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Televisione - BastaBugie.it

  • Attrice pornografica si converte al cattolicesimo

    16 ABR. 2024 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7758 ''ATTRICE'' PORNOGRAFICA SI CONVERTE AL CATTOLICESIMO di Paola Belletti «Il perdono e la misericordia di Dio sono reali. Se qualcuno distrutto e peccatore come me può essere redento e convertito, non c'è dubbio che anche chiunque legga questo possa essere salvato dalla Sua divina misericordia». Sono alcune delle parole che Bree Solstad ha "fissato in alto" nel suo account X. Fissate a fondo nella sua anima, come racconta lei stessa, sono le parole di misericordia che ha non solo ricevuto, ma effettivamente incontrato vive nella Chiesa cattolica fino al punto da desiderare, chiedere e ottenere di essere accolta tra le sue braccia materne. Sì, si tratta di un'altra storia di conversione e come tale è miracolosa. Ogni conversione è una sorta di personale apocalisse che ci rivela a noi stessi, mostrandoci l'orrore del peccato e la vastità della nostra miseria insieme alla vittoria definitiva di Cristo sulla radice di ogni male. La storia di questa giovane donna ha però qualcosa che può colpire ancora di più per il fatto che lo stile di vita che ha deciso di abbandonare definitivamente è legato a doppio filo con la pornografia: attrice e produttrice di successo, poteva contare sulla ricchezza e gli agi che le garantiva il work sex. Spazzatura, alla fine. Di questo si è resa conto durante un viaggio in Italia. Dio abita volentieri in Italia, potremmo dirci con baldanzosa umiltà, echeggiando il titolo dell'ultimo libro di Antonio Socci. UN AMORE MAI SPERIMENTATO E così, conquistata da un amore che non aveva mai sperimentato prima e consolata finalmente dalla Presenza di qualcuno che poteva guardarla con benevolenza infinita nonostante tutto il suo male, ha chiesto di diventare cattolica: il Mercoledì della Ceneri si è confessata per la prima volta e durante la Settimana Santa ha ricevuto la sua prima comunione. Come riportano ACI Prensa e Infocatolica, la svolta è avvenuta lo scorso anno: «Nel 2023 ha viaggiato in Italia, e nelle chiese vedeva sempre il crocifisso. Ma a Sorrento cominciò a vedere l'immagine della Vergine ovunque: "Sentivo che Maria mi stava chiamando in un modo molto particolare. Ogni volta che entravo in una chiesa la cercavo, potevo davvero sentire la sua presenza. Volevo salutarla e chiederle aiuto per superare la tragedia che ho sofferto"». Si riferisce a un fatto doloroso, che non ha specificato, avvenuto durante il periodo universitario e che ha contribuito ad allontanarla ancora di più dalla fede in Dio e a indurla al vizio. La giovane infatti è stata battezzata da bambina nella chiesa luterana e fino a quel momento si era definita almeno nominalmente cristiana. Nei momenti salienti della conversione di Bree vediamo i tratti distintivi della vita del credente: il disgusto per il proprio peccato, il desiderio di abbandonare definitivamente il male e la presenza costante di Maria, come colei che ci porta concretamente Cristo. E' bello dunque notare che la giovane convertita ha voluto annunciare sui social la decisione di abbandonare la pornografia e ogni forma di peccato proprio il 1° gennaio, festa della Santa Madre di Dio. «In Assisi, "sono rimasta colpita da San Francesco ma Santa Chiara mi ha commosso fino alle lacrime. Mi sono inginocchiato davanti alla sua tomba e gli ho chiesto aiuto. L'ho sentita presente e ho sentito che mi stava dicendo che avrei preso tutto il mio dolore e la mia ansia per darli a Dio", ha raccontato ad ACI Prensa.» DIO TI AMA, AMA PROPRIO TE Che gioia accorgersi che c'è qualcuno di così grande e buono in grado di toglierci di dosso tutto quel peso; una volta fatta questa scoperta difficile restare a contendersi carrube con i maiali. Bree è cambiata e da quel momento non le è più stato possibile tornare a fare quel che faceva e le dava ricchezza e potere, ne era ormai profondamente disgustata: «mi sono resa conto che non volevo più quella vita. (...) Mi sono sentita sgradevole e colpevole per il lavoro che ho fatto per un decennio. Non potevo smettere di pensare a tutte le cose che avevo fatto e a tutte le vite che avevo influenzato negativamente con la pornografia (...).» A leggere le sue parole ci si sente un po' come il figlio maggiore che sbuffa e si lamenta col padre perché per il fratello che ha sperperato metà patrimonio in bevute e bordelli ammazza il vitello grasso, mentre a noi tocca sgobbare tutti i giorni nei campi senza nemmeno un capretto da grigliare per far festa con gli amici. Peccato che non ci rendiamo sempre conto di quanto sia esaltante e gratificante avere da fare per nostro Padre, essere in Sua compagnia, aiutarlo a diffondere il Suo regno: grazie allora a tutti i fratelli impazienti che se ne vanno, sperperano e ritornano e ci danno motivo non solo per fare festa ma anche per fare memoria. Bree racconta di come si è sentita parlando a lungo con un sacerdote che le diceva quello che ci sentiamo dire spesso anche noi nelle omelie, in confessionale, durante le catechesi: Dio ti ama, ama proprio te. Per lei quelle parole sono state come «una cascata di luce» e le hanno fatto desiderare di essere migliore, di essere felice e di mostrare a tutti cosa può fare l'amore di Dio. Come molte altre testimonianze ci ricordano, ciò che fa capitolare definitivamente chi si avvicina alla chiesa cattolica per la prima volta è l'Eucarestia: «Onestamente mi sono innamorata della Chiesa cattolica. C'è una tale ricchezza nella fede. La Santissima Trinità, il Padre, Gesù, lo Spirito Santo, Maria Madre di Dio, tutti i santi ispiratori, eroici e belli, i sacramenti, la storia, la tradizione, tutto! Ma ciò che mi ha toccato di più è l'Eucaristia (...) qualcosa di così sorprendente per me con Gesù fisicamente presente». Non stupisce allora che questa sorella convertita ricordi con tanta commozione i momenti di questo primo incontro: «Questi 5 secondi rimarranno per sempre impressi nel mio cuore, nella mia mente e nella mia anima. E' il momento più bello della mia vita. La mia vita è cambiata così tanto in meglio durante questi ultimi mesi, ma impallidisce in confronto a quanto questo momento in cui ho ricevuto la mia prima Eucaristia mi ha trasformato in modo.» permanente.
