• Ipocondriaci emotivi - IL CUORE NON SI VEDE di Chiara Valerio (Einaudi)

    20 MAY. 2024 · Conosco una persona il cui cuore è solo un’ombra, che vive in apnea e digerisce male. È una persona a cui voglio molto bene, il cui cuore so essere stato pulsante: adesso sono io che provo ad essere il suo cuore, perché mi innalzo con superbia a volerne interpretare la parte. Il muscolo incaricato di amministrare le relazioni non funziona come dovrebbe, si è annichilito e poi è sparito e in questo modo lascia tutto in freeze; si lascia guardare, studiare, si lascia sgridare a colpi d’ira, forse a volte vuole capire e ricordare è ciò che spera lo riaccenda - con nessun risultato. Forse a volte capisce che una scomparsa è l’unica via possibile per una ricreazione, ma se ci si sofferma troppo il cuore mancante corre veloce verso i pensieri facili: la memoria, appunto. Il cuore continua a non esistere perché esistere con difficoltà è più complesso che non esistere proprio, come tutti gli ostacoli che si frappongono fra noi e il futuro. Stare nel passato non si può, e ciò che verrà è incerto, quindi rimaniamo fermi, magari aspettando di essere salvati ma probabilmente ancora di più aspettando di scomparire del tutto. Il paradosso è che la scomparsa vibra nelle persone che la vivono indirettamente e a questo non c’è soluzione senza che si sgretolino piano anche loro, perdendo il cuore che hanno provato a prestare e che non hanno saputo come rimpiazzare - protagoniste di una storia in cui sono capitate loro malgrado.
    11m 56s
  • Ambiente: siamo il problema (ma anche la soluzione) - POSSIAMO SALVARE IL MONDO, PRIMA DI CENA di Jonathan Safran Foer (Guanda)

    30 ABR. 2024 · Perdonatemi se non sarò all’altezza di un argomento così, perché è spinoso, perché si attacca alla quotidianità di ognunə di noi, perché graffia la nostra superficie e lacera la tranquillità in cui vorremmo vivere. Oppure distrugge il benessere emotivo nato da una colpa “in seconda”: sì, potrei fare qualcosa ma finché chi sta meglio di me non lo farà, è inutile che mi muova. Parlare di cambiamento climatico è noioso, ripetitivo, ci diciamo sempre che abbiamo superato il limite; quindi perché darsi tanta pena? Ma che significa darsi pena? Cosa significa sacrificio nella nostra società? Per la regola del più abbiamo e più vogliamo, ogni cosa che siamo chiamati a togliere diventa un sacrificio pure se non è essenziale per la nostra sopravvivenza, e la nostra poca vocazione al sacrificio poi va a gravare sulla sopravvivenza di chi il nostro privilegio non lo ha. E ci interessa? Prevalentemente no, finché non saremo noi quelli a rischio sopravvivenza. Che la Terra fosse un gioiello da preservare e curare lo capirono gli astronauti dell’Apollo 11 quando la videro dalla luna: una palla sospesa nel vuoto, brillante nel buio totale. Siamo nel pieno di una crisi ambientale e ancora facciamo i confronti con i decenni passati senza considerare i progressi industriali e dei nostri stili di vita. Proviamo a raccontarci che non è ancora tutto perduto, qualcuno che non saremo noi a vivere la vera Apocalisse, ringraziando di essere morto per quando avverranno cataclismi ben peggiori di quelli che viviamo adesso. Ma la verità è che ne siamo tutti consapevoli, ma troppo vigliacchi per cambiare il nostro stile di vita fatto di diversi viaggi in aereo all’anno, di braciate, di allevamenti intensivi, di ordini online che devono arrivare nell’arco di 24 ore, di moda a basso costo. Ma Foer tutto questo lo dice con la freddezza di chi fa ancora parte dei consapevoli colpevoli; ci dice che nessunə è un eroe capace di quasi azzerare il proprio impatto ambientale, ma in ogni battaglia c’è bisogno della partecipazione di tuttə e il modo più facile per prendere una posizione a favore dell’ambiente è ridurre drasticamente il consumo di prodotti di origine animale. Io, grande consumatrice di Kinder pinguì, continuerò a concedermeli quando mi andranno, seppur limitandone l’acquisto. Percepirò il cambiamento in maniera tangibile? No. Supporterò qualcuno a farlo? Sì. Siamo d’esempio per lə altrə, e non smettiamo di farci ispirare.
    15m 25s
  • Una domanda che dovrei farmi - PENSI DI STARE MEGLIO? di Edo Massa (Minimum Fax)

