma confidando in Dio quando le forze vengono meno.
Il capofamiglia David Smallbone è un manager discografico specializzato nella promozione di artisti di musica cristiana. Gestisce tour e concerti per vari artisti, tra cui la cantautrice Amy Grant. Tuttavia, a causa di difficoltà finanziarie e della recessione economica in Australia, la sua attività subisce un tracollo e perde molti soldi trovandosi costretto a vendere la casa per pagare i debiti.
A questo punto David decide di trasferirsi con la famiglia negli Stati Uniti in cerca di nuove opportunità. La moglie Helen non è d'accordo in quanto si tratta di sradicare i figli dal tessuto sociale in cui sono ben inseriti ed inoltre è in attesa del settimo figlio, ma decide di ubbidire al marito seguendo il suo progetto di ripartenza.
Avendo con sé soltanto i loro figli, le sedici valigie (in aereo se ne potevano portare due a persona) e l'amore per la musica, gli Smallbone affrontano la sfida di ricostruire la loro vita a Nashville, nello Stato del Tennessee.
Un eroe sconosciuto offre una riflessione autentica sull'importanza della famiglia, del sostegno reciproco e della fiducia in Dio. I coniugi si sono sposati a venti anni ed hanno accettato con generosità e riconoscenza i figli che Dio voleva donare loro, come promettono gli sposi nel giorno del matrimonio.
Uno degli elementi centrali è il ruolo della famiglia nel sostegno reciproco dei suoi membri e nella crescita e nella formazione dei figli. Per questo il padre del protagonista dice al figlio che «la famiglia non ti ostacolerà, ma sarà il tuo sostegno». Inoltre attraverso le sfide che affrontano, i genitori dimostrano che l'unità familiare educa i figli con l'esempio concreto di fede in Dio. Negli Stati Uniti i genitori passano all'istruzione parentale per educare alla luce dei principi cristiani i loro figli.
LA MIA VITA È UN'AVVENTURA
All'arrivo nella nuova casa gli Smallbone scoprono che non ci sono mobili: niente tavoli, sedie, armadi, letti. I figli chiedono: «Mamma, che cosa facciamo? dove dormiamo?». Invece di disperare, Helen affronta la situazione con ottimismo e con il sorriso. Presto sono pronti i giacigli per la notte, costituiti dalle lenzuola riempite dai vestiti a mo' di materassi. Poco prima di addormentarsi un figlio chiede: «Ehi mamma, quando potremo dormire su letti veri?». Lei risponde prontamente: «Beh, avete tutta la vita per dormire su letti veri... ma è così noioso. Pensateci... cowboy, astronauti, cavalieri in armature luccicanti, non hanno bisogno di letti veri perché loro dormono su quello che capita e si ripetono: "Non so che cosa succederà domani perché la mia vita è un'avventura". Per noi è lo stesso... è un'emozionante avventura... insieme!». Il giorno dopo il padre, dopo l'ennesimo tentativo di trovare lavoro andato a vuoto, rientra a casa sfiduciato e trova il resto della famiglia, mamma inclusa, a giocare in soggiorno. Un figlio esclama: «Papà è fantastico, si può giocare a cricket in casa!».
Come si vede il personaggio di Helen, moglie e madre, emerge con particolare intensità. La sua dedizione nel seguire il marito, sostenendolo nei momenti di fallimento e difficoltà, non è solo una dimostrazione d'amore, ma anche un esempio di sacrificio e forza. Helen incarna il ruolo di una moglie che crede nel coniuge, pur sapendo che le sfide richiederanno sforzo e coraggio. Non rivendica parità di diritti, ma si sottomette volontariamente alla decisione del marito di cambiare casa, amici e nazione. Seguire il marito risulterà vincente per mantenere unita la famiglia. Si può fare a questo proposito un confronto con il bellissimo film The Song. In questa trasposizione in chiave moderna della storia di Salomone, il protagonista è un cantante famoso, ma sua moglie decide di non seguirlo nei suoi tour e resta a casa con il loro figlio. Questo però è all'origine dei tradimenti del protagonista il quale si sente abbandonato dalla moglie e non ha la forza di resistere alla tentazione. In Un eroe sconosciuto invece la moglie segue il marito e soffre con lui delusioni, fatiche e privazioni, sostenendolo nel momento più basso della vita quando resta a letto senza motivazioni.
