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Gender, gay pride, movimento LGBTQIecc. hanno conquistato tutti gli spazi possibili e immaginabili: come possiamo difenderci da questi attacchi alla legge naturale (e al buon senso)?
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10 MAR. 2026 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8475
DUE MILIONI DI DOLLARI ALLA PRIMA DETRANSITIONER A VINCERE UNA CAUSA GIUDIZIARIA di Fabio Piemonte
Ammonta a due milioni di dollari il risarcimento che la Corte suprema della contea di Westchester, nello stato di New York, ha recentemente accordato alla ventiduenne Fox Varian, detransitioner pentita di aver effettuato il cambio di sesso, giudicato dallo stesso tribunale come affrettato e zeppo di conseguenze negative sulla salute e il benessere psicofisico della giovane donna. La sentenza, che giunge al termine di un processo durato tre settimane, è destinata a passare alla storia, perché si tratta di fatto del primo risarcimento in denaro per danni alla salute provocati dal percorso di transizione di genere. Nel caso di specie si tratta di un risarcimento di 1,6 milioni di dollari per la sofferenza e i dolori passati e futuri e di 400mila quale anticipo per le spese mediche che Varian dovrà ancora affrontare per riappropriarsi del proprio autentico sé femminile.
LA VICENDA DI FOX VARIAN
Sul banco degli imputati sono finiti lo psicologo Kenneth Einhorn e il chirurgo plastico Simon Chin, che nel 2019 hanno dato il loro assenso e parere positivo all'intervento di transizione della giovane americana - per farla diventare "uomo" - senza neanche confrontarsi tra loro in maniera adeguata e violando gli stessi protocolli di cura vigenti in materia. «Ho pensato subito che fosse sbagliato e che non poteva essere vero», ha dichiarato Adam Deutsch, avvocato di Varian, riprendendo alcune considerazioni della giovane messe su carta a ridosso della mastectomia. In esse Varian raccontava di «un calore bruciante, una sensazione di lacerazione al petto» accompagnata da un forte senso di «vergogna: è difficile accettare di essere trasfigurati a vita». Nel corso del processo, la madre di Varian, Claire Deacon, ha testimoniato di aver accettato a malincuore - a suo tempo - la scelta della figlia di sottoporsi a un intervento chirurgico e di non averla osteggiata, pur essendo contraria a questa decisione. Anche a lei i medici avevano infatti raccontato il solito ritornello: "Meglio un figlio vivo che una figlia morta", facendole credere che, se non si fosse operata, la giovane avrebbe corso il grosso rischio di suicidarsi. Sulla portata storica di questa sentenza è intervenuto anche l'avvocato Josh Payne, noto in quanto co-fondatore dello studio Campbell Miller Payne che negli ultimi anni ha sviluppato varie azioni legali per presunti danni e mancanza di consenso informato legati a percorsi medici di "transizione", anche su minori. «Questa giuria - ha dichiarato Payne - ha inviato un messaggio chiaro: giustizia sarà fatta per le persone vulnerabili che sono state indotte a procedure di transizione di genere senza le opportune garanzie». E in effetti, di 28 cause intentate dai detransitioner ancora in corso, questa è la prima a giungere al termine e a ottenere il relativo risarcimento davanti a un tribunale federale.
I DETRANSITIONER
Purtroppo quello dei detransitioner non è un fenomeno nuovo, né questo è pertanto un caso isolato. Si tratta infatti della drammatica realtà vissuta da tante persone, prima sedicenti trans - giovani e meno giovani non soltanto Oltreoceano ma anche in Europa -, le quali scelgono liberamente di tornare indietro nel percorso di transizione di genere, dunque di riappropriarsi della propria identità e sessualità biologica, dopo averne sperimentato tragicamente anche numerosi danni irreversibili sulla propria pelle. La loro voce è scomoda per il "politicamente corretto" che cerca con ogni mezzo di censurarla e metterla a tacere, proprio perché costituisce quel bastone tra le ruote capace di far inceppare i meccanismi ideologici della teoria gender. Quelle dei detransitioner, insomma, sono storie drammatiche e molto toccanti anche sul piano emotivo, perché raccontano di una sofferenza e di dolori fisici e psicologici che continuano a segnare corpi e anime.
Lo sa bene Pro Vita & Famiglia, che già nell'ottobre 2024 ha portato in tour, nelle principali città italiane, la storia della detransitioner americana Luka Hein, la quale nella sua testimonianza ha acceso i riflettori non solo sui danni irreversibili del percorso di transizione di genere sperimentati in prima persona, ma anche sul peso del contagio sociale, che arriva da social, ambienti scolastici e spesso anche da medici ideologizzati. Anche di recente l'associazione è tornata sul tema, con un'altra testimonianza, quella del venticinquenne di origine ceca Daniel Black, il quale - durante una conferenza stampa a Bruxelles, nella sede dell'Unione Europea - ha raccontato senza sconti né infingimenti gli anni di medicalizzazione, gli interventi chirurgici irreversibili e le cicatrici fisiche e psicologiche con cui deve fare purtroppo ancora i conti quotidianamente per aver creduto alla menzogna ideologica di essere nato nel corpo sbagliato.