    Escuchado 7m 8s
  • Sister Boniface, l'investigatrice del mistero che smaschera il male

    20 MAR. 2024 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7733 SISTER BONIFACE, L'INVESTIGATRICE DEL MISTERO CHE SMASCHERA IL MALE di Paolo Gulisano Arriva in Italia su Rai 1 la serie televisiva Le indagini di Sister Boniface, prodotta dal 2022 dalla BBC e BritBox con il titolo originale di Sister Boniface's Mysteries. Nell'Inghilterra degli anni Sessanta, la protagonista che dà il titolo alla serie è sorella Boniface, una suora cattolica del convento di St. Vincent situato nell'immaginaria città di Great Slaughter, collocata nelle Midlands, nel cuore della vecchia Inghilterra rurale. La scelta di non tradurre il nome lasciando l'originale inglese può far sorridere, immaginando l'imbarazzo dei produttori in tempi di ipersensibilità sui temi della parità di genere. Boniface infatti significa Bonifacio, e un tempo era normale che nel mondo anglosassone le suore prendessero come nome da religiosa anche nomi maschili, con riferimento a santi particolarmente significativi. In questo caso, san Bonifacio era un monaco benedettino inglese, vissuto tra settimo e ottavo secolo, che fu il principale evangelizzatore della Germania e morì martire per mano dei pagani. Sister Boniface è una religiosa che oltre a compiere i propri doveri nella vita del convento, tra Ora e Labora (in tal senso si occupa di produrre vino) possiede un dottorato in scienze forensi che le dà le competenze per collaborare con la polizia locale in qualità di consulente della polizia locale. Molto spesso le fiction con presenza di sacerdoti e suore, lasciano abbastanza a desiderare da un punto di vista dell'ortodossia dottrinale. Il punto più basso venne raggiunto col grottesco Sister Act. SPIN OFF DI PADRE BROWN Sister Boniface è ben altro, fortunatamente. Nasce come spin off della serie dei Racconti di Padre Brown, con Mark Williams nella parte del sacerdote detective creato da Chesterton. Suor Boniface infatti compare in uno degli episodi di una serie che già di per sé era apocrifa, essendo ambientata negli anni '50 (Chesterton era morto nel 1936). Le vicende della suora investigatrice hanno una collocazione ulteriore: siamo negli anni '60, e questo è di per sé molto significativo. Sono gli anni in cui la Chiesa inglese era ancora molto solida, consapevole della propria tragica e commovente storia di persecuzione. Un prete cattolico era distinguibile per la sua veste talare, e per il suo colletto definito “romano”. Il pubblico televisivo inglese aveva già avuto modo di esprimere la propria approvazione verso la serie di Padre Brown per quel tipo di Chiesa, per gli aspetti “esteriori” ma anche e soprattutto per quella dottrina, per quella visione chiara dei rapporti col mondo che la caratterizzavano prima della burrasca postconciliare. E' significativa questa nostalgia per quel mondo, ma soprattutto per quel tipo di Chiesa. Molti spettatori giovani che non la conoscevano, ne sono rimasti affascinati, scoprendo una realtà molto più interessante delle attuali strutture e attività socioecclesiali progressiste. Così come il pubblico aveva gradito la catholic way of life di Padre Brown e dei personaggi della sua serie, così sta apprezzando il personaggio di questa Sister Boniface che anch'essa indossa la veste del suo ordine, e non un tailleur come si usa adesso, che prega, che crede in Dio, che riconosce la presenza del male nel mondo e collabora per arginarlo. COZY MYSTERY Questa serie appartiene a una sorta di sottogenere del Giallo, chiamato in inglese Cozy Mystery, ovvero un filone narrativo privo di violenza, di sesso, di aspetti spaventosi. “Cozy”, che letteralmente significa “confortevole”, è anche il rivestimento, quasi sempre fatto a mano, delle teiere. Un prodotto dello sferruzzamento di gentili anziane signore. Il Giallo Cozy è una narrazione che non vuole terrorizzare, ma vuole fare pensare il lettore, rassicurandolo che per quanto il male esista e agisca, non può avere l'ultima parola. Sister Boniface ci ricorda proprio questo. Lei non è un'assistente sociale: è una donna di fede e un'investigatrice del Mistero, come è indicato per i grandi giallisti cristiani, da monsignor Knox a Chesterton fino ad Agatha Christie, che non a caso si impegnò negli anni seguenti al Concilio perché fosse mantenuta la Messa in Vetus Ordo. Così vediamo la suora di St. Vincent operare in un mondo segnato dalla caduta, che è una questione di libera scelta: come il mondo è stato corrotto a causa di una tale scelta, così può essere riparato attraverso un buon uso della libertà. Come diceva Chesterton, «un uomo può stare sdraiato immobile e guarire da una malattia. Ma non deve stare sdraiato immobile se vuole guarire dal peccato; al contrario, deve alzarsi e balzare in piedi violentemente. Il “paziente” si trova in un atteggiamento passivo; il “peccatore” in un atteggiamento attivo. Ogni riforma morale deve iniziare con una volontà attiva, non passiva». Sister Boniface ce lo conferma. Cogliamo l'opportunità rara di vedere qualcosa di buono alla Tv.
    Escuchado 5m 42s
  • Hazbin Hotel, la serie tv che riabilita i demoni

    6 MAR. 2024 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7718 HAZBIN HOTEL, LA SERIE TV CHE RIABILITA I DEMONI di Stefano Chiappalone Riabilitare gli abitanti dell'inferno per sottrarli allo sterminio ordito dal paradiso: su questo ribaltamento tra buoni e cattivi si gioca la nuova serie tv statunitense Hazbin Hotel. Appena creata per Prime Video da Vivienne Medrano (ma preceduta da un episodio pilota nel 2019), è già disponibile in italiano, accolta con grande entusiasmo, a giudicare dai commenti in margine al trailer. Una serie animata, anche se classificata dai 18 anni in su per via del linguaggio esplicito e volgare, che forse è il minore dei problemi. Quello principale è appunto la raffigurazione quasi tranquillizzante dell'inferno contrapposto a un cielo cattivo e vendicatore. È in fondo una delle mille varianti di quell'«eccessivo e insano interesse» verso i diavoli (contrapposto all'errore speculare di chi invece non ci crede affatto) menzionato da Clive S. Lewis: c'è l'interesse insano di chi si dà all'esorcismo fai-da-te (con esiti talora tragici, come la strage di Altavilla) e quello altrettanto insano di chi coltiva una familiarità quantomeno imprudente col "piano inferiore". Hazbin Hotel prende le mosse da un problema di sovrappopolazione all'inferno (con buona pace di chi pensa che sia vuoto): a risolverlo provvedono annualmente degli angeli sterminatori capeggiati da Adamo, detti anche "esorcisti" nella serie, con periodici massacri. "Poveri diavoli", dirà lo spettatore... A salvarli dalla celeste carneficina provvede la protagonista "Charlie" Stella del Mattino, figlia di Lucifero e Lilith, con la brillante idea di creare un luogo - l'Hazbin Hotel, appunto - dove demoni e dannati, che mai verrebbero accettati