• Intervista al Tenore San Gavino di Oniferi

    14 JUN. 2024 · Il canto a tenore della Sardegna nel Festival di musica antica di Stoccolma   Nel corso del workshop intitolato Collaboration with the Nordic early music scene, inserito nel programma della conferenza del REMA / Early music in Europe, tra i vari temi affrontati nella discussione tra i partecipanti,  c’è stato anche quello della opportunità di includere musiche di tradizione orale nel contesto delle iniziative e manifestazioni dedicate alla musica antica. Ma la risposta era già presente nel programma musicale dello Stockholm Early Music Festival, che ha ospitato la conferenza, nel quale risaltava la presenza dei cantori del Tenore San Gavino di Oniferi rappresentanti del canto polivocale di tradizione orale che nel 2005 è stato proclamato “capolavoro” e che nel 2008 è entrato ufficialmente a far parte della Lista del Patrimonio Culturale Intangibile dell’Umanità.  Il concerto si è svolto nella Chiesa Finlandese del quartiere storico di Gamla Stan dove il Tenore di Oniferi, composto da tre fratelli Francesco, Carmine e Giovanni Pirisi, rispettivamente boche, mesu boche, e contra e da Giuseppe Brau bassu, ha intonato le diverse forme della tradizione del canto che pur non essendo databile è l’espressione arcaica e ancestrale di una originalissima arte poetico-vocale. Nell'intervista i tre fratelli descrivono le caratteristiche dei differenti ruoli armonici e timbrici del canto a tenore, e raccontano anche come hanno imparato a praticarlo fin da da ragazzi, secondo le modalità tradizionali di assimilazione e apprendimento delle generazioni precedenti. Paolo Scarnecchia
    29m 7s
  • Intervista a Peter Pontvik

    9 JUN. 2024 · Il Barocco latinoamericano a Stoccolma Il Festival di musica antica di Stoccolma è stato preceduto dalla conferenza internazionale intitolata Nordic Early Music in a Global Context, all’interno della quale si è svolta anche la conferenza annuale del REMA / Early Music in Europe. Rappresentanti di diversi paesi europei si sono incontrati con numerosi colleghi scandinavi, che fanno parte della rete NORDEM (Nordic Early Music), ragionando su possibili strategie per dare un nuovo impulso agli scambi, alla collaborazione e alla diffusione nell’ambito della cosiddetta musica antica, che non è soltanto una definizione cronologica ma anche, e forse oggi soprattutto, una condivisione della prassi musicale storicamente informata.  In questa intervista Peter Pontvik, il direttore artistico dello Stockholm Early Music Festival, racconta l’importanza di queste intense giornate di incontri, parlando anche di progetti che per il momento sono sogni nei cassetti, e della sua esperienza di vita che lo ha spinto a formare l’Ensemble Villancico con il quale esegue musiche del XVII e XVIII secolo di diversi paesi latinoamericani. Gli esempi musicali presenti nel podcast sono stati registrati durante le prove del concerto del suo ensemble che si è svolto nella seconda giornata del Festival nella Chiesa germanica che si trova nel cuore dello storico quartiere di Gamla Stan.                                                          Paolo Scarnecchia
    17m 31s
  • Intervista a Carlo Ipata -Auser Musici

    5 JUN. 2024 · L’Offerta musicale di Auser Musici aspettando il Festival Toscano di Musica Antica Risonanze     Per attirare l’attenzione nei confronti del https://ftma.it diretto da Carlo Ipata, che si svolgerà a Pisa dal 27 giugno al 7 luglio 2024, il flautista con il suo ensemble Auser Musici ha organizzato un incontro con la stampa nella Villa di Corliano, durante il quale ha eseguito la prova generale di un concerto dedicato all’Offerta Musicale di Bach, presentato poi nella stagione musicale della Scuola Normale Superiore della città toscana.   A proposito di risonanze, la scelta della dimora storica rinascimentale di Corliano non poteva essere più appropriata, poiché la Villa è stata la sede di un accademia frequentata dai musicisti riuniti attorno alla figura di Giovanni Bardi, che alle soglie del Seicento concepirono il nuovo stile della monodia accompagnata in stile rappresentativo dalla quale nacque l’opera. Tale scelta simbolica rappresenta l’identità di Auser Musici che ha posto al centro della sua attività artistica la riscoperta e la valorizzazione di alcuni musicisti toscani come ad esempio Barsanti, Cesti e Gasparini.  Dopo oltre venti anni di attività l’ensemble si è misurato per la prima volta con l’enigmatico capolavoro bachiano eseguito, in accordo con l’Oratio della Institutio oratoria di Quintiliano, da Carlo Ipata (flauto), Giulia Nuti (clavicembalo), Mauro Lopes (violino), Beatrice Scaldini (violino) e Francesco Tomei (viola da gamba). All’inizio e alla fine del podcast nel quale Ipata parla della storia del suo gruppo e di quella del festival, si ascoltano due brevi passaggi di questa prova generale, mentre gli altri esempi musicali sono tratti dalle principali registrazioni discografiche di Auser Musici.                                                                                            Paolo Scarnecchia  
    23m 53s
  • Intervista a Pisani e Granata (parte seconda)