3 MAR. 2026 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8467
VESCOVO ARGENTINO DICHIARA NULLO IL MATRIMONIO DI UNA COPPIA TRANS
di Federica Di Vito
Il 28 gennaio padre Fernando Luis Gómez ha officiato il matrimonio di una coppia composta da Solange Ayala, nato uomo e ora identificatosi come "donna" e Isaías Díaz Núñez, nata donna e identificatasi come "uomo", presso la chiesa di Nostra Signora di Pompeya a Corrientes, in Argentina. Intanto l'arcivescovo José Adolfo Larregain ha dichiarato all'agenzia Crux che emetterà un decreto formale di nullità. Ayala, attivista Lgbt, ha raccontato alla radio locale Radio Sudamericana che la coppia ha seguito le procedure «proprio come tutti gli altri».
A detta sua il frate che ha celebrato il matrimonio si sarebbe prima consultato con l'arcivescovo e successivamente avrebbe acconsentito alla cerimonia, perché, parlando in termini biologici «non c'erano obiezioni» - qualcuno deve essersi scordato il «maschio e femmina li creò», non proprio un dettaglio. I due infatti avevano legalmente modificato i propri dati personali sui documenti in conformità con la legge. Tra le altre cose, Ayala ci ha tenuto a specificare di non essere «ultra-cattolico o super devoto alla Chiesa», ma di voler «dare visibilità» a quanti dei suoi amici trans sono cattolici e desiderano sposarsi.
NESSUNA DOCUMENTAZIONE ECCLESIASTICA
Dopo che la notizia è stata resa pubblica, sia l'arcidiocesi di Corrientes sia la parrocchia hanno emesso comunicati ufficiali dichiarando che «in nessun momento è stata ricevuta la documentazione ecclesiastica corrispondente alle formalità richieste per la gestione di questi casi». In una dichiarazione ha poi ribadito che il matrimonio cristiano richiede condizioni essenziali per la validità e la liceità secondo il Diritto canonico. Il comunicato sottolinea che l'omissione di queste condizioni non solo distorce il profondo significato del sacramento, ma può anche creare confusione nella comunità dei fedeli. L'arcivescovo di Corrientes ha agito in conformità con le disposizioni del diritto canonico, emettendo «le appropriate ammonizioni e le eventuali misure disciplinari canoniche che potrebbero essere necessarie».
L'arcidiocesi ha riaffermato il suo impegno per una Chiesa che accoglie, accompagna e cammina accanto alle persone, sempre in fedeltà al Vangelo, alla dottrina della Chiesa e all'ordine giuridico che garantisce la corretta celebrazione dei sacramenti. Ogni sacerdote ragionevolmente formato sa che secondo il diritto canonico questo matrimonio non doveva essere celebrato (Can. 1095, 3°, per la precisione). Il matrimonio cristiano è infatti possibile tra un uomo e una donna disposti - e non per questo capaci, al nostro "sì" risponde infatti la Grazia di Dio da accogliere abbondantemente ogni giorno - a camminare verso la santità. Due persone transgender abbracciano un'ideologia che è contraria alla Dottrina cattolica, questa è la verità. Dirlo alla coppia avrebbe significato davvero accoglierli e accompagnarli come si propone di fare la Chiesa.
LA SANTITÀ DEI SACRAMENTI
Padre Gómez da parte sua ha affermato che verranno rafforzate le procedure di intervista, preparazione e verifica per salvaguardare la santità dei sacramenti e prevenire confusione nella comunità. L'arcivescovo intanto ha spiegato a Crux che, in casi come questo, un matrimonio è considerato nullo ipso facto - cioè nullo di per sé - perché non soddisfa i requisiti di "materia e forma" necessari per un sacramento valido, sebbene venga emesso un decreto formale per attestarlo. «È importante prendere in considerazione la dichiarazione di Papa Francesco Fiducia Supplicans riguardo alle benedizioni e alla necessità di evitare confusione con il rito del matrimonio», ha spiegato l'arcivescovo. Anche se, di confusione, pare se ne sia generata già abbastanza.
L'avvocato Ricardo Lugo, esperto di diritto canonico intervistato da Crux, ha dichiarato che la richiesta del matrimonio è stata accettata dalla parrocchia perché formalmente i due «hanno generi distinti» spiegando che dal suo punto di vista «i requisiti civili ed ecclesiastici che regolano entrambe le istituzioni sono soddisfatti». Lugo ha anche raccontato che la maggior parte della comunità cattolica locale non si era opposto alla cerimonia, ma «un gruppo minore ha presentato una denuncia all'arcivescovo, ed è stata avviata una procedura canonica».
A Crux ha detto la sua anche Sergio Petroni, un attivista cattolico Lgbt di Buenos Aires ed ex seminarista: «Capisco che la Chiesa si muove molto più lentamente della cultura e della società - fa dei passi indietro per non commettere errori». Ha poi spiegato: «So che se il Papa dicesse che le persone Lgbt possono ricevere tutti i sacramenti, seguirebbero grandi divisioni». Petroni ha affermato che se più sacerdoti osassero celebrare i matrimoni Lgbt, il cambiamento potrebbe arrivare prima, anche se «non dipende solo dai sacerdoti, perché le loro comunità possono opporsi alle loro azioni. Ciò di cui abbiamo davvero bisogno è una trasformazione culturale». A noi sembra piuttosto che con queste trasformazioni culturali ci si stia facendo prendere un po' troppo la mano, ahinoi, anche in casa cattolica.
24 FEB. 2026 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8462
LE INFERMIERE CHE NON SI SONO PIEGATE AI DIKTAT LGBT di Luca Marcolivio
Una delle implicazioni più ricorrenti nella limitazione della libertà di espressione ad opera dell'ideologia gender sono i licenziamenti ed i demansionamenti sul lavoro. Ciò avviene in vari ambiti, anche in quello sanitario. E, nonostante alla fine - quasi sempre - la verità vinca, le odissee lavorative e giudiziarie colpiscono, non poco, chi non si allinea ai diktat Lgbt, come in due casi particolari di cui abbiamo notizia dal mondo anglosassone.