in paradiso, possano riabilitarsi. In questo modo potrebbero andare in cielo, invece di essere annientati. L'impresa viene condotta insieme alla sua "compagna" Vaggie (ex angelo sterminatore, ripudiato dal cielo perché, mossa a compassione di un demone, si era rifiutata di ucciderlo) e di Anthony "Angel" Dust, demone androgino, gay e pornostar, nonché primo ospite dell'hotel. Alla fine sono gli angeli a venire ricacciati in paradiso: l'esatto rovesciamento dell'invocazione con cui si conclude la preghiera a san Michele arcangelo: «ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime». L'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI Ma per quanto l'idea possa apparire "accattivante" al pubblico, specie ai più giovani (e forse pure a qualche teologo), L'inferno non si può redimere: lo chiarisce sin dal titolo una Nota dell'Associazione Internazionale Esorcisti, che definisce Hazbin Hotel «un pianificato stravolgimento del racconto biblico che mistifica il messaggio cristiano di salvezza e lede la coscienza del pubblico, in particolare di bambini e ragazzi». Vero, è «formalmente vietata ai minori, ma accessibile a tutti (tanto più perché animata e quindi di sicura presa sui più giovani)», presentando «un universo narrativo falso e deviante sul piano teologico, culturale e educativo». Per inciso, e a costo di essere ripetitivi, non si può fare a meno di chiedersi anche questa volta perché l'unica religione costantemente - e impunemente - presa di mira sia sempre il cristianesimo, dai programmi televisivi alla vita quotidiana, mentre ci si riempie la bocca di rispetto e tolleranza per qualsiasi credenza, fosse anche la più astrusa. Il problema principale evidenziato dall'AIE è la «normalizzazione del male», nonché la «sottovalutazione della sua reale pericolosità», ritraendo «demoni e dannati in modo umoristico». Così facendo li si rende familiari, addomesticati, inducendo nello spettatore un atteggiamento simpatetico verso gli abitanti dell'inferno, addirittura vittime di quel paradiso "cattivo" che li stermina senza pietà, quando loro in fondo vorrebbero redimersi, in «oltraggiosa e ricercata contraddizione con l'insegnamento cattolico sulla confessione, sul pentimento e la vera conversione del cuore verso Dio». Ecco il "diabolico" (è il caso di dirlo) fraintendimento inculcato dalla serie: una redenzione senza conversione. Meglio ancora, anzi, peggio ancora: senza volersi redimere. Dimenticando che se anche, per assurdo, il cielo si aprisse a demoni e dannati, sarebbero questi a non volervi entrare, in virtù di una scelta irrevocabile per il male compiuta in modo definitivo da loro stessi. L'INFERNO COME IL PAESE DEI BALOCCHI L'inferno, spiegava san Giovanni Paolo II, «è la situazione in cui definitivamente si colloca chi respinge la misericordia del Padre anche nell'ultimo istante della sua vita», specificando che «la "dannazione" consiste proprio nella definitiva lontananza da Dio liberamente scelta dall'uomo e confermata con la morte che sigilla per sempre quell'opzione» (L'inferno come rifiuto definitivo di Dio, 28 luglio 1999). Una tragica realtà che questa serie tv invece "normalizza", con un ulteriore rischio, evidenziato dalla Nota dell'AIE: «La sua visione impietosita dei demoni e della loro sorte (descritta come ingiusta) può favorire una distorta concezione del peccato e incoraggiare una normalizzazione dell'occultismo, aumentando il rischio che le persone, in particolare i giovani, si avvicinino a pratiche magiche, cerchino di interagire con entità maligne fino ad aderire a una visione satanista della realtà». Conseguenze esagerate? E perché mai, se in fondo il male non fa più paura e l'inferno si trasforma in una specie di paese dei balocchi, abitato da questi diavoletti apparentemente innocui, giocando addirittura il ruolo di vittime di un Dio spietato, lui sì, il vero antagonista. Nicolás Gómez Davila scriveva che «la più grande astuzia del male è travestirsi da dio domestico e discreto, familiare e rassicurante». Così rassicurante da ribaltare la redenzione da lotta contro il male a lotta contro il bene, non con la grazia di Dio ma contro di Lui. Facile nella nostra epoca che se la ride delle "arcaiche" paure del diavolo, ma manifesta una vera e propria fobia nei confronti di Cristo.
    Escuchado 6m 36s
  • Perchè Sanremo è Sanremo?

    13 FEB. 2024 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7695 PERCHE' SANREMO E' SANREMO? di Giuseppe De Lorenzo Ci hanno provato, in Rai, a non far sollevare polveroni. Speravano di sentir risuonare solo la musica, e invece come al solito strombazzano le questioni politiche. Inevitabile, o quasi, quando metti il microfono in mano a cantanti che, celandosi dietro l'immunità artistica, scambiano il palco di Sanremo per la festa dell'Unità. Nel primo vero Festival della nuova dirigenza, dopo l'imbarazzante carnevalata di anno scorso, tra baci di Rosa Chemical, letterine femministe, monologhi sul razzismo e via dicendo, la kermesse chiusasi due giorni fa era partita anche bene. Certo: c'era stato il duetto Amadeus-Mengoni sulle note di Bella Ciao e l'inutile invito ai trattori a salire sul palco, ma insomma: niente rispetto al Ballo del Qua Qua. Poi però il desiderio di visibilità degli artisti ha preso il sopravvento e nelle ultime due serate è venuto fuori tutto l'armamentario di una certa cultura sinistra: BigMama s'è rivolta alla comunità queer, Dargen D'Amico ha chiesto di fermare le bombe, Ghali ha evocato il "genocidio" a Gaza e sono pure spuntate bandiere palestinesi in diretta tv davanti a 15 milioni di persone. A nessuno, nemmeno ad Amadeus, è venuto in mente di ricordare quei ragazzi uccisi il 7 ottobre, massacrati durante un festival musicale israeliano. [...] Essere liberi non esime dal dovere di contenersi. Di capire il momento. Di decifrare il contesto. Ghali ricorda che sono anni che parla "di quello che sta succedendo nelle mie canzoni", ma questo non lo solleva dalla responsabilità di comprendere che non può "usare questo palco" come gli pare e piace. Perché la sua [...] idea sulla guerra in corso nella Striscia è parziale, da approfondire, certo non esauribile in due parole ("stop genocidio") urlate con il bamboccio di un alieno al fianco. Ma soprattutto chi vorrebbe replicare a certe esternazioni, primo fra tutti l'ambasciatore israeliano, non ha la fortuna di poter godere di 10 secondi in diretta di fronte alle telecamere più ambite d'Italia. Per di più in una tv pubblica. [...] Diverso è invece se l'artista esce dai binari, oltrepassa il motivo per cui è stato ingaggiato e scambia il Festival in un raduno di centri sociali. Cosa avremmo detto se un interprete fosse salito sul palco e avesse invocato il blocco navale anti-migranti ("diritto a non emigrare")? [...] E se Madame avesse fatto un appello a non vaccinarsi? Chiedo: il Pd, il M5S e Sinistra Italiana avrebbero difeso la sua "libertà" di espressione? [...]