    11 ABR. 2024 · No, non oserei mai. Figurati. Ho pianto mentre ridevo, o meglio, ho riso mentre piangevo. Le due cose sono un po’ diverse anche se cambia solo l’ordine degli addendi. Apparentemente uguale, se Camillo ha 5 mele e poi ne compra altre 3, oppure ha 3 mele e poi ne compra altre 5, sono sempre 8. Ma è il bisogno delle mele che cambia, non so se mi spiego: al secondo Camillo tre mele non bastano proprio, tant’è che ne compra non altre 3, ma 5, ed evidentemente io avevo più bisogno di piangere fiumi di lacrime. Spero di essere stata chiara. Al di là delle vignette riderecce sulla difficoltà di condividere le emozioni, soprattutto se ne nella società sei chiamato a rappresentare la figura statuaria dell’uomo™️, la gestione delle emozioni è qualcosa che finché non ti trovi in un burrone pensi che sia una fanfaronata da femmine e pure da femmine senza self empowerment (aggiungo io). Gestire le emozioni, arrabbiarsi con criterio, soffrire guardando al futuro son quelle cose da compito a casa che non trovano applicazione nella realtà: complicare i comportamenti - invece - fa parte della realtà. In questo graphic novel si intrecciano la vita reale, la vita immaginata, la vita temuta, le relazioni reali, immaginate, temute; un invito a guardare dentro sé stessi per imparare a rapportarsi con gli altri, un piccolo diamante per ritrovare le grosse piattaforme salvagenti sparse nell’oceano dei dubbi e delle insicurezze, frasi che sembrano fatte, pensieri che sembrano banali ma che fanno rifiorire, il tutto tra un molto virile e poco collaborativo Batman e una molto fiscale e poco inclusiva Queer police. Tutto racchiudibile in una metafora che ho amato: sta meglio chi ca*a o chi sta a guardare?
    13m 25s
  • L'ottimismo è il profumo della vita - MORIREMO TUTTI, MA NON OGGI di Emily Austin (Blackie Edizioni)

    27 MAR. 2024 · Sono quel tipo di persona che per aprire questo libro - e per scrivere queste parole - ha dovuto fare un difficile passo: per prima cosa ho paura di stuzzicare il destino e poi sapevo che mi sarei imbattuta in una personalità molto familiare. Tante volte da piccola, ma anche adesso, penso alla fine del mondo e penso alle bare che volteggiano nell’universo - penso alla fine di tutto. Tipo anche “che ne sarà dei libri” o anche “ma le persone che conosco adesso le ritroverò in un’altra vira” “esiste un’altra vita. Sono quel tipo di persona che prima di pensare al proprio stato emotivo pensa a risollevare e preservare quello altrui, sono una tartaruga che ritira testa e gambe nel suo guscio ma che silenziosa osserva il mondo. O almeno credo. A tanta gente dire di essere così suonerebbe strano, perché una vera azione positiva verso gli altri non c’è mai, c’è sempre, boh, la speranza, la parola, un abbraccio nella testa e un’infinita tristezza quando vedo dell’infelicità. I gesti gentili nei miei confronti mi fanno piangere, le parole gentili nei miei confronti mi fanno piangere. L’altro giorno ho scritto alla mia libraia che forse non sarei andata ad un incontro perché avevo passato una pessima notte - e una pessima mattina: se qualcuno fosse rimasto senza posto, che cedesse pure il mio di fronte alla certezza di un’occupazione. Mi ha risposto dicendo “per te un posto ci sarà sempre” e io ho pianto ancora di più, in macchina da sola e in coda per entrare a lavoro, perché dare valore allo spazio che una persona occupa la avvolge di un bene e di una consapevolezza di esistenza che non sempre è limpida. Questo è un po’ il punto di questa storia: dare e ricevere conferma del valore del nostro spazio occupato; non tanto scegliendo la felicità come suggeriscono frasi instagrammabili di persone che hanno fortemente voluto la felicità attraendola - la felicità non sempre è una scelta - ma ascoltando e riconoscendo le nostre azioni nel mucchio di tutta la discarica di pensieri che abbiamo nel cervello, lasciandoci ascoltare da chi vuole farlo e accettando con serenità che sì, anche noi siamo importanti per qualcuno. Non è vero che si riparte sempre da noi stessi e da noi da soli. Delle volte si riparte dagli altri e dalle mani che ci vengono tese in aiuto. «Ecco, te lo ricordi quel vuoto assoluto tutto intorno? E la paura - il terrore - che un posto per te forse nel mondo non esiste?» «Be’, bada bene ora, io sono un difensore dell’inalienabile diritto alla lagna, eh. E toglierei i diritti civili a chi ti caca il cazzo con i vari “c’è chi sta peggio”. Però ecco… Magari ricordare la strada che hai fatto per arrivare a questo punto…ti aiuta a camminare col cuore più leggero» Zerocalcare, Chiccazzomelaffattofa’
    16m 19s
  • Per ogni men c'è sempre un più - BENEVOLENZA COSMICA di Fabio Bacà (Adelphi)