LA PRESENZA DI DIO NELLA QUOTIDIANITÀ
Il film ruota attorno a una fede incrollabile in Dio, che non è mai dipinta come astratta o lontana, ma come una presenza viva e concreta nella quotidianità. I genitori invitano i figli a scrivere su dei foglietti le loro richieste a Dio e ad attaccarli alla parete sotto la scritta "Per favore". Quando poi le richieste sono state esaudite, il foglietto va staccato e posizionato sotto il cartello "Grazie". Divertente quando un figlio piccolo chiede a Dio che i prodotti da acquistare siano più economici. Grande è lo stupore quando dei buoni sconto trovati dal fratello maggiore consentono di ridurre i prezzi alla cassa. Tornato a casa il bambino che aveva scritto il biglietto lo sposta tra i ringraziamenti a Dio. L'insegnamento che se ne ricava è che a Dio si può chiedere ciò di cui abbiamo bisogno, ma vanno anche riconosciuti i suoi doni nelle piccole cose della quotidianità. Questo invita lo spettatore a riflettere sul valore della gratitudine a Dio e sull'importanza di affidarsi a Colui che rende tutto bello al tempo opportuno ben evidenziata dalla colonna sonora del film con l'inizio della canzone You make everything beautiful (Tu rendi bella ogni cosa): «Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza di conoscerne la differenza».
Come abbiamo detto, il film racconta una storia vera. La figlia più grande diventa famosa con il nome d'arte Rebecca St. James, cantante e attrice cristiana evangelica. Nella sua carriera canora di christian music ha espresso apertamente la sua fede in Cristo, attraverso la sua musica e i suoi libri. Ad esempio ha sostenuto l'importanza della castità prematrimoniale ben espressa nella canzone del 2007 Wait for me. I due fratellini che fanno da coro a Rebecca diventeranno il duo canoro For King & Country. Inoltre nel film Joel, uno dei figli del capofamiglia, interpreta suo padre David firmando anche la regia del film. In una toccante scena l'ultimogenita viene consegnata alla madre subito dopo il parto da una infermiera interpretata proprio dalla bambina appena nata ormai adulta. Rebecca, la figlia cantante, compare in una scena dell'aereo come assistente di volo. Come in tutta la loro vita, gli Smallbone hanno collaborato ciascuno a vario titolo alla realizzazione di questo film che solo nel finale rivela chi sia l'eroe sconosciuto a cui allude il titolo.
Nel doppiaggio italiano i protagonisti dichiarano alla dogana di essere cattolici, ma nella realtà la famiglia è protestante. Questo non toglie che un cattolico possa trarre buoni insegnamenti da questo film visto che parla della fede in Gesù, della bellezza della famiglia numerosa, dell'affidamento alla Provvidenza, della sottomissione della moglie al marito: tutti principi tratti dalla Parola di Dio e quindi validi per tutti i cristiani. Il film si conclude con un appello urgente: «Se volete cambiare il mondo, andate a casa e amate la vostra famiglia».
29 ENE. 2025 · VIDEO: Trailer della 4° serie ➜ https://www.youtube.com/watch?v=5AymiygL740&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC
VIDEO: Colonna sonora ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Cy480M8H9i0&list=PLolpIV2TSebVH8I9Ay8AuB6ZwUgdiRb1T
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8053
THE CHOSEN, LA SERIE IMPERFETTA MA POTENTE di Don Stefano Bimbi
Fin dalle origini del cinema, la vita di Gesù ha ispirato molti film, di cui il capolavoro assoluto resterà sempre La Passione di Cristo di Mel Gibson. Ma cinque anni fa è accaduto qualcosa di nuovo. Nel vasto panorama delle serie televisive poche hanno suscitato l'entusiasmo e la devozione del pubblico come The Chosen. Questa serie, creata, scritta e diretta da Dallas Jenkins, ha rapidamente catturato l'attenzione di milioni di spettatori in tutto il mondo, diventando un fenomeno globale. La prima stagione è uscita in America nel 2019, mentre in Italia è arrivata nel 2021.
The Chosen esplora non solo la vita di Cristo, ma anche quella dei suoi discepoli, portando in primo piano le sfumature e le emozioni di chi ha vissuto da vicino la straordinaria vicenda del Figlio di Dio.