    Escuchado 3m 1s
  • L'intervista di Tucker Carlson mostra il punto di vista di Putin

    13 FEB. 2024 · VIDEO: Intervista a Putin ➜ hhttps://www.youtube.com/watch?v=_3TIsbTJQaI TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7697 L'INTERVISTA DI TUCKER CARLSON MOSTRA IL PUNTO DI VISTA DI PUTIN di Gianandrea Gaiani Con l'intervista fiume a Vladimir Putin il giornalista televisivo Tucker Carlson ha fatto arrabbiare tutti al di qua della "Cortina di Ferro", cioè in quello che ai tempi della prima guerra fredda potevamo definire orgogliosamente il "mondo libero". Ha fatto arrabbiare i colleghi, anchorman e star dei grandi media mainstream statunitensi perché ha ottenuto un incontro e una intervista con Putin che ad altri è stata negata, Non pago, giusto per aumentare la dose di bile dei colleghi che non gli perdonano né di venire dalla "reazionaria" Fox News né di essere vicino a Donald Trump, Carlson ha ottenuto da Mosca anche di poter intervistare Edward Snowden. Un'intervista non meno importante di quella a Putin tenuto conto che la fuga di Snowden, prima in Cina poi a Mosca, scatenò nel 2013 quel Datagate che raccontò al mondo intero di come gli Stati Uniti (e i britannici) spiano amici e alleati fino a controllare i cellulari di leader, capi di stato e di governo europei, i quali hanno peraltro reagito con limitate proteste formali, di fatto accettando come un fatto ineluttabile il loro stato di sudditanza. Imprese sviluppatesi peraltro negli anni dell'amministrazione Obama in cui Joe Biden era vice presidente. Tornando all'intervista a Putin, Carlson ha fatto arrabbiare anche gli editori delle testate mainstream perché la mole di visualizzazioni che ha totalizzato (oltre 100 milioni nelle prime 24 ore) ha ridicolizzato anche le più affermate testate statunitensi dimostrando che la censura posta dall'Occidente nei confronti dei media russi e delle fonti ufficiali russe non solo non serve a nulla perché non crea consenso (il sostegno all'Ucraina non gode di grande popolarità sulle due sponde dell'Atlantico) ma è contro producente perché evidenzia l'inadeguatezza delle classi dirigenti di Europa e USA, entrambe in crisi di fiducia e consensi presso le proprie opinioni pubbliche. Carlson quindi ha fatto arrabbiare anche i governi occidentali perché ha offerto una ampia vetrina a Putin che ha colto l'opportunità per raccontare, fin nei dettagli e negli aspetti storici più lontani, il punto di vista russo sulla crisi con l'Occidente e la guerra in Ucraina. Una narrazione che a tratti ha colto impreparato lo stesso Carlson, apparso in più occasioni spiazzato dai riferimenti di Putin su cui non si era documentato. Ma del resto, c'è forse un leader in Occidente tra quelli che si oppongono alla Russia a poter sostenere con argomenti efficaci un dibattito con Putin sui temi toccati nell'intervista? IL PUNTO DI VISTA DI PUTIN La vera "colpa" di Carlson è di aver mostrato il punto di vista di Mosca e di Putin, un crimine per un Occidente talmente sicuro e forte dei suoi principi da adottare un oscurantismo maccartista senza precedenti per definire fake news o disinformazione le "verità degli altri" e applicare la censura alle fonti non allineate. Se così non fosse oggi non si parlerebbe di possibili sanzioni della UE a Tucker Carlson: primo caso di un giornalista sanzionato per aver intervistato uno dei protagonisti del panorama mondiale ma che oggi non sarebbe certo sorprendente ma costituirebbe una sciocchezza enorme e un autogol. L'ostracismo verso Carlson è il modo migliore per ingigantirne ruolo e fama spalancandogli le porte di un incarico politico se alle prossime elezioni dovesse vincere Donald Trump. Meglio non dimenticare che (anche qui in Italia) i fustigatori di Carlson sono in molti casi gli stessi che avevano messo in prima pagina le liste di proscrizione dei "putiniani" o quei direttori e giornalisti che sono stati decorati dal presidente Volodymyr Zelensky per i servigi resi all'Ucraina, per non parlare delle interviste a Zelensky effettuate in totale adorazione dell'interlocutore ucraino e del tutto prive di domande scomode circa. Le critiche mosse all'intervista di Carlson riguardano quindi solo il personaggio intervistato. Qualcuno sostiene con convinzione che in guerra non si debba intervistare il nemico ma occorre osservare, sgombrando il campo da ogni ipocrisia, che se fossimo davvero in guerra con la Russia i nostri soldati combatterebbero a fianco degli ucraini ad Avdiivka o in altre aree del Donbass e sarebbe lecito attendersi che in Europa non vengano acquistati oltre 42 milioni di metri cubi di gas al giorno dalla Russia, che peraltro giungono da noi nei gasdotti che attraversano l'Ucraina. La guerra (come prima il Covid) appare quindi un buon pretesto per imporre censure, limitare la libertà d'espressione e di dissenso e vietare il confronto delle idee che ha reso grande e prospero il "mondo libero", nella speranza vana che l'opinione pubblica non si renda conto della pochezza della classe dirigente che sta guidando l'Occidente verso il baratro. Carlson del resto ha dimostrato di aver ben compreso e ragioni dell'astio nei suoi confronti: dopo aver ammesso di non essere particolarmente popolare tra i colleghi ha ribadito che la gran parte degli americani non ha capito questo conflitto se non superficialmente ed era giusto lasciare che Putin parlasse e spiegasse la sua visione del mondo perché gli americani si facessero un'idea compiuta. SONO AMERICANO E HO 54 ANNI In termini di informazione l'intervista a Putin contiene alcuni aspetti critici: è troppo lunga, non è stata pianificata dettagliatamente nei tempi delle risposte e l'impressione è che il conduttore abbia ceduto troppo spesso il timone all'intervistato. A ben guardare aspetti abbastanza consueti nelle interviste a leader di primo piano. Inoltre non contiene elementi nuovi se non la disponibilità a uno scambio con gli USA di cittadini in carcere nelle rispettive nazioni. «Ho provato per tre anni a fare quest'intervista, ma il governo del mio Paese ha fatto di tutto per impedirmelo addirittura lavorando con i servizi, illegalmente, contro di me e questo mi ha mandato su tutte le furie» ha detto ieri Tucker Carlson, invitato sul palco principale del World Governments Summit di Dubai per raccontare la clamorosa intervista diffusa su X. «Sono americano, ho 54 anni e ho sempre pagato le tasse, eppure per tre anni il governo del mio Paese ha fatto di tutto, ricorrendo anche ai servizi segreti, per impedirmi di intervistare Vladimir Putin. Pensavo di esser nato libero e in Paese libero», aggiunge, raccontando come la CIA abbia fatto pressioni sul Cremlino per far cancellare l'appuntamento. «Non mi sarei mai aspettato che il mio Paese e la CIA, che solitamente combatte i nemici, si sarebbero rivolti contro un suo cittadino. Questo mi ha scioccato ma ha anche rafforzato la mia determinazione a fare quest'intervista: non solo per capire quale fosse la visione del mondo di Putin ma perché mi erano state date motivazioni assurde per non farla». A Dubai Carlson si è vendicato degli sgarbi subiti negli Stati Uniti «evidentemente guidati un uomo incompetente: è malato, le sue aspettative di vita sono al ribasso e questa non è un'osservazione politica. È la realtà delle cose anche se in America è giudicato sconveniente dirlo». Quanto al conflitto in Ucraina ha detto che «Putin vuole uscire da questa guerra e sarà sempre più aperto al negoziato se il conflitto durerà» ma «l'Occidente non ha mai riflettuto abbastanza su quali siano gli obiettivi concretamente raggiungibili di un negoziato: restituire la Crimea a Kiev come alcuni hanno ventilato significa non capire nulla dell'area e non avere il senso di cosa è fattibile». Parole che sembrano voler tirare la volata a Trump, che ha più volte affermato che se tornerà alla Casa Bianca concluderà il conflitto in Ucraina in 24 ore.