    17 MAY. 2024 · “Con le man vezzose e vaghe sì soave l'arpa tocchi”   Molti tra i più importanti compositori attivi a Roma nel Seicento erano noti anche per lo strumento di cui erano considerati suonatori virtuosi. Basta ricordare i nomi di Marco Marazzoli, Orazio Michi, e Giovan Carlo Rossi, chiamati semplicemente Marco, Orazio e Carlo “dell'Arpa”. Chiara Granata, fondatrice dell’ensemble arpistico La Smisuranza, e il tenore  Riccardo Pisani hanno indagato e ricercato le loro musiche inedite, custodite in diversi archivi e biblioteche, per mettere il risalto l’importanza dello strumento legato all’accompagnamento del canto.   Dopo aver eseguito in diversi luoghi il programma musicale Ritratti d’arpe, nel maggio del 2023 hanno presentato un concerto nella Galleria Borghese di Roma, intitolato La nascita dell’arpa doppia. Compositori e arpisti nella Roma del Seicento, nell’ambito del progetto “I Borghese e la Musica”, e a marzo del 2024 hanno delineato  i ritratti di questi musicisti nel corso di una visita guidata dedicata alla celebre Arpa Barberini conservata nel Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. Parallelamente hanno registrato una parte importante delle musiche di questi compositori per il disco Harpa Romana, che rivela la significativa presenza dello strumento sulla scena musicale della città nella quale la creazione artistica era stimolata e favorita dal mecenatismo e dalla protezione delle più importanti famiglie aristocratiche. In questo podcast diviso in due parti Chiara Granata e Riccardo Pisani raccontano il loro lavoro di ricerca e di interpretazione delle musiche di questi autori registrate per la prima volta, dalle quali emerge un interessante e originale quadro della cultura  tardorinascimentale e barocca coltivata a Roma insieme e alla pari con le altre arti. Tutti gli esempi musicali sono tratti dal loro disco, tranne quello iniziale che è stato registrato insieme all'intervista in una pausa della prova del concerto presentato nella Galleria Borghese.                                                                         Paolo Scarnecchia
    19m 44s
  • Intervista a Pisani e Granata (parte prima)

    17 MAY. 2024 · “Con le man vezzose e vaghe sì soave l'arpa tocchi”   Molti tra i più importanti compositori attivi a Roma nel Seicento erano noti anche per lo strumento di cui erano considerati suonatori virtuosi. Basta ricordare i nomi di Marco Marazzoli, Orazio Michi, e Giovan Carlo Rossi, chiamati semplicemente Marco, Orazio e Carlo “dell'Arpa”. Chiara Granata, fondatrice dell’ensemble arpistico La Smisuranza, e il tenore  Riccardo Pisani hanno indagato e ricercato le loro musiche inedite, custodite in diversi archivi e biblioteche, per mettere il risalto l’importanza dello strumento legato all’accompagnamento del canto.   Dopo aver eseguito in diversi luoghi il programma musicale Ritratti d’arpe, nel maggio del 2023 hanno presentato un concerto nella Galleria Borghese di Roma, intitolato La nascita dell’arpa doppia. Compositori e arpisti nella Roma del Seicento, nell’ambito del progetto “I Borghese e la Musica”, e a marzo del 2024 hanno delineato  i ritratti di questi musicisti nel corso di una visita guidata dedicata alla celebre Arpa Barberini conservata nel Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. Parallelamente hanno registrato una parte importante delle musiche di questi compositori per il disco Harpa Romana, che rivela la significativa presenza dello strumento sulla scena musicale della città nella quale la creazione artistica era stimolata e favorita dal mecenatismo e dalla protezione delle più importanti famiglie aristocratiche.   In questo podcast diviso in due parti Chiara Granata e Riccardo Pisani raccontano il loro lavoro di ricerca e di interpretazione delle musiche di questi autori registrate per la prima volta, dalle quali emerge un interessante e originale quadro della cultura  tardorinascimentale e barocca coltivata a Roma insieme e alla pari con le altre arti. Tutti gli esempi musicali sono tratti dal loro disco, tranne quello iniziale che è stato registrato insieme all'intervista in una pausa della prova del concerto presentato nella Galleria Borghese.                                                                         Paolo Scarnecchia
    17m 59s
  • Intervista a Catalina Vicens, Dionysos Now (parte seconda)