LE RIPERCUSSIONI UMANE E PROFESSIONALI
Una disavventura ai limiti del paradossale è quella capitata a Jennifer Melle, 40enne infermiera londinese di origine ugandese, vittima di un'aggressione da parte di un detenuto transgender, furibondo per essersi sentito appellato come «Mr.» (signore), essendo effettivamente un uomo sul piano biologico.
Nel maggio 2024, la donna era andata a prestare cure durante un ricovero in ospedale, concessogli dal carcere dove era in quel momento detenuto con l'accusa di aver adescato dei ragazzi sui social, fingendosi adolescente. La signora Melle era stata pesantemente insultata per il pronome utilizzato, subendo peraltro ingiurie razziali. Al danno, si è aggiunta la beffa: invece di ricevere la solidarietà della propria categoria, l'infermiera è stata redarguita e messa all'angolo. Il Nursing and Midwifery Council (Nmc) ha definito Melle un «potenziale rischio» per non aver utilizzato l'identità di genere scelta dal detenuto transgender al centro della controversia. Al contempo, gli avvocati del Servizio Sanitario Nazionale britannico hanno etichettato le convinzioni religiose dell'infermiera sulle questioni di genere «non degne di rispetto in una società democratica». Poco meno di un anno fa, quando la vicenda è finita sui media britannici, Jennifer Melle si dichiarò «vittima di abusi, molestie, bullismo e discriminazione razziale da parte delle istituzioni. Da quando ho espresso le mie convinzioni cristiane sotto forti pressioni - confidò l'infermiera lo scorso marzo, - sono stata una donna marchiata. Non mi sento supportata dai miei colleghi, né dal Servizio Sanitario Nazionale, a seguito degli abusi razziali e delle minacce di violenza fisica che ho ricevuto dal paziente».
Effettivamente, le ripercussioni sulla vita professionale di Melle sono state devastanti. Dopo aver ribadito davanti ai dirigenti della sua azienda ospedaliera che, in base alle sue convinzioni religiose, Dio ha creato gli esseri umani come maschio e femmina, per tutta risposta i superiori hanno demansionato l'infermiera, cancellando il suo nome dal sistema interno, impedendole di fare straordinari, con conseguenti ripercussioni sulla retribuzione. I responsabili sanitari l'hanno inoltre accusata di «non aver rispettato l'identità preferita del paziente», affermando che le sue azioni e il suo comportamento erano «in contrasto con il valore del rispetto del trust». Soltanto dopo molti mesi e molti disagi e danni, l'odissea giudiziaria di Jennifer Melle si è conclusa felicemente proprio pochi giorni fa, con la piena reintegrazione da parte degli ospedali universitari di St Helier ed Epsom, che hanno archiviato la causa per «violazione dei dati» contro l'infermiera.
OTTO INFERMIERE CONTRO L'ABUSO DELLO SPOGLIATOIO FEMMINILE
Lieto fine anche per otto infermiere del Darlington Memorial Hospital. Le donne hanno vinto la causa dopo la penalizzazione riservata loro dai dirigenti sanitari per essersi opposte all'utilizzo dello spogliatoio femminile da parte di "Rose" Henderson, un uomo che si identifica come donna. Secondo il tribunale di Newcastle, i dirigenti dell'ospedale hanno violato la dignità delle otto dipendenti. È stato quindi riconosciuto l'«ambiente ostile» determinato dalla dirigenza durante il contenzioso. Il caso iniziò nel 2019, anno in cui Henderson aveva utilizzato lo spogliatoio femminile. La politica aziendale del County Durham and Darlington Nhs Foundation Trust sulla transizione di genere sul posto di lavoro, tuttavia, consentiva a una persona di utilizzare lo spazio riservato a un solo sesso, conforme alla propria identità di genere, e chiunque di quel sesso si opponesse poteva cambiarsi altrove. Ben 26 infermiere firmarono una lettera in cui lamentavano l'uso e la condotta di Rose Henderson all'interno dello spogliatoio. Henderson tuttavia dichiarò al tribunale che le accuse, tra cui quella di fissare le donne che si spogliavano, erano «false». Alla fine, nella sentenza di 134 pagine, la Corte ha affermato che l'ospedale avrebbe molestato e discriminato le infermiere chiedendo loro di condividere lo spogliatoio con una «donna transgender biologicamente maschile», oltretutto non prendendo sul serio le loro preoccupazioni.
L'esito della causa intentata dalle infermiere del Darlington Memorial Hospital ha suscitato l'approvazione anche da parte della scrittrice J. K. Rowling. «Le donne hanno il diritto di non spogliarsi davanti agli uomini sul posto di lavoro. Vent'anni fa, questa frase sarebbe stata un'affermazione così ovvia che la gente vi avrebbe riso in faccia per averla pronunciata ad alta voce. Ora è motivo di festa. Congratulazioni, eroine», ha scritto l'autrice di Harry Potter su X.