    Escuchado 7m 8s
  • Perdi la verginità? Planned Parenthood avrà un altro cliente... per questo te lo insegna

    7 FEB. 2024 · VIDEO: Le strategie di Planned Parenthood ➜ https://www.youtube.com/watch?v=OFcNoFogpSA&list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7691 PERDI LA VERGINITA'? PLANNED PARENTHOOD AVRA' UN ALTRO CLIENTE... PER QUESTO TE LO INSEGNA Lo spot esorta i bambini a fare sesso il prima possibile in modo da aumentare gli aborti e quindi i profitti (VIDEO: Le strategie di Planned Parenthood) di Fabio Piemonte «Scegli di fare sesso secondo le modalità che preferisci, quando, dove e con chi vuoi, è qualcosa che solo tu puoi definire». È questo il messaggio sotteso al video diffuso recentemente sul social X da Planned Parenthood, uno spot per indottrinare i bambini a non aver timore di perdere la propria verginità. Il video choc mostra una pseudoinsegnante in un'aula appositamente adibita per l'educazione sessuale. Alle sue spalle c'è una scritta in lettere colorate "Sex Ed 101" e un cartellone con una parola che si ripete in colonna: «Consentito, consentito, consentito»; accanto a lei i modelli degli apparati sessuali maschile e femminile. E poi ancora uno scheletro con una maglietta che recita: «L'educazione sessuale è potere», tipico slogan ideologico postsessantottino. Nel video scorrono immagini con disegni allusivi ed emoji accattivanti (una pesca, le labbra e alcune goccioline) per catturare l'attenzione dei più piccoli e fare così in modo che siano introdotti al sesso come a un gioco. La stessa educatrice racconta poi con entusiasmo ogni tipologia di rapporto sessuale, affinché ci si liberi dal pregiudizio che il rapporto sessuale debba essere concepito esclusivamente all'interno di una relazione d'amore tra l'uomo e la donna. Data la diffusione capillare della nota rete abortista, il video-spot ha già totalizzato quasi tre milioni di visualizzazioni e più di duemila commenti, la maggior parte dei quali però fortemente critici nei confronti di tale modalità di adescamento di Planned Parenthood: «Sta parlando con i bambini. Lo capiscono tutti, persino i più piccoli, dati i colori pastello usati. Questo è perverso». Un altro utente ha commentato: «Lasciate in pace i bambini, malati!». Planned Parenthood è perciò subito corsa ai ripari, consentendo di replicare nei commenti al video ai soli account che seguano l'associazione o la menzionino esplicitamente nei post (così che possano essere prontamente rimossi se considerati ostili, ndr). Con le sue campagne social, gli spot e i cartelloni pubblicitari, la nota rete di cliniche abortiste e di "genitorialità pianificata" si premura dunque di incoraggiare i ragazzi a fare sesso, presentando la castità come un «costrutto sociale» e quale retaggio di un «modo di pensare obsoleto e patriarcale». L'intento ideologico è chiaro, gli interessi economici lo sembrano essere altrettanto. Il dubbio, infatti, è che più ragazze rimangono incinte, più Planned Parenthood può eseguire aborti; più i bambini vivono in maniera fluida la relazione col corpo proprio e col partner anche attraverso rapporti promiscui, più aumenta la possibilità ricorrere a pratiche quali l'utero in affitto. Insomma quella di Planned Parenthood è un'operazione puramente ideologica che, distorcendo il significato autentico dell'atto sessuale, colto in una mera dimensione ludico-ricreativa che non gli appartiene affatto, ha il solo scopo di fare business sulla pelle dei più giovani.
    Escuchado 4m 11s
  • I danni della TV

    10 ENE. 2024 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3101 I DANNI DELLA TV di Fabrizio Cannone La negatività della Tv non è davvero più da dimostrare e il fatto che indagini recenti dimostrino che la sua fruizione, nell'era di internet e del web, non è affatto diminuita presso giovani e meno giovani, non sposta di una virgola il grave problema morale. Ai tempi di Pio XII (1939-1958) e ancora del Concilio Vaticano II (1962-1965) esisteva una televisione, almeno in Italia, sottoposta a giusta censura, in bianco e nero, che andava in onda a ore precise (senza emissioni notturne...), con un carattere se non cristiano, almeno conforme, genericamente, alla decenza morale comunemente ammessa al tempo. Ecco perché sia il venerabile Pacelli che lo stesso Vaticano II insegnarono nel loro Magistero più o meno così: se la Tv è decente e formativa, può guardarsi, se è immorale no. Oggi, mezzo secolo dopo, praticamente non esiste televisione senza immoralità, ed è la censura previa ad essere stata censurata: dunque la prudenza è da moltiplicarsi. Tutto ben ponderato e senza avere paraocchi come i cavalli, la Tv, intesa come mezzo e come visione del mezzo, è oggi uno dei maggiori pericoli per l'anima, uno dei maggiori nemici della famiglia cristiana, e uno dei maggiori veicoli di disinformazione, intossicazione intellettuale e secolarismo morale. Alla luce di ciò, crediamo convintamente, che essa non debba soltanto essere presa a piccole dosi dal credente, soprattutto se il focolare contiene dei minori. Il fatto che sia astrattamente possibile la fruizione di programmi né indecenti né inutili milita paradossalmente proprio a favore della soppressione della tv: come mai infatti tra i moltissimi che dichiarano di essere contrari alla Tv spazzatura quasi nessuno riesce a evitare del tutto gli effetti tossici di detta spazzatura? Come mai, accanto a documentari più o meno interessanti e formativi, spopolano come share i programmi-immondizia come il Grande Fratello, l'Isola dei famosi, Amici, e centomila altre insulsaggini siffatte? Ci risponda chi può. Intanto, anche vedendo la trasmissione cosiddetta impegnata, il dibattito culturale e il programma dichiarato scientifico, le anime vengono a poco a poco come ipnotizzate e narcotizzate dall'apparecchio, bombardate di messaggi pubblicitari in cui l'oscenità e il consumismo sono legge, e le famiglie risultano scompaginate a causa della universale regola domestica odierna: tot capite tot Tv. La casa come un albergo? La prima colpa la ha proprio la Tv perchè è difficilissimo resistere al suo fascino, specie da giovani. Basterebbe fare un semplice calcolo sui giorni di vita che ogni anno si buttano al secchio, per una visione televisiva di due ore medie al giorno, per capire che la Tv è sempre più una catena, un ceppo e un pericolosissimo virus: non ci sono ragionamenti sottili che tengono. Vogliamo fornire alcune riflessioni al lettore di buona volontà e lo facciamo citando due fonti di origine francese. Anzitutto un ottimo libro di tenore scientifico uscito da poco (cf. Michel Desmurget, TV LOBOTOMIE. La veritéé scientifique sur les effets de la Télévision, éditions Max Millo, Paris 2012). "Sono un ricercatore. In quanto tale, appaio nel repertorio di diffusione dei principali giornali scientifici legati al campo delle neuro-scienze fondamentali e cliniche. Ad ogni nuova uscita, questi giornali mi inviano il sommario delle pubblicazioni, in modo da permettermi di identificare i lavori di mio interesse. Da 15 anni, non è passata una settimana che io non abbia reperito almeno uno o due pezzi relativi agli effetti deleteri della televisione sulla salute psichica, cognitiva e somatica del bambino" (p.13). Con queste parole altamente significative inizia la lunga inchiesta dello studioso Michel Desmurget che ha esplorato praticamente tutta la letteratura scientifica in materia, specialmente in lingua francese e inglese. La sua documentata ricerca ha come scopo quello di mostrare le conseguenze psicologiche della visione quotidiana della Tv sui bambini e gli adolescenti (e secondariamente sugli adulti). Tra le conseguenze segnaliamo d'emblée: aumento dell'incapacità di essere attenti e sereni, eccitamento alla violenza, solitudine, fobie diverse, comportamenti irrazionali e nevrotici, tendenza all'obesità, all'alcolismo e al tabagismo, abitudine alla pigrizia, alla passività e all'ozio, ecc., ecc. Anche l'abbassamento del livello scolastico è una tendenza tipica della "dittatura dei mass-media". Ancora più gravi e drammatiche sono le conseguenze della Tv se le analizziamo dal punto di vista morale, ben sapendo dello spazio crescente che offre la Tv a ogni tipo di immoralità, di libertinismo, di voyeurismo, di pornografia e di perversione. E questo specie nelle fiction per tv. Questa però non è la strada percorsa dall'Autore che si limita ai soli problemi psicologici e fisiologici legati alla visione televisiva, specie se prolungata. Sarebbe potuto credere e sperare in una diminuzione drastica del tempo medio passato davanti alla Tv grazie alla concorrenza di internet, Facebook, i-Phone, ecc. E' accaduto il contrario: "Negli Stati Uniti il 79% delle famiglie possiede 3 televisori e oltre il 70% dei bambini dagli 8 anni in su ha una televisione in camera" (p.40). Negli anni '50 solo l'1% delle famiglie americane aveva la Tv in casa. In pochi anni la presenza della Tv è passata dall'1% al 99,99%! D'altra parte "un adolescente che guardava la Tv 2 ore al giorno si troverà a guardarla per 3 ore e 30 se l'avrà nella propria camera" (p.41). Conseguenza matematica: "Uno dei primissimi effetti della Tv è di ridurre drasticamente il volume e la qualità delle relazioni genitori-figli" (p.30). Secondo lo studioso è evidente che "la Tv e gli altri media elettronici influenzino negativamente il benessere mentale e fisico dei bambini" (p.26). E' stato calcolato che lo spettatore medio passi davanti allo schermo acceso 3 ore e 40 minuti ogni giorno, ovvero 1.338 ore complessive, quasi 2 mesi ogni anno! Si potrebbe così calcolare quanti anni, in un'intera vita, sono stati gettati nella meno utile delle attività. In conclusione l'Autore dimostra come "la Tv sia un fattore di isolamento sociale ed espone lo spettatore a dei rischi morbosi per la sua propensione a favorire la sedentarietà, il declino cognitivo, la comparsa di patologie cerebrali degenerative (Alzheimer) e i comportamenti a rischio (tabacco, alcol, violenza, sessualità)" (p.247). Il filosofo Pascal Bruckner scrisse che "la Tv non esige dallo spettatore che un atto di coraggio - ma esso è sovrumano - quello di spegnerla" (cit. p.35). Noi aggiungiamo: e di cassarla completamente.