Un elemento distintivo di questa serie è quella di essere stata finanziata direttamente dal pubblico. Per questo The Chosen è visibile gratuitamente tramite un'app del cellulare oppure sul computer o in altre piattaforme. Da ottobre-novembre 2024 è disponibile la quarta stagione doppiata in italiano. Il progetto prevede un totale di sette stagioni.
The Chosen ha ricevuto sia critiche spietate che elogi sperticati. Alcuni dichiarano di aver visto solo alcune puntate e di non aver intenzione di guardarne altre. Ci sono invece spettatori che non si perdono nessuna puntata, incluse quelle speciali e i video di approfondimento. Cosa pensare di fronte a interpretazioni e giudizi così opposti? Diciamo subito che The Chosen è un buon prodotto, ma non è esente da difetti, a volte anche importanti. Non bisogna dimenticare che questa serie, nonostante l'attore che interpreta Gesù sia cattolico, è fatta principalmente da protestanti. La casa di produzione Angel Studios, la stessa che ha distribuito il film Sound of Freedom, ha legami con la chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni (mormoni). Non ci si può attendere un prodotto interamente cattolico come è stato per La Passione di Cristo prodotta dal cattolico Mel Gibson.
C'è chi si lamenta del fatto che Gesù sia rappresentato come stupidotto, sempre pronto a scherzare e giocare, ma questa critica è ingiusta. Sebbene ci siano scene in cui appare con i suoi apostoli a scherzare nel mare o a fare un gioco in cerchio, questo non è in contrasto con la serietà con cui affronta le sfide vere della vita. A volte scherza o fa battute, ma sempre al momento giusto e mai fuori contesto. Del resto, non rideva e faceva scherzi, addirittura a sua madre, anche il Gesù di Mel Gibson? Prima della missione pubblica, mentre lavorava alla costruzione di un tavolo per clienti facoltosi, non è forse vero che rideva della sua mamma, la Madonna, che non riusciva a stare a sedere su una sedia immaginaria? E non l'ha schizzata con l'acqua con cui lei gli aveva fatto lavare le mani? Se permettiamo di ridere e scherzare al Gesù del capolavoro di Mel Gibson, perché non accettarlo per The Chosen?
SCENE INVENTATE
Altro punto difficile da digerire per alcuni è l'inserimento di scene inventate di sana pianta dal regista. Questa è una questione molto delicata in quanto va valutato se questi inserimenti arricchiscono o impoveriscono la trama, se sono coerenti con i personaggi e la storia oppure tendono a distorcerla.
Anche nella Passione di Mel Gibson ci sono diverse scene ispirate agli scritti della beata Anna Katharina Emmerick. E di nuovo, se abbiamo concesso a Mel Gibson di inserire scene aggiuntive rispetto al vangelo perché non potrebbe farlo il regista di The Chosen?
Per quanto riguarda i singoli personaggi, le aggiunte alla trama servono per caratterizzare quella persona o per spiegarne l'origine e il modo di pensare. Ad esempio, Simone, lo zelota, entra in scena con la preparazione di un attacco terroristico a dei romani. Così lo spettatore fa la conoscenza della setta degli zeloti che difendeva ferocemente i precetti della legge mosaica, così come anche lo stile di vita ebraico e il nazionalismo israelita. Quando Simone incontra Gesù, capisce che deve gettare il pugnale e cambiare vita. Di Maria Maddalena si sa dal vangelo che era stata posseduta da sette demoni e The Chosen mostra la liberazione dovuta a un intervento in incognito di Gesù. Questa aggiunta può piacere o non piacere, ma serve a Nicodemo per avvicinarsi al Signore e a interrogarlo di notte in un dialogo molto interessante. Meno indovinata appare la storia inventata della moglie di Pietro che attende un bambino da suo marito. La gravidanza finirà con la perdita del figlio, i litigi nella coppia e la momentanea perdita di fede di Pietro che sarà di fronte allo "scandalo" di un Gesù che fa miracoli a tanti, inclusa la suocera di Pietro, ma non ha salvato suo figlio.