27 ENE. 2026 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8430
IL PROGRESSISMO WOKE AGISCE COME UNA SETTA di Francesco Filipazzi
La sinistra americana, a partire dal '68 in poi, sembrava aver sposato definitivamente l'ideale libertario. La liberazione dei costumi, l'aborto, la droga libera, la rivoluzione della morale familiare, un nuovo ruolo della donna nella società, le proteste pacifiste contro la guerra in Vietnam, sembravano tendere ad una società in cui la libertà personale e di espressione fossero i valori di riferimento. Eppure il diavolo sta nei dettagli. Dietro un libertarismo spinto si celava, pronta ad uscire allo scoperto, la reale identità della Contestazione sessantottina, che era quella progressista. Il progressismo non ha nulla a che vedere con la libertà dell'individuo, ma è al contrario un'inclinazione mentale per cui la società deve "progredire", nei suoi valori e nelle sue forme, abbandonando tutto ciò che è tradizionale. Dunque, per chi professa l'ideologia del progresso, esiste solo la libertà di aderire a questo processo.
La sinistra americana si è quindi velocemente discostata dal libertarismo per approdare senza indugi allo stadio successivo, con l'obiettivo di chiarato apertamente di eliminare qualsiasi identità sessuale, personale, familiare e nazionale. Poiché negli Usa tutto ciò che concerne il cambiamento della società è vissuto con toni messianici, il processo progressista si è saldato con il modus puritano di intendere la vita, soprattutto quella altrui. I new puritans, come vengono chiamati da tanti osservatori critici, hanno abbandona to la religione, ma hanno mantenuto la fissazione di voler imporre un codice morale alla società corrotta, che tramite la costante e ossessiva applicazione dei loro dog mi può essere resa perfetta. I neopuritani, così come i loro predecessori, si occupano di tutti gli ambiti della vita pubblica e privata. Instillano il senso di colpa e vogliono convincere tutti, ma soprattutto i bianchi, di do ver chiedere scusa per qualche arcaico errore.
Una sfera privata propriamente detta non esiste, per ché l'individuo deve costantemente essere sotto pressione affinché aderisca ai dogmi prescritti. L'obiettivo è infatti quello di imporre uno stile di vita, mettendo alla gogna pubblica i malcapitati che hanno la ventura di dissentire. Il wokeismo, che potremmo definire un progressismo purulento, parte dal presupposto che la società americana sia intrinsecamente razzista e discriminante. I valori negativi diventano quindi connaturati alla stessa esistenza degli Stati Uniti e dunque, per estirparli, quindi per far progredire la società, è necessaria un'azione continuativa.
I militanti progressisti, come una setta, sono in servizio permanente ed effettivo. The work, il lavoro su se stessi e sulla società, non finisce mai. Come i puritani che dovevano costantemente lavorare per di mostrare di essere i Santi, i neo puritani devono costantemente lavorare per dimostrare di essere puri, per adempiere la loro missione redentiva. La woke culture ha un suo codice e un suo linguaggio. Oltre alla famosa sigla lgbtqi2s+, i militanti parlano costantemente di microaggressioni, triggering, bias, razzismo strutturale, patriarcato tossico... concetti che possono essere applicati a qualsiasi situazione e dunque difficili da capire per i non avvezzi e dunque per le potenziali vittime dell'attacco woke.
20 ENE. 2026 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8425
ARRESTATO DI NUOVO L'INSEGNANTE CHE SI RIFIUTA DI USARE I PRONOMI GENDER di Fabio Piemonte
Scortato in tribunale con manette ai polsi e lunga catena. È stato trattato quasi fosse un pericoloso killer Enoch Burke, il docente irlandese di storia e lingua tedesca, dapprima sospeso dall'insegnamento nel 2022, poi allontanato dalla sua scuola e costretto in carcere per oltre 500 giorni. L'Alta Corte di Mullingar ha disposto ora per lui un ulteriore arresto «per oltraggio alla Corte», come recita la sentenza del giudice Cregan. Burke è stato recentemente condotto nella prigione di Mountjoy, in compagnia di criminali e stupratori, con la prospettiva di rimanervi finché non ritornerà sui propri passi e non cesserà di entrare nella sua ex scuola, secondo quanto riporta la Bbc. Tuttavia egli non demorde e prosegue con coraggio la sua azione di 'disobbedienza civile' contro sentenze inique, in nome della libertà di pensiero, di parola, di insegnamento e di religione.
La vicenda che vede incriminato il professor Burke è purtroppo tristemente celebre sin da quando è balzata alle cronache da ormai più di tre anni ed è emblematica di cosa possa comportare un'opposizione concreta all'ideologia di genere e al 'politicamente corretto', in Irlanda e non solo. Il suo calvario ha inizio infatti nel maggio 2022, quando Burke viene inizialmente sospeso dalla sua scuola, la Wilson's Hospital School, per essersi rifiutato di adoperare il nome femminile per uno studente in fase di transizione di genere, che pretendeva usasse nei suoi confronti il pronome 'loro', poiché ancora non si identificava in realtà in un genere definito. Egli si oppone a tale pretesa anche in virtù del proprio credo cristiano evangelico e, conseguentemente, a porgere le proprie scuse all'alunno. Dopo esser stato posto dapprima d'ufficio in congedo amministrativo retribuito nell'agosto 2022, il consiglio scolastico gli notifica come procedimento disciplinare il divieto di ingresso a scuola, trattandolo alla stregua di un 'soggetto pericoloso'. Bisogna dire altresì che egli ha deliberatamente ignorato a più riprese tale ingiunzione, ritenendola palesemente ingiusta e sproporzionata, per cui fino al 2024 è finito già altre tre volte in carcere. Arrestato una prima volta nel settembre 2022, viene rilasciato dopo tre mesi, ma vi finisce nuovamente con l'accusa di oltraggio alla corte nello stesso mese del 2023. Nel giugno 2024, il giudice dell'Alta Corte di Dublino gli ribadisce il divieto di rientrare in servizio alla Wilson's Hospital School, pena una nuova detenzione. Ma Burke rimane sui suoi passi, riconoscendo di star subendo un'ingiustizia da parte della Corte sia nell'impedirgli l'accesso a scuola, sia nell'imporgli l'utilizzo del pronome femminile per lo studente in fase di transizione di genere, negandogli di fatto libertà di pensiero, di espressione, di religione e di insegnamento. Perciò trascorre altri mesi in carcere e dal 2024 viene condannato a pagare 700 euro ogniqualvolta violi l'ordinanza entrando nella sua ex scuola, per cui attualmente deve allo Stato irlandese circa 225mila euro.