    Escuchado 7m 56s
  • Esselunga, la forza dirompente dello spot che mostra il dolore dei figli dei separati

    5 OCT. 2023 · VIDEO: Lo spot di Esselunga ➜ https://www.youtube.com/watch?v=sFE9VvAym3Q TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7554 ESSELUNGA, LA FORZA DIROMPENTE DELLO SPOT CHE MOSTRA IL DOLORE DEI FIGLI DEI SEPARATI di Massimiliano Fiorin Le verità indicibili sono come certe infezioni. Più a lungo rimangono nascoste, e più suppurano e fanno male quando vengono allo scoperto. Se riguardano fatti rilevanti per il vivere civile, provocano a lungo dolori atroci in larghi strati della popolazione. Ma solo quando vengono svelate - spesso per caso, o grazie all'innocenza di qualche bambino che dice che l'imperatore è nudo - si scopre che esistevano già da anni, o addirittura da decenni. A quel punto, i media, gli esperti e le tribune dei social non perdono tempo per dire la loro, con pareri talvolta sensati, ma assai più spesso da mani nei capelli. È quello che è successo con lo spot della bambina che al supermercato compera la pesca per il suo papà. Nessuno se lo aspettava, ma l'intuizione dei pubblicitari dell'Esselunga ha rappresentato la rivincita dell'ovvio. Le reazioni scomposte che il cortometraggio ha suscitato - talvolta di esecrazione, in altri casi di giubilo, ma quasi sempre di critica - sono state indice di quanto il nostro sistema delle separazioni e dei divorzi si fondi sulla rimozione di una verità tanto essenziale quanto misconosciuta. Un'evidenza della quale non si può parlare apertamente, anche se la sua negazione continua a essere pagata cara da tutti. E cioè, detto in parole semplici, che i figli non vorrebbero mai la separazione dei loro genitori. Mai. Non la vorrebbero nemmeno quando gli stessi sono conflittuali tra loro o - come si dice oggi - gravemente disfunzionali. Per i figli è sempre meglio che i propri genitori rimangano insieme, anche nelle condizioni di una famiglia imperfetta (come lo sono tutte), piuttosto che venire esposti alle conseguenze del loro divorzio. Da sempre, nella grande maggioranza dei casi, le separazioni coniugali sono pronunciate dai tribunali in forma consensuale e per semplice incompatibilità di carattere. Vale a dire che raramente esse dipendono da situazioni di grave pregiudizio. La realtà ci insegna che alla base della rottura di una coppia vi è quasi sempre l'egoistico desiderio di uno dei due, o di entrambi, di rifarsi una vita. Anche se farlo notare significa sfidare un altro tabù. Dal punto di vista di un avvocato familiarista, che i dolorosi processi delle separazioni e dei divorzi li conosce non certo per sentito dire, il filmato presenta diversi livelli di lettura. IL LIVELLO IDEOLOGICO Tutti interessanti, anche se sconfortanti per come rivelano il baratro nel quale la nostra società è caduta. Il primo livello è quello ideologico. È il terreno dei fautori della distruzione della famiglia naturale. Quelli che hanno abbattuto l'ideale del Mulino Bianco, e a suo tempo hanno costretto la Barilla a fare autodafé, per evitare il rischio di venire travolta dalle conseguenze economiche di un boicottaggio. Agli occhi della lobby lgbt-ecc. uno spot come quello del quale stiamo parlando - che ha riproposto in modo quasi sfacciato il valore della famiglia eterosessuale, unita e con figli - deve avere rappresentato un affronto insopportabile. Inevitabilmente, è subito partita la contraerea, per cui Esselunga è tornata sul banco degli imputati. Purtroppo, non si possono escludere per il prossimo futuro penose ritrattazioni o nuovi cortometraggi di riparazione. Ma perché tanto scandalo? In effetti, per aggredire ideologicamente l'idea di quella che, oltretutto, è un'agenzia pubblicitaria internazionale - quindi non certo un'espressione di italico provincialismo - è necessario attaccarsi più a quello che la storia non dice, rispetto a quello che si vede. E così, ecco le insinuazioni riguardo al fatto che la mamma dello spot è stata discriminata, in quanto sarebbe sembrata più colpevole della separazione rispetto al marito. Per non parlare dell'immancabile rilievo sullo sfruttamento pubblicitario dei minori. O dell'ipocrisia tipica del politicamente corretto, per cui mettere in scena il dolore di una bambina sarebbe una mancanza di rispetto per quello di centinaia di migliaia di sue coetanee. Fino ad arrivare al riflesso condizionato di chi si è semplicemente messo a urlare contro le famiglie che rovinano i bambini, ovvero ha protestato che non devono essere i figli a decidere sul destino di una coppia, e così via ideologizzando. C'è stato persino chi, nonostante le sue pretese competenze, di fronte alla disarmante verità mostrata dallo spot non ha saputo far altro che gettare la palla in tribuna, dissertando, su ispirazione di una blogger, sugli accenti corretti con i quali si devono nominare le pesche. LA LETTURA DEGLI ADDETTI AI LAVORI Vi è poi - e talvolta, nella fattispecie, è stata pure peggio - la lettura degli addetti ai lavori. Cioè, di quel gigantesco carrozzone di giuristi, mediatori, consulenti e psicologi assortiti, che quotidianamente vive della fabbrica delle separazioni e dei divorzi. Inutile negare che anche chi scrive ne faccia parte, e quindi lo conosca bene, per quanto da molto tempo in esso cerchi di salvare il salvabile del buonsenso. Per gran parte di questi operatori, il divorzio altrui è una ragione di vita, e non solo una esigenza economica. Per loro si tratta quindi di giustificare il proprio operato, che consiste nel cercare di convincere i giudici di quello che sarebbe il "preminente interesse del minore", su cui tutto il sistema si fonda. Tra costoro, solo i più onesti intellettualmente hanno capito che il suddetto interesse del minore