Altre invenzioni permettono di calarsi nella vita e nella mentalità dei personaggi minori. Ad esempio l'emorroissa che conduce una vita difficile, fatta di esclusione dalla vita sociale, ripudiata perfino dai genitori, e che sopravvive lavando i panni agli altri. Avendo perso ogni speranza, fa vivere allo spettatore tutta la sua disperazione. Ma quando riesce a toccare il lembo del mantello a Gesù, nonostante la grande folla, sperimenta l'intervento potente del Figlio di Dio che gli rivela che non è stato il mantello, ma la fede in Lui a salvarla. Gesù la chiama "figlia", proprio lei che non era più chiamata così nemmeno dai suoi genitori. Ancora una volta assistiamo a una scena di grande impatto emotivo che non si può dimenticare e a cui si penserà ogni volta che ascolteremo quel brano del vangelo.
Detto questo va anche riconosciuto a The Chosen che, a parte le storie inventate, negli episodi in cui invece i fatti sono narrati secondo il vangelo i dialoghi sono letterali, cioè vengono pronunciate le frasi esatte del testo biblico. Questo è molto bello e rimarrà impresso nella memoria degli spettatori.
THE CHOSEN MIGLIORA DI STAGIONE IN STAGIONE
La serie The Chosen ha inoltre una caratteristica particolare e sorprendente, per certi versi invertita rispetto alle normali serie che andando avanti diventano ripetitive e noiose o scendono di livello. Invece The Chosen migliora di stagione in stagione. I primi otto episodi non sono i migliori, con alcune scene che potevano benissimo essere omesse come quella di Gesù che parla in campagna con dei bambini. La seconda stagione è già migliore con scene molto belle come la chiamata di Matteo il pubblicano, ma con cadute di stile, tipo Gesù che con lo stesso Matteo prepara il discorso della montagna, come se dovesse trovare le frasi ad effetto per fare colpo sul pubblico che verrà a sentirlo. Tra l'altro gli apostoli diffondono volantini nelle strade del paese, come se fosse già stata inventata la stampa. La terza stagione già raggiunge un buon livello, ma la migliore è senz'altro la quarta dove alcuni episodi saranno ricordati a lungo. Ad esempio la storia dell'amicizia tra Gesù e i tre fratelli Marta, Maria e Lazzaro. Marta tutta presa dalle faccende, mentre Maria è ai piedi di Gesù per non perdere nemmeno una parola: questo episodio è reso molto bene. Anche la risurrezione di Lazzaro fa entrare nell'episodio con grande impatto emotivo, ma quando Maria arriva a cospargere i piedi di Gesù con il prezioso nardo si raggiunge un apice narrativo. Visto il grande miracolo di aver risuscitato il loro fratello, alla sera Marta e Maria si interrogano sul modo di dimostrare la loro riconoscenza a Gesù. Maria dice: "Vorrei che ci fosse un modo per ripagarlo". La sorella risponde: "Cosa si può donare a una persona che risuscita i morti? Di che mai potrebbe aver bisogno?". "Di sicuro non ha bisogno di niente... Forse è proprio questo il punto" conclude Maria. Il giorno dopo va a prendere dei sacchetti di denaro dal tesoro di famiglia e si reca in un negozio di profumi dove una ragazza orientale le mostra la merce in vendita. Maria chiede se c'è un profumo più prezioso di quelli in vendita e, per farselo mostrare, deve tirare fuori un sacchetto con trenta denari in modo da dimostrare di poterselo permettere. Dopo qualche titubanza, la titolare del negozio le porta un prezioso vaso di alabastro che contiene il costosissimo profumo. Alla fine Maria vuole comprare l'intero contenitore e dopo la resistenza della commerciante riesce a farselo dare per l'enorme cifra riportata dal vangelo: trecento denari, la paga di un anno. All'esterrefatta ragazza Maria conclude sarcastica che adesso può tenere chiuso il negozio per un anno avendo fatto il guadagno di una stagione intera. Prima di vedere questa scena quante persone leggendo il vangelo avevano riflettuto sul grande valore del profumo di nardo e quindi del grande amore espresso da Maria con quel gesto?