GLI ULTIMI SVILUPPI DELLA VICENDA
Sembrava ormai che il braccio di ferro tra la Corte e il docente si fosse concluso in suo favore, anche perché ai magistrati non stava andando giù la strumentalizzazione mediatica della sua detenzione quale forma di protesta nei confronti dell'ideologia di genere. Ma la persecuzione giudiziaria nei suoi confronti prosegue piuttosto con un'altra sentenza e un nuovo arresto. In quest'ultima il giudice Cregan sottolinea che «il signor Burke non è stato imprigionato né multato per le sue opinioni sulle questioni transgender, opinioni che aveva perfettamente diritto di avere», aggiungendo che il professore «non si limita a violare i locali, ma entra direttamente nel cuore della scuola, aggirandosi per i corridoi anche quando non ne ha il diritto. È una presenza maligna e minacciosa, un intruso che perseguita la scuola, i suoi insegnanti e i suoi alunni. Ma questa è una strategia deliberata: una strategia di confronto», secondo quanto riporta anche il quotidiano La Verità. Stando al parere del giudice, il docente e la sua famiglia cercherebbero popolarità mediatica e avrebbero perciò intrapreso un «attacco deliberato, sostenuto e concertato all'autorità dei tribunali civili e allo stato di diritto». «Non ho dubbi che le azioni del signor Burke abbiano causato una crisi tra gli alunni della scuola, gli insegnanti e il consiglio di amministrazione», i quali «invece di concentrarsi sul nobile compito di educare i giovani di domani, devono vedersela con il signor Burke e le sue buffonate», ha aggiunto ancora il magistrato rasentando la calunnia. Al contrario lo scorso agosto, presentandosi davanti la scuola, il docente irlandese ha dichiarato fieramente: «Ecco dove dovrei essere oggi. Non solo devo stare in corridoio e non posso insegnare e fare il mio dovere, ma mi stanno anche togliendo lo stipendio. Vengo ancora pagato, ho qui in tasca la mia busta paga, sono ancora in busta paga. Questo è il mio stipendio, questo è ciò a cui ho diritto, ogni centesimo viene dirottato dal mio conto a causa del Procuratore generale di questo governo». Insomma, come si evince dalle stesse motivazioni addotte, quella dell'Alta Corte si manifesta come una sentenza palesemente ideologica e contraddittoria, nella misura in cui mentre da un lato afferma che non vengono processate le idee del professore, dall'altro scrive che Burke starebbe sacrificando gli alunni «sull'altare della sua fanatica campagna contro il transgenderismo».
E IN ITALIA?
Anche il nostro Paese non è purtroppo avulso da tali rischi in materia di libertà di pensiero, parola e fede. Infatti, sebbene sia costituzionalmente garantita la libertà d'insegnamento, anche in Italia continuano a verificarsi episodi di forte limitazione della stessa e di discredito di quei docenti non allineati alla dittatura del 'pensiero unico'. Basti ricordare quanto accaduto a Marisa Francescangeli, insegnante in una scuola primaria di San Vero Milis a Oristano, la quale si è vista notificare nel marzo del 2023 una sospensione di 20 giorni con riduzione dello stipendio per aver costruito un piccolo rosario insieme ai suoi alunni e averli fatti pregare. Sebbene i genitori dei bambini della classe avessero scelto deliberatamente l'insegnamento della religione cattolica per i loro figli, poiché a due mamme l'attività non è piaciuta, le loro proteste sono giunte prima al dirigente scolastico e poi all'Ufficio scolastico provinciale. Nonostante le scuse della docente ai genitori, l'Ufficio scolastico ha accolto le accuse, comminando un provvedimento ingiusto e assolutamente sproporzionato, avverso il quale la docente ha prontamente esposto il proprio ricorso. La scuola è protagonista in negativo anche in materia di ideologia di genere, rispetto alla quale i docenti devono stare particolarmente attenti a ciò che dicono e insegnano in classe. Basti rilevare in proposito che sono oltre 370 le scuole che hanno già adottato la 'Carriera Alias' per cui il docente che non si adegui a chiamare con il nome d'elezione e coi relativi pronomi l'alunno con presunta disforia di genere e desideroso di una 'transizione sociale' rischia sanzioni disciplinari secondo i diversi regolamenti d'istituto, oltre a essere chiaramente additato da colleghi, genitori e studenti come nemico dell'inclusione scolastica. Ciò dimostra che la libertà personale, a qualsiasi livello, è tutelata e promossa solo se prona al mainstream e al 'pensiero unico'.
6 ENE. 2026 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8406
JAGUAR, IL SUICIDIO WOKE DI UN'ICONA BRITANNICA di Federica Di Vito
Stando a un rapporto di Autocar il gruppo Jaguar Land Rover di proprietà di Tata Motors avrebbe licenziato il responsabile di design Gerry McGovern, figura cruciale e molto influente all'interno del consiglio di amministrazione del Gruppo inglese. Nome già citato sulle nostre pagine per aver rebrandizzato la Jaguar in perfetto stile "woke".