rappresenta né più né meno che un'araba fenice. Ognuno lo tira da una parte o dall'altra, in modo da renderlo adeguato alle esigenze - se non proprio alle voglie - dell'uno dell'altro genitore. Ma di per sé, l'unico vero e preminente interesse del minore sarebbe che i suoi genitori non si separassero. Proprio quello che sta tanto scandalizzando, per via dello spot Esselunga,la quale ce lo ha rimesso sotto gli occhi. I magistrati delle separazioni e dei divorzi da tempo si rifiutano di decidere, e delegano ogni scelta sull'affidamento dei figli dei separati ai loro consulenti d'ufficio. Questi sono sempre psichiatri o psicologi, e utilizzano come criterio decisionale costruzioni retoriche che immancabilmente si giustificano con l'autorità di "la scienza". Quello stesso idolo che abbiamo già ampiamente veduto all'opera negli ultimi anni di pandemia. Per gli operatori di questo livello, la critica più diffusa è che non spetta ai bambini decidere sulla separazione dei genitori. C'è da crederci, perché si tratta di scelte che essi vorrebbero riservate esclusivamente a loro. Decidendo per l'appunto in nome de "la scienza", senza troppi riguardi per quello che veramente i bambini vorrebbero. IL MODO DI PENSARE DEL CETO MEDIO DIVORZISTA C'è poi un ulteriore livello di lettura. Quello confacente al modo di pensare del ceto medio divorzista. A differenza della famiglia separata dello spot della pesca Esselunga, esso non vive abitualmente nelle ZTL. Tuttavia, è perfettamente adeguato alla narrazione dominante proposta dagli "esperti". Si tratta di un ceto al quale è stato inculcato, talvolta ossessivamente, che separarsi dal partner non sia - o meglio, non debba mai essere - un dramma esistenziale, bensì l'espressione del trionfo di sacrosanti diritti di libertà. A queste persone è stato raccontato, senza arrossire di vergogna, che quando una coppia entra in crisi separarsi sarebbe sempre la scelta migliore anche per i figli stessi. Sarebbe sempre meglio così, piuttosto che esporre i bambini allo spettacolo delle continue tensioni, litigi e incomprensioni tra i genitori. Ma si tratta di una sesquipedale bugia, motivata solo dalla necessità di giustificare l'egoismo degli adulti. È l'ennesima inversione del senso comune, per cui nella nostra società liquida, e in quanto tale informe, oggi non sono più i genitori a doversi preoccupare della serenità dei figli, ma sono questi ultimi a dover garantire la serenità dei genitori. D'altronde, è interessante notare che i due genitori dello spot della pesca, a ben vedere, tra di loro non litigano né se le mandano a dire per mezzo della figlia. Anzi, appaiono entrambi molto tranquilli, anche se evidentemente imbarazzati. Sulle prime, per chi non conosce certe situazioni, può essere complicato capire perché la loro rappresentazione stia provocando tanta insofferenza nel pubblico progressista. Ma lo si può facilmente spiegare: si tratta semplicemente di una gigantesca coda di paglia. Esiste infatti anche un livello inferiore, che è quello delle tribune dei social, in cui ognuno si dilunga nelle sue considerazioni su chi sarà stato il soggetto maggiormente colpevole della separazione. Sarà stata la mamma, che appare sostanzialmente fredda e anaffettiva? Oppure il papà, che nel filmato sembra tanto tenero e ragionevole ma sotto sotto sarà stato il solito egoista, e alla figlia non pagherà nemmeno gli assegni di mantenimento? Le risposte variano a seconda del vissuto e del livello culturale al quale appartiene il commentatore. Resta tuttavia il fatto che
    Escuchado 15m
  • Esselunga fa uno spot dove la figlia desidera che i genitori separati si rimettano insieme

    26 SEP. 2023 · VIDEO: Lo spot di Esselunga ➜ https://www.youtube.com/watch?v=sFE9VvAym3Q TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7550 ESSELUNGA FA UNO SPOT DOVE LA FIGLIA DESIDERA CHE I GENITORI SEPARATI SI RIMETTANO INSIEME Una storia commovente, come spot della nota marca di supermercati Esselunga. Si vede una bambina che, mentre fa la spesa con la mamma, compra una pesca. Poi la bambina, chiaramente figlia di due genitori separati o divorziati, incontra il padre e le dà proprio quel frutto, dicendogli che è un regalo da parte della madre, nel tentativo di farli riavvicinare. Apriti cielo! Sono piovute su Esselunga indignazioni, polemiche e critiche. C'è chi polemizza con la scelta di «strumentalizzare» le emozioni di una bambina, i cui genitori sono separati. Sicuramente la scelta della nota marca di supermercati è stata originale e non scontata, ma ci chiediamo: e se fosse stata la stessa storia strappalacrime ma con un "diverso" tipo di "famiglia"? Se i genitori fossero stati due uomini o due donne? Se la bambina avesse avuto come tarlo principale in testa non il riavvicinamento dei genitori ma il proprio cambiamento, magari di "identità"? Se all'interno dello spot ci fossero stati chiari riferimenti alla fluidità, alle relazioni fluide e così via? Ci sarebbe stata la stessa indignazione per la «strumentalizzazione» della bambina, della famiglia e delle loro emozioni? Le domande sono ovviamente retoriche perché sappiamo bene che le indignazioni social non ci sarebbero mai state per una "famiglia Lgbt", mentre qualsiasi cosa riguardi una famiglia composta da un uomo e una donna, anche se separati o divorziati, va criticata e vista come una vergognosa strumentalizzazione. A noi, invece, sembra invece che sia il caso di fare un plauso a chi non solo ha avuto il coraggio di affrontare qualcosa di difficile e complicato come il divorzio o la separazione dal punto di vista dei piccoli, ma lo ha anche avuto nel mettere in scena una vera famiglia, formata da un uomo e una donna, con la propria bambina e senza aggiunte moderniste e fluide.