CONCLUSIONI: VA VISTA, MA CON CAUTELA
In conclusione possiamo chiederci che uso fare di questa serie su Gesù. Innanzitutto si può vederla senza problemi anche se, ovviamente, bisogna integrare la visione degli episodi con la lettura, l'approfondimento e la meditazione del vangelo. Si può far vedere ai figli? I sacerdoti e i catechisti possono promuoverne la visione in parrocchia? In entrambi i casi c'è necessità di un accompagnamento dei genitori in casa e dei catechisti e dei sacerdoti in pa
15 ENE. 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=556
RECENSIONE DELL'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI
A differenza di altri film del genere, basati su aspetti spettacolari, qui si pone l'accento sulla mente demoniaca che ha come fine ultimo il soffocamento della speranza e della verità
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Il film Nefarious, diretto da Cary Solomon e Chuck Konzelman, è ispirato al libro A Nefarious Plot dell'autore Steve Deace, cristiano evangelico, nel quale vengono affrontati temi come la corruzione politica, la manipolazione dei media, la perdita dei valori morali e l'erosione delle libertà individuali. Entrambi i registi, noti per un altro famoso titolo Unplanned (2019), considerano questo il loro miglior lavoro fino a oggi. [...] Da notare la presenza, come attore, di un vero sacerdote, padre Darren Merlino, che ha anche provveduto alla guida "teologica" della narrazione.
A un criminale, in attesa di esecuzione capitale, viene concessa una sospensione all'ultimo secondo per effetto di una decisione giudiziaria, che si concretizza nella visita, da parte di uno psichiatra, per esaminare ulteriormente il suo status. Il dottore scopre che si tratta di una possessione demoniaca alla quale egli inizialmente non crede, poiché ateo. Il demonio racconta, dal suo punto di vista, le modalità con cui opera per la devastazione della creazione. Attraverso la visione della pellicola si induce il pubblico a riflettere circa realtà preternaturali, i demoni, e la loro nefasta azione sull'intero genere umano: oltre a una battaglia culturale siamo realmente coinvolti in uno scontro spirituale.
L'obiettivo del film è informare della realtà nella quale il bene e il male si combattono e che in questa lotta è veramente operante il demonio come essere personale. Non si tratta di una storia dai contenuti provocatori, osceni o con volgarità. Vengono addirittura utilizzate le visioni della mistica tedesca Anna Katharina Emmerick (1774-1824). Gesù utilizzava il linguaggio parabolico perché attraverso la narrazione di "storie" era più facile e immediato veicolare le informazioni relative al suo messaggio. Analogamente in questa produzione il fine è quello di presentare, in un modo molto intelligente e cinematografico alcune verità di fede: l'esistenza del demonio e le sue tattiche.
Drammaticamente, attraverso le affermazioni dello psichiatra, la società si presenta emancipata riguardo alla possibile e terribile realtà della dimensione demoniaca, alla luce di un falso progresso, che viene stigmatizzato dalle battute ironiche del demonio che parla attraverso il posseduto.
A differenza di altri film di questo genere, dove vengono sottolineati gli aspetti più spettacolari, come la levitazione, il tono gutturale, la forza straordinaria, in questo film si pone l'accento sulla mente demoniaca, sul suo intelletto, che ha come ultimo fine il soffocamento della speranza e della verità: è interessante notare che la quasi totalità del film ruota attorno al dialogo tra i due principali protagonisti (il condannato-indemoniato e il medico) e nonostante, quindi, le scene siano ridotte (nella quasi totalità del film) al solo parlatorio del carcere, i dialoghi riescono, nella loro originalità, a tenere alta l'attenzione dello spettatore.
In questo modo, seppur caratterizzato dal limite del linguaggio cinematografico, risulta essere un film che pone seri interrogavi allo spettatore e offre spunti di riflessione sul tema del mondo demoniaco e sulla sua azione nel mondo umano.
Va fatto un grande plauso all'attore che interpreta il criminale in attesa di esecuzione perché riesce a rappresentare molto realisticamente i momenti in cui il carcerato parla liberamente e i momenti in cui il demonio si sostituisce a lui, proprio come gli esorcisti hanno modo di assistere durante i momenti in cui il demonio si manifesta nei veri posseduti.
In conclusione, il film offre, considerato nel suo insieme, contenuti accettabili e condivisibili. Non è un trattato di teologia e nemmeno un catechismo sulla demonologia, tuttavia, la sua visione può essere molto utile per una seria iniziale riflessione sull'argomento che, certamente, andrebbe poi approfondita nelle sedi opportune.
Quando il grande schermo produce capolavori. Recensioni a cura del sito FilmGarantit.it
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| Autor | BastaBugie |
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