    7 MAY. 2024 · Willaert e Ligeti in dialogo nella chiesa di San Lorenzo in Miranda del Foro Romano Il 26 marzo nella chiesa romana di San Lorenzo in Miranda l’ensemble https://www.dionysosnow.com/en/, formato dai tenori Tore Tom Denys, Bernd Oliver Fröhlich, Julian Podger, dal controtenore Franz Vitzthum, dal basso-baritono Tim Scott Whiteley e dal basso Joachim Höchbauer, ha intonato la Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannem di Adrian Willaert, che è stato uno dei più importanti compositori franco-fiamminghi del XVI secolo. L’evento promosso in occasione della attuale presidenza belga del Consiglio dell'Unione Europea, ha offerto l’opportunità di ascoltare una composizione quasi sconosciuta del musicista che per oltre trent’anni è stato maestro di cappella della Basilica di San Marco a Venezia, e attorno al quale si sono formati alcuni tra i più importanti protagonisti dell’arte e della teoria musicale rinascimentale.   Dionysos Now! è un progetto curato dal tenore Tore Tom Denys, ed è il nome dell’ensemble vocale da lui formato nel 2020 per mettere in risalto la produzione musicale di Adrian Willaert, che è meno conosciuta rispetto a quella di altri grandi maestri della polifonia franco-fiamminga, con la voglia e il desiderio di comunicare la sua bellezza capace di andare oltre la dimensione di una creazione del passato e di poter trasmettere delle profonde emozioni anche nel qui e ora del tempo presente.   A questo proposito Denys ha invitato la clavicembalista Catalina Vicens ad eseguire due composizioni di Ligeti, Hungarian Rock e Continuum, poste fra le tre parti nelle quali l’ensemble vocale ha suddiviso l’intonazione della Passio, e questo particolare accostamento si può ascoltare chiaramente negli esempi musicali registrati durante il concerto che sono presenti soprattutto nella prima parte del podcast. Nella prima intervista Denys spiega l’importanza di Willaert e di come siano nate l’idea del nome dell’ensemble e della alternanza tra la sua musica e quella del compositore di origine ungherese, mentre nella seconda Vicens racconta dal suo punto di vista le caratteristiche di questo dialogo inusitato tra la polifonia rinascimentale e la musica clavicembalistica di uno dei grandi maestri della musica del secondo Novecento. Paolo Scarnecchia
    8m 6s
  • Intervista a Tore Tom Denys, Dionysos Now (parte prima)

    7 MAY. 2024 · Willaert e Ligeti in dialogo nella chiesa di San Lorenzo in Miranda del Foro Romano   Il 26 marzo nella chiesa romana di San Lorenzo in Miranda l’ensemble https://www.dionysosnow.com/en/, formato dai tenori Tore Tom Denys, Bernd Oliver Fröhlich, Julian Podger, dal controtenore Franz Vitzthum, dal basso-baritono Tim Scott Whiteley e dal basso Joachim Höchbauer, ha intonato la Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannem di Adrian Willaert, che è stato uno dei più importanti compositori franco-fiamminghi del XVI secolo.   L’evento promosso in occasione della attuale presidenza belga del Consiglio dell'Unione Europea, ha offerto l’opportunità di ascoltare una composizione quasi sconosciuta del musicista che per oltre trent’anni è stato maestro di cappella della Basilica di San Marco a Venezia, e attorno al quale si sono formati alcuni tra i più importanti protagonisti dell’arte e della teoria musicale rinascimentale.   Dionysos Now! è un progetto curato dal tenore Tore Tom Denys, ed è il nome dell’ensemble vocale da lui formato nel 2020 per mettere in risalto la produzione musicale di Adrian Willaert, che è meno conosciuta rispetto a quella di altri grandi maestri della polifonia franco-fiamminga, con la voglia e il desiderio di comunicare la sua bellezza capace di andare oltre la dimensione di una creazione del passato e di poter trasmettere delle profonde emozioni anche nel qui e ora del tempo presente. A questo proposito Denys ha invitato la clavicembalista Catalina Vicens ad eseguire due composizioni di Ligeti, Hungarian Rock e Continuum, poste fra le tre parti nelle quali l’ensemble vocale ha suddiviso l’intonazione della Passio, e questo particolare accostamento si può ascoltare chiaramente negli esempi musicali registrati durante il concerto che sono presenti soprattutto nella prima parte del podcast.   Nella prima intervista Denys spiega l’importanza di Willaert e di come siano nate l’idea del nome dell’ensemble e della alternanza tra la sua musica e quella del compositore di origine ungherese, mentre nella seconda Vicens racconta dal suo punto di vista le caratteristiche di questo dialogo inusitato tra la polifonia rinascimentale e la musica clavicembalistica di uno dei grandi maestri della musica del secondo Novecento.
    31m 34s
  • Intervista a Florence Bolton e Benjamin Perrot (parte seconda)