Per riassumere i fatti dell'anno scorso: dopo aver rimosso il giaguaro come simbolo del brand, optando per un cerchio con due "J" in senso opposto - come se fosse una borsetta, per intenderci -, sono comparsi tulle, uomini in gonna o leggings, donne di colore o curvy, e in ultimo la Jaguar color "rosa Barbie". Colorazione che non era passata inosservata, soprattutto agli appassionati del marchio inglese. D'altronde volevano essere «audaci e dirompenti», così avevano dichiarato. All'epoca era diventato iconico il commento di Musk: «Vendete auto?». Immediato era stato anche il rincalzo di Nigel Farage, leader del partito Reform UK: «Prevedo che Jaguar ora fallirà. E sapete una cosa? Se lo meritano». Anche la stampa britannica non aveva nascosto un certo sconcerto: «Questo modello Barbie è un disastro per uno dei marchi più iconici della Gran Bretagna», aveva commentato The Daily Telegraph.
A un anno di distanza dal lancio sembrerebbe che la carriera del designer sia dunque giunta al termine dopo 21 anni. Secondo quanto riportato da fonti interne, McGovern sarebbe stato «scortato fuori dall'ufficio» subito dopo il licenziamento, a dimostrazione che la rottura con l'azienda non sia avvenuta in un clima propriamente disteso. Per ora Jaguar Land Rover e Tata Motor non hanno commentato la notizia e le motivazioni del licenziamento non sono note. Si legge nel rapporto che il licenziamento è arrivato poco dopo le dimissioni del CEO Adrian Mardell, sostituito da PB Balaji, che in precedenza aveva ricoperto il ruolo di direttore finanziario di Tata Motors.
Possiamo dedurre che anche se le cause del licenziamento non sono ancora state chiarite, la nuova brand identity di Jaguar voluta da McGovern abbia influito. Il designer, al lancio della concept Type 00 - l'auto Barbie sopracitata -, sembrava stesse presentando non un automobile, bensì una «vera e propria manifestazione esteriore del linguaggio stilistico di un luxury brand, dimenticandosi termini come "automobile" o produzione industriale», commenta ilSole24ore. «Jaguar non desidera essere amato da tutti. Ha già suscitato emozioni e continuerà a farlo perché questo è ciò che fa una creatività che non ha paura», aveva dichiarato McGovern. Peccato che le emozioni debbano andare di pari passo con le vendite e lo spaventoso calo registrato nell'anno fiscale 2024/25 dell'85 per cento rispetto al 2018 non prometteva niente di buono. Forse è il woke che dà alla testa.
Diciamo che quando il fondatore della casa automobilistica sir William Lyons creò il motto «Copy nothing» (non copiate nulla) non si sarebbe aspettato a decenni di distanza una campagna pubblicitaria con le solite immagini "inclusive" che ci propinano da anni. Si finisce per sbatterla, la testa. Go woke, go broke, come dicono gli inglesi.
24 DIC. 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8388
IL TRACOLLO MORALE DELLA BBC, PER ANNI UN MEGAFONO LGBT di Fabio Piemonte
Un grosso scandalo a tinte arcobaleno sta investendo, ormai da settimane, la BBC. La nota emittente del servizio pubblico del Regno Unito è infatti accusata di aver propagandato eccessivamente, soprattutto nell'ultimo quinquennio, l'ideologia Lgbtqi+ al punto da costringere alle dimissioni il suo direttore generale Tim Davie e la Ceo di BBC News Deborah Turness. Le accuse sono state mosse dagli stessi gruppi femministi 'gender-critical', da ex-dipendenti, politici conservatori e media di destra che hanno denunciato l'emittente di aver adottato una linea editoriale sistematicamente prona all'agenda arcobaleno, censurando o minimizzando ogni voce critica e promuovendo attivamente e in maniera esclusiva solo contenuti celebrativi. E ciò a detrimento della doverosa imparzialità giornalistica deontologicamente richiesta, pur di privilegiare il linguaggio e le narrazioni richieste dai gruppi di attivisti interni all'azienda e dalle lobby esterne della galassia Lgbtqi+.
INFORMAZIONE O PROPAGANDA?
In special modo negli ultimi anni alla BBC non si è mai parlato in modo critico delle cliniche per il trattamento della disforia di genere di minori, ma neanche di detransitioner e di criminali nati maschi sedicenti trans trasferiti nelle carceri femminili. Ogni notizia ritenuta scomoda perché andava a scalfire la narrazione patinata della fluidità di genere è stata così prontamente censurata dal gruppo interno BBC Pride e dal desk Lgbtqi+. Alcuni memo interni risalenti agli inizi del mese hanno dunque rivelato «una censura effettiva» di ogni news "politicamente scorretta" in materia e, ironicamente, «una crisi di editoriali pro-trans». Eppure, relativamente ai casi di cronaca nera, la BBC ha sempre chiamato "donna" e usato pronomi femminili per persone trans di sesso maschile, quali per esempio Scarlet Blake, Isla Bryson, Katie Dolatowski. Nel contempo non ha dato alcuno spazio mediatico alla vicenda di David Challenor, condannato per stupro su minore, né agli oltre 70 criminali sessuali trans biologicamente uomini ma trasferiti nelle carceri femminili, mostrando così di preferire una narrazione meramente ideologica dei fatti. E ancora, ponendosi al servizio del "politicamente corretto" e di un linguaggio pseudo-inclusivo, ha preferito usare nei suoi servizi televisivi in modo ricorrente la parola "pregnant people" al posto di donne incinte, pur suscitando il riso della stessa conduttrice.