    Escuchado 3m 38s
  • La cantante Sinead O'Connor muore a 56 anni

    1 AGO. 2023 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7495 LA CANTANTE SINEAD O'CONNOR MUORE A 56 ANNI Nata a Dublino da famiglia numerosa (suo fratello Joseph O'Connor è uno scrittore di successo), Sinéad impara a suonare la chitarra e inizia a comporre canzoni mentre ancora frequenta la scuola. All'età di 14 anni si unisce al gruppo irlandese In Tua Nua col quale esordisce come autrice nel brano Take my hand che diventa un successo nel 1984 e in seguito collabora con il gruppo dei Ton Ton Macoute. Questa collaborazione le vale un contratto con l'etichetta indipendente Ensign Records. Nel 1985 Sinéad si trasferisce a Londra per lavorare al suo primo album The Lion and the Cobra, da lei stessa scritto e prodotto, che viene pubblicato nel 1987. L'album, un immediato successo di pubblico e critica, ospita anche una giovane Enya che nel brano Never get old recita in gaelico alcuni passi della Bibbia. Sull'onda del successo del disco, Sinéad intraprende un tour attraverso l'Europa e gli Stati Uniti. Il concerto tenuto al Dominion Theatre di Londra nel giugno 1988 viene ripreso dal regista John Maybury e l'anno seguente viene pubblicato col titolo The Value of Ignorance. Il 1989 vede inoltre l'esordio di Sinéad come attrice nel film Hush-a-Bye Baby. In campo musicale il suo successo maggiore rimane legato al singolo Nothing Compares 2 U del 1990, incluso nell'album I Do Not Want What I Haven't Got. Il brano è una struggente ballata romantica e raggiunge i vertici delle classifiche mondiali. Prince l'aveva composto nel 1985 e affidato al gruppo The Family che l'avevano inclusa nel loro unico disco, rivelatosi un totale insuccesso. Senza l'interpretazione di SInéad O'Connor il brano era perciò destinato a rimanere sconosciuto. L'album ottenne un ragguardevole successo, trainato anche dai singoli successivi The Emperor's New Clothes e Three Babies e vendette 7 milioni di copie in tutto il mondo. Sulla scia della popolarità, Sinéad prende parte al concerto The Wall - Live in Berlin organizzato da Roger Waters a Berlino il 10 settembre 1990, interpretando il brano Mother insieme a The Band. Tra il 1990 e il 1991 ha una relazione con Anthony Kiedis, cantante del gruppo Red Hot Chili Peppers, che le dedica la canzone I Could Have Lied contenuta nell'album Blood Sugar Sex Magik. Nel 1992 la cantante pubblica il terzo album Am I Not Your Girl?, composto da una serie di omaggi a celebri standard jazz che abbracciano circa sessant'anni di storia della canzone, più l'inedito Success Has Made a Failure of Our Home del cui testo è autrice. STRAPPATA IN DIRETTA LA FOTO DI GIOVANNI PAOLO II Nel 1992, dopo che Sinéad ebbe manifestato l'intenzione di non esibirsi in New Jersey qualora fosse stato eseguito l'inno nazionale degli Stati Uniti d'America, Frank Sinatra dichiarò che l'avrebbe volentieri «presa a calci nel sedere». L'8 ottobre dello stesso anno, cantando il brano War di Bob Marley durante il programma televisivo della NBC Saturday Night Live, Sinéad cambiò alcune frasi dell'ultima strofa, facendo esplicito riferimento alla pedofilia di cui erano stati accusati membri della Chiesa cattolica negli Stati Uniti d'America e al termine dell'esibizione strappò davanti alla telecamera una foto di Papa Giovanni Paolo II dicendo: Fight the real enemy! («Combattete il vero nemico!»). In conseguenza del gesto, pochi giorni dopo - 16 ottobre - quando la cantante salì sul palco del Madison Square Garden in occasione del concerto dedicato ai trent'anni di carriera di Bob Dylan, il pubblico cominciò a fischiarla e insultarla. Sinéad dapprima attese in silenzio che il pubblico si placasse, quindi perse le staffe, fece segno di non avere alcuna intenzione di cantare e incominciò a recitare proprio il testo della canzone di Marley interpretata la settimana prima in televisione. [...] L'album del 1994 Universal Mother non ottiene particolari consensi, e in realtà anche gli album successivi non arriveranno più a toccare il picco di popolarità dei primi album, anche per via del diradarsi delle apparizioni pubbliche della cantante e alla scarsa promozione dei suoi lavori. Nei tardi anni novanta la cantante è stata ordinata prete da un movimento "cattolico" indipendente, decidendo di farsi chiamare Madre Bernadette Mary, annunciando nel 2003 di avere intenzione di abbandonare l'industria discografica. Pur continuando a esibirsi dal vivo, nel 2005 dichiara in una intervista concessa a Interview che la sua missione è "salvare Dio dalla religione". Il 27 dicembre 2011 la cantante divorzia dal marito Barry Herridge, con il quale si era sposata a Las Vegas appena diciotto giorni prima. Il 5 marzo 2012 pubblica l'album How About I Be Me (And You Be You)?. Il successivo 23 aprile annuncia l'annullamento di tutte le date del suo tour a causa di un disturbo bipolare. [...] I DIVORZI, LA MALATTIA MENTALE, LA MORTE DEL FIGLIO MINORENNE Il 16 marzo 2015 Sinéad O'Connor dichiara sulla sua pagina Facebook che non canterà più Nothing Compares 2 U perché non la sente più sua e non riesce a dare emozioni al brano. Il 29 novembre 2015 dalla stessa pagina dichiara: «Le ultime due notti mi hanno distrutto. Ho preso un'overdose. Non c'è altro modo per ottenere rispetto. Non sono a casa, sono in un hotel da qualche parte in Irlanda, sotto un altro nome. Finalmente vi siete sbarazzati di me.» La dichiarazione allerta le autorità irlandesi che poi rassicurano il pubblico sulle sue condizioni di salute. L'8 agosto 2017 pubblica un video di 11 minuti nel quale fra l'altro dichiara: «Sono da sola, tutti mi trattano male e sono malata. Le malattie mentali sono come le droghe. Vivo in un motel Travelodge in New Jersey e sono da sola. E non c'è niente nella mia vita eccetto il mio psichiatra, la persona più dolce al mondo, che mi tiene in vita. Voglio che tutti sappiano cosa significa e perché faccio questo video. Le malattie mentali sono come le droghe, sono uno stigma. All'improvviso, tutte le persone che dovrebbero amarti e prendersi cura di te ti trattano male». Il 19 ottobre 2018 annuncia pubblicamente di essersi convertita all'Islam adottando il nome di Shuhada' Davitt. Nel 2021 pubblica la sua autobiografia Rememberings. Il 7 gennaio 2022 il figlio Shane di soli 17 anni, avuto da una relazione col cantante folk Donal Lunny, viene ritrovato morto. È la stessa cantante a darne annuncio sul suo profilo Twitter. Il ragazzo era scomparso da due giorni, dopo essere scappato da un centro psichiatrico dove era ricoverato per aver manifestato tendenze suicide. Sinéad O'Connor viene trovata senza vita nel suo appartamento londinese il 26 luglio 2023. La famiglia diffonde la notizia del decesso tramite un comunicato affidato all'Irish Times, senza specificarne le cause. [...] Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Addio a Sinead O'Connor, tormentata anima dei nostri tempi" si scoprono altri particolari della vita della cantante. Ecco l'articolo pubblicato su Gay.it il 26 luglio 2023: Sinead O'Connor ci ha lasciati oggi, 26 Luglio 2026, all'età di 56 anni. [...] Nel 1990, Sinéad O'Connor conquistò fama mondiale con "Nothing compares to you", trasformandosi da promessa indie britannica in una superstar globale. La canzone, scritta originariamente da Prince per i Family, divenne un inno dei cuori spezzati grazie alla magistrale interpretazione di Sinéad nel suo album "I do not want what I haven't got". La versione di Sinéad era diversa dall'originale, più orchestrata e carica di sentimento, e il toccante videoclip contribuì al suo successo. Contrariamente al significato originale, incentrato sulla tristezza di un amore fallito (scritto da Prince pensando a Susannah Melvoin, tastierista uscita da una relazione infelice), la versione di Sinéad era un omaggio a sua madre, con cui aveva un rapporto tormentato. [...] Prince non ne fu soddisfatto e decise di incontrare Sinéad. L'incontro fu spiacevole e finì con un'accesa discussione, culminata con Sinéad che lasciò la scena dopo aver sputato addosso all'autore del brano. Sinead ha avuto una relazione difficile con i propri genitori e con i membri della sua famiglia. Parlò senza infingimenti di infanzia difficile, di abusi subiti da sua madre. [...] O'Connors ha avuto diverse battaglie legali per ottenere la custodia dei suoi figli, che sono stati coinvolti in dispute familiari pubbliche. [...] Sinead O'Connor è stata sposata quattro volte e ha avuto relazioni tumultuose con vari partner. I suoi matrimoni e divorzi hanno alimentato la speculazione e le voci sui tabloid. John Reynolds: Il suo primo matrimonio è stato con John Reynolds, un produttore musicale irlandese, nel 1987. La coppia ha avuto un figlio di nome Jake, nato nel 1987. Il loro matrimonio è terminato nel 1991. Nicholas Sommerlad: Nel 2001, Sinead si è sposata con Nicholas Sommerlad, uno scrittore britannico. Hanno avuto un figlio di nome Shane, nato nel 2004. Il loro matrimonio è terminato nel 2004. Steve Cooney: Nel 2010, Sinead si è sposata con Steve Cooney, un musicista irlandese. Il loro matrimonio è durato solo pochi mesi e si sono separati nello stesso anno.
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