    30 ABR. 2024 · Le quattro epoche del sogno della musica inglese del Settecento   Nella storia dell’ensemble francese La Rêveuse, fondato e diretto da Florence Bolton e Benjamin Perrot, la musica inglese occupa un posto speciale e nel corso degli ultimi anni il gruppo ha registrato quattro dischi, di cui tre  già pubblicati, dedicati ai differenti aspetti del suo versante strumentale. Si tratta di un progetto nato dalla ricerca delle musiche di compositori meno noti e contemporanei dei grandi maestri che hanno segnato la storia dell’arte musicale britannica come Purcell e Handel.  I titoli di questi dischi indicano la cronologia delle diverse generazioni attive nella capitale e nel loro insieme costituiscono una sorta di ritratto musicale della Londra nel Settecento scandita simbolicamente in tappe ventennali. Da London circa 1700. Purcell & his generation, passando per London circa 1720. Corelli’s legacy, e London circa 1740. https://www.youtube.com/watch?v=F_61Wq1uURc, dopo aver esplorato la musica barocca si arriva allo stile galante e della sensibilità che si potrà ascoltare al momento della pubblicazione di London circa 1760. Bach, Abel and friends. La Rêveuse prende il nome da una pagina musicale di Marin Marais, compositore che ha un posto importante nella discografia del gruppo e in agosto uscirà un nuovo CD a lui dedicato. Ma indubbiamente l’interesse verso la cultura musicale britannica è uno degli aspetti che caratterizza la storia di questo ensemble che utilizza copie di strumenti storici seguendo scrupolosamente la prassi esecutiva storicamente informata ma lasciando spazio anche alla creatività nella scelta dell’ornamentazione,  dell’interpretazione, e con una particolare attenzione alla varietà dei colori timbrici.   Nella conversazione presente nel podcast Florence Bolton e Benjamin Perrot parlano  della loro curiosità e attrazione nei confronti della musica inglese e di cosa ha ispirato questa interessante serie di ritratti panoramici tesi a illuminare angoli nascosti della storia della musica britannica dalla fine del XVII secolo a buona parte del XVIII. Il primo CD è stato pubblicato dalla Mirare e i successivi dalla Harmonia Mundi, e tra gli esempi musicali presenti nella seconda parte del podcast c’è anche una piccola anteprima del quarto volume che nel 2025 andrà a completare la serie “London”.                                                                       Paolo Scarnecchia
    23m 7s
  • Intervista a Florence Bolton e Benjamin Perrot (parte prima)