In ambito sportivo la BBC ha presentato come «storie di coraggio e inclusione» le competizioni vergognosamente impari di uomini che hanno gareggiato nella categoria femminile, facendo solo elogi ad atleti trans biologicamente maschi, quali per esempio Lia Thomas, Laurel Hubbard, Emily Bridges e Gisele Shaw. Inoltre, l'emittente inglese non ha mai intervistato le atlete donne penalizzate, né ha mai riportato i risultati scientifici di studi recenti che hanno dimostrato - qualora non fossero già evidenti - i vantaggi competitivi in termini di prestanza e resistenza fisica di quanti, biologicamente maschi, abbiano preteso e ottenuto di gareggiare col gentil sesso.
I CONTENUTI SUL PRIDE E PER GLI ADOLESCENTI
Numerosi sono stati anche i servizi e gli articoli dedicati dalla BBC al Pride, il principale evento pubblico della galassia Lgbt. Su tale manifestazione si contano infatti nel solo 2024 almeno 116 articoli, mentre non risulta una sola riga sul devastante scandalo noto come Wpath Files che ha rivelato i danni irreparabili dei farmaci bloccanti la pubertà e degli interventi chirurgici di transizione di genere sulla salute e il benessere psicofisico dei minori. E ancora, dietro le presunte finalità pedagogiche, la BBC ha dato ampio spazio anche ai programmi per bambini con drag queen, «non-binary clown» e «queer country», senza mai includere voci dissonanti di genitori preoccupati per tali contenuti.
Una propaganda che, come è facilmente immaginabile, ha purtroppo assolto al suo scopo principale di indottrinamento dell'opinione pubblica alle istanze ideologiche della lobby Lgbt. Tuttavia, ha condotto alle dimissioni dei vertici dell'azienda e a un'indagine ancora in fieri dell'Office of Communications britannico per imparzialità sistemica. E questo a scapito del servizio pubblico d'informazione, che ha mostrato nei fatti palesemente di non gradire una simile propaganda in salsa gender, con quasi 1 milione e mezzo di abbonati in meno in due anni e una petizione di oltre 500.000 firme per riformare radicalmente la stessa BBC. Dunque la conferma: l'ideologia non paga.
16 DIC. 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8382
IL MOVIMENTO LGBT ARRUOLA I PERSONAGGI DEL PASSATO FALSIFICANDO LA STORIA di Giuliano Guzzo
«Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato». In questa frase, contenuta nel celebre romanzo 1984 di George Orwell, si condensa una grande verità: l'importanza - a fini manipolatori e propagandistici - di controllare o comunque di alterare la storia. Dev'essere per questo che, da anni, la comunità Lgbt a livello internazionale ha iniziato a stravolgere, appunto, la storia. Come? Semplice: "arruolando" sul fronte arcobaleno tutta una serie di personaggi le cui tendenze non eterosessuali, per così dire, sono però tutte da provare - e questo, ovviamente, a meri fini propagandistici.
Gli esempi in tal senso si sprecano. Si va, iniziando dal mondo antico, da Alessandro Magno (356 a.C.-323 a.C.) - la cui relazione con il compagno Efestione aveva senza dubbio un carattere profondo, ma contrabbandata come omosessuale senza prove certe - a Leonardo da Vinci (1452-1519) - la cui omosessualità, anche qui, non è mai stata provata -, arrivando fino al più relativamente recente William Shakespeare (1564-1616) - anch'egli presentato come gay in assenza di riscontri. Non solo. Tornando al mondo antico, colpisce l'arruolamento nel movimento arcobaleno del calco dei due esseri umani sorpresi abbracciati al momento dell'eruzione di Pompei, calco rinvenuto nel 1922 nella casa criptoportico di Pompei appunto. Questa catalogazione Lgbt è arrivata dopo che, se per molto tempo si era creduto che i due esseri umani fossero un uomo e una donna, con recenti analisi del Dna si è invece compreso come fossero due uomini. Di qui - detto, fatto - la presentazione della coppia come testimonianza gay nella Pompei che fu. E a nulla, in quel caso, sono servite le parole di esperti come il professor Stefano Vanacore, che ha guidato un team di ricerca che ha esaminato la coppia nel 2017 e che ha detto che si tratta «di ipotesi che non potranno mai essere verificate». La lobby arcobaleno, da parte sua, non si ferma invece davanti a nulla.
Si è perfino avanzata l'assurdità (altrimenti non si potrebbe chiamarla) secondo cui sarebbe stata lesbica o bisessuale la povera Anna Frank (1929-1945). A supporto di questa traballante ipotesi alcuni passaggi - ovviamente estrapolati - del Diario della giovane, che si diceva «terribilmente curiosa» del corpo delle sue amiche una delle quali baciata per curiosità. Che Anna Frank avesse una cotta per Peter, anche lui ospitato nello stesso alloggio segreto per tentare di sfuggire alla furia nazista - e pure lui, poi, morto nell'Olocausto - viene invece considerato con scarso entusiasmo dai manipolatori arcobaleno della storia. Una narrazione ideologicamente orientata - dunque - ma allo stesso tempo palesemente grottesca, che però nelle intenzioni dei suoi fautori è propedeutica e fondamentale per far arrivare al successo la propaganda Lgbtqia+. L'obiettivo, infatti, è che tutti possano continuare ad abboccarvi; almeno fino a quando non avranno modo di imbattersi in un vero libro di storia, che resta il miglior nemico, appunto, di certe astute quanto infondate manipolazioni.