    30 ABR. 2024 · Le quattro epoche del sogno della musica inglese del Settecento   Nella storia dell’ensemble francese La Rêveuse, fondato e diretto da Florence Bolton e Benjamin Perrot, la musica inglese occupa un posto speciale e nel corso degli ultimi anni il gruppo ha registrato quattro dischi, di cui tre  già pubblicati, dedicati ai differenti aspetti del suo versante strumentale. Si tratta di un progetto nato dalla ricerca delle musiche di compositori meno noti e contemporanei dei grandi maestri che hanno segnato la storia dell’arte musicale britannica come Purcell e Handel. I titoli di questi dischi indicano la cronologia delle diverse generazioni attive nella capitale e nel loro insieme costituiscono una sorta di ritratto musicale della Londra nel Settecento scandita simbolicamente in tappe ventennali. Da London circa 1700. Purcell & his generation, passando per London circa 1720. Corelli’s legacy, e London circa 1740. https://www.youtube.com/watch?v=F_61Wq1uURchttps://www.youtube.com/watch?v=F_61Wq1uURc, dopo aver esplorato la musica barocca si arriva allo stile galante e della sensibilità che si potrà ascoltare al momento della pubblicazione di London circa 1760. Bach, Abel and friends.   La Rêveuse prende il nome da una pagina musicale di Marin Marais, compositore che ha un posto importante nella discografia del gruppo e in agosto uscirà un nuovo CD a lui dedicato. Ma indubbiamente l’interesse verso la cultura musicale britannica è uno degli aspetti che caratterizza la storia di questo ensemble che utilizza copie di strumenti storici seguendo scrupolosamente la prassi esecutiva storicamente informata ma lasciando spazio anche alla creatività nella scelta dell’ornamentazione,  dell’interpretazione, e con una particolare attenzione alla varietà dei colori timbrici.   Nella conversazione presente nel podcast Florence Bolton e Benjamin Perrot parlano  della loro curiosità e attrazione nei confronti della musica inglese e di cosa ha ispirato questa interessante serie di ritratti panoramici tesi a illuminare angoli nascosti della storia della musica britannica dalla fine del XVII secolo a buona parte del XVIII. Il primo CD è stato pubblicato dalla Mirare e i successivi dalla Harmonia Mundi, e tra gli esempi musicali presenti nella seconda parte del podcast c’è anche una piccola anteprima del quarto volume che nel 2025 andrà a completare la serie “London”.                                                                        Paolo Scarnecchia
    18m 41s
  • Intervista a Enrico Gatti e Francesco Zimei

    23 ABR. 2024 · Alla radice del libro curato dal violinista Enrico Gatti e dal musicologo Francesco Zimei c’è il convegno internazionale “Arcomelo 2013. Studi nel terzo centenario della morte di Arcangelo Corelli”, organizzato a Fusignano, la città natale del compositore che nel 1706 a Roma entrò a far parte della Accademia dell’Arcadia con il nome di Arcomelo, a cui più tardi si aggiunse Erimanteo. Questa  raccolta di saggi è il risultato di indagini e temi di ricerca avviati e poi proseguiti nel corso degli ultimi anni in una prospettiva multidisciplinare, e le scoperte più importanti raccontate e analizzate nei diversi testi riguardano due lettere inedite del celebre violinista e un ritratto giovanile, contestualizzati e inquadrati in ambito paleografico, storico artistico e socio economico.  Il libro pubblicato dalla https://www.lim.it/it/opere-collettive/6686-il-giovane-corelli-9788855433488.htmlgrazie a una raccolta di fondi di numerosi sottoscrittori, è diviso in tre sezioni. La prima riguarda l’iconografia e contiene saggi di Zimei, Enrico Ghetti, Gatti e Fabrizio Longo. La seconda è dedicata all’epistolario con testi di Sara Bischetti, Gatti, e quello a doppia firma di Lucilla Nuccetelli e Lucrezia Vardaro. La terza riunisce tre saggi sotto l’etichetta di “Corollari”, rispettivamente di Fiorenzo Landi, Gilberto Ceranto jr. e Antonella D’Ovidio. La sezione di iconografia musicale non riguarda solo la comparazione tra i diversi ritratti corelliani messi a confronto con la nuova acquisizione di quello giovanile, ma anche più in generale la tenuta dello strumento e dell’arco a confronto con numerose raffigurazione pittoriche di musicisti nell’atto di suonare il violino. Allo stesso modo in quella epistolare e in quella dei corollari ci sono documenti relativi a diverse personalità della cultura e della società dell’epoca di Corelli che arricchiscono il panorama ricostruito attorno al ritratto dell’artista da giovane.   In questo podcast i due curatori del libro raccontano le loro scoperte e l’importanza dei documenti illustrati e analizzati nei diversi saggi, e il loro dialogo è accompagnato da esempi musicali che ad eccezione del riferimento all’opera quinta interpretata dall’Ensemble 415, sono tutti eseguiti dall’Ensemble Aurora diretto e formato da Enrico Gatti nel nome dell’interesse nei confronti del compositore di Fusignano.                                                                          Paolo Scarnecchia
    19m 15s
Podcast del Giornale della Musica curato da Paolo Scarnecchia dedicato al mondo della musica antica.
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