10 DIC. 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8376
LA BAMBINA TRANS DI NATIONAL GEOGRAPHIC ORA DICE: ''MI HANNO ROVINATO LA VITA''
Forse ricorderete Avery Jackson, il volto simbolo dell'ideologia gender infantile. E ricorderete quando, a nove anni, finì sulla copertina del National Geographic come "prima bambina transgender". Oggi, a diciassette anni - secondo quanto riportato su X dall'attivista Diana Alastair, femminista "old school" e "gender critical", impegnata da anni a difendere spazi, sport e istituzioni riservati alle donne - Avery avrebbe annunciato di identificarsi come non binario e asessuale, ma senza nessun risvolto positivo. Anzi. Avery Jackson, infatti, avrebbe dichiarato di non provare più alcuna attrazione sessuale verso nessuno ed è - tra l'altro - una condizione che non sorprende chi conosce gli effetti del Lupron, il farmaco usato per bloccare la pubertà e che negli Stati Uniti viene somministrato anche ai minori che si "dichiarano" trans.
Avery ha ricevuto il cosiddetto "gold standard" delle cure di affermazione di genere: ovvero iniezioni di Lupron, lo stesso principio attivo impiegato per castrare chimicamente i criminali sessuali. Un modus operandi sui bambini che definire drammatico è poco, se pensiamo anche alle parole della presidente della WPATH (la World Professional Association for Transgender Health), il chirurgo transgender Marci Bowers che ha ammesso pubblicamente che questi "bloccanti" provocano una castrazione chimica, impedendo per sempre le capacità sessuali. Nei delinquenti adulti l'effetto è reversibile, nei bambini e adolescenti no. Il farmaco, infatti, ha fermato la crescita ossea, lo sviluppo cerebrale e la maturazione emotiva di Avery, rendendolo sterile e privandolo di un'intera fase della vita. Lui stesso ha dichiarato che la transizione «ha rovinato la mia vita», parole che pesano come un macigno su chi ha celebrato la sua storia come esempio di "liberazione".
Su questo tema si sta muovendo drasticamente il Regno Unito, anche se bisogna sottolineare come il pericolo di trasformare i minori in "cavie" sia sempre dietro l'angolo. Il paese d'Oltremanica, infatti, ha già annunciato e ha già limitato drasticamente i bloccanti della pubertà per i danni irreversibili documentati su fertilità, funzione sessuale e sviluppo cognitivo. Allo stesso tempo è stato annunciato uno studio che dovrebbe coinvolgere almeno 220 bambini, anche di soli 11 anni, per il quale la dottoressa Hilary Cass ha dichiarato: siccome «clinici, bambini e famiglie credono con passione» ai benefici dell'approccio affermativo, serve uno studio per chiarire e avere evidenze scientifiche. L'intera vicenda - soprattutto la storia di Avery Jackson - conferma quanto possa essere pericolosa un'ideologia quando viene vista quasi come una "fede", più solida delle evidenze scientifiche e mediche. La prova, insomma, che l'industria della transizione infantile non si ferma davanti a nulla, nemmeno davanti al dolore di chi, come Avery, oggi porta sulle spalle una vita spezzata e ingannata.
2 DIC. 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8368
LA RIVISTA GLAMOUR PREMIA LE DONNE DELL'ANNO MA... SONO UOMINI di Fabio Piemonte
L'edizione inglese dell'ultimo numero della rivista - storicamente femminile - Glamour si è resa protagonista di una palese discriminazione gender contro le donne. Perché? Beh, perché ha messo in copertina come Women of Year, ovvero 'donne dell'anno 2025', nove persone che si identificano come transessuali e che di fatto sono biologicamente uomini. Le nove sedicenti donne sono state fotografate su un terrazzo di un palazzo di Londra mentre indossano una t-shirt bianca recante l'eloquente slogan «Protect the Dolls», che intende ribadire e pubblicizzare il loro attivismo per la promozione dei diritti dei trans.
Insomma, tale propaganda ideologica della rivista Glamour risulta emblematica della solita retorica progressista che propugna la fluidità di genere e scambia uomini e donne in nome dell'indifferentismo sessuale. In questo modo però danneggia le stesse donne, di fatto discriminandole - anzi, letteralmente cancellandole - nella misura in cui le equipara a degli uomini che biologicamente sono e rimangono tali, anche se cercano di rendersi quanto più possibile simili al gentil sesso, tra l'altro a seguito di pesanti trattamenti ormonali e interventi chirurgici.
«Sono cresciuta in un'epoca in cui le riviste femminili più diffuse dicevano alle ragazze che dovevano essere più magre e più carine. Ora le riviste femminili dicono alle ragazze che gli uomini sono donne migliori di loro». È l'eloquente commento alla notizia - sul social X - della scrittrice J.K. Rowling. Non è la prima volta, ormai lo sappiamo, che l'autrice di Harry Potter si espone pubblicamente manifestando il proprio pensiero “politicamente scorretto” e smascherando le contraddizioni dell'ideologia di genere. Non fa neanche ormai più notizia, purtroppo, che il suo post visualizzato da milioni di utenti sia stato subissato da insulti da parte dei custodi del pensiero unico, che si mostrano come al solito grandi testimoni di intolleranza verso chi non si adegua al mainstream dominante sulla fluidità di genere.
Gender, gay pride, movimento LGBTQIecc. hanno conquistato tutti gli spazi possibili e immaginabili: come possiamo difenderci da questi attacchi alla legge naturale (e al buon senso)?
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| Autor | BastaBugie |
| Organización | BastaBugie |
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| Página web | www.bastabugie.it |
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