    15 MAR. 2024 · Benevolenza cosmica è la parafrasi poetica di “serie inspiegabilmente lunga di floridi eventi”. È il cosmo che ti mette una mano sulla testa e te le fa andare tutte bene e se una deve fartela andare così così o al massimo maluccio, allora ti rende indietro una fortuna triplamente più rigogliosa. Chi non desidererebbe per qualche tempo avere una serie di fortunati eventi? Ma perché ho il sospetto che l’abitudine alla nostra realtà non ci farebbe godere una sega, ma anzi, ci lascerebbe diffidenti verso cotanta buona ventura? Forse per quell’incontrastabile verità cantata da Mago Merlino: “Per ogni men c’è sempre un più”, che peraltro potrebbe non riguardare solo le nostra persona, ma pure legami karmici inconsapevoli. Potremmo pure dire che per ogni Benevolenza cosmica, potrebbero essere scritti altrettanti Malevolenza cosmica. Invece che godersi questa scia a pieno e mettersi a vivere come un nababbo - che è quello che ci si aspetta dagli altri ma chissà se capitasse a noi, l’uomo comune e soprattutto l’uomo che fa del raziocinio la base della sua esistenza, crolla lentamente in una paranoia in costante crescita dovuta all’inspiegabilità di questo fenomeno (pur avendo qualche sprazzo di fiducia nella fortuna).  Guidati nella vita dalla ricerca della conferma della legge di Murphy in ogni circostanza, siamo noi che leggiamo a diffidare di questa fiorente e continua prosperità, quasi forse più del protagonista stesso. Con qualche variazione sul tema, credo che tuttə saremmo dei degni protagonisti di questa vicenda surreale - ad eccezione deə sognatorə: loro sì, che sanno godersi tutte le fortune.
    13m 16s
  • Di rotture e altri disastri emotivi - AVETE PRESENTE L'AMORE? di Dolly Alderton (Rizzoli)

    4 MAR. 2024 · Interrompere una relazione che si pensa già sistemata è causa di due grossi traumi: - Ci ritroviamo da soli - Le nostre certezze precipitano Cosa ne sarà di me? Cosa ne sarà pure dell’altra persona, che bene o male andrà avanti per la sua strada e reciprocamente non esisteremo più, o meglio, non esisteremo più come esistevamo prima: con l’intimità di prima, con gli abbracci e le carezze, le debolezze e i gossip e le freddure “da non dire a nessuno”. Da un momento all’altro quei gossip rimangono dentro di noi, senza poter avere un complice. Per l’appunto, l’altra sera ero ad ascoltare il concerto di un amico, che ha deciso di chiudere con una canzone dedicata ad una coppia di amici - Accompagnami sempre. Scrive, canta “Amare vuol dire poco o niente, seguire le stagioni poi non serve a capire la differenza tra volerti bene e farlo consapevolmente”. L’amore da adulti è fatto di tutto ciò che eravamo prima, di tutto ciò che ci aspettavamo in netto contrasto con quello che abbiamo creato e che a volte si scontra il passato e le aspettative di un altro. Per questo la consapevolezza di amare è un tratto fondamentale di questo sentimento che distingue l’amore trepidante/gioioso/disperato/totalizzante che proviamo da giovanissimi da quello cauto/un po’ disilluso/forse abitudinario/progettuale che sui trent’anni iniziamo a ricercare. Ahinoi, a volte l’amore consapevole si tramuta in amore nonostante la consapevolezza. Ed è qui che ci si incastra, imbarazzati e disperati per la nostra condizione di innamorati impetuosi e giovani in un corpo di qualche anno di più.
    9m 9s
  • Vivere e sopravvivere online - L'ANTIDOTO di Vera Gheno (Longanesi)

    26 ENE. 2024 · Quando sono nate Le Recensioni Ignoranti, avevo in testa di voler essere sincera con chi mi avrebbe letto. Su tutto: leggo un libro che non mi piace? E io ve lo dico che non mi piace, che è scritto così così, che sembra un minestrone. Poi però mi sono ricordata di quella volta, in cui facendo esattamente questo, in nome di una non ben motivata onestà verso “il mio pubblico” come se fossi una gran sommelier dei libri, ricevetti un commento risentito da parte dell’autore che avevo criticato e ci rimasi di merda. IO. Al di là dell’egocentrismo della questione in cui io critico e sempre io ci rimango di merda, quando ci ho ripensato è scattata la molla: scelgo di parlare di libri su un social, dove le motivazioni scritte possono essere travisate, mal interpretate oppure mal motivate proprio da parte mia, come posso scegliere di criticare pubblicamente il lavoro di un’altra persona quando posso semplicemente scegliere di non parlarne in questo luogo? Vorrei che tante persone leggessero questo saggio sulla vita online, perché spesso assisto a manifestazioni delle proprie opinioni che sarebbero adatte, che so, ad una conversazione con gli amici stretti: questo libro ricorda che il contesto in cui si affronta un tema è importante e sarebbe davvero bello, prima di aprir bocca, pensare “questa cosa la direi a voce alta mentre sono per la strada?”. Anche negli ultimi giorni, alcuni avvenimenti scatenati proprio da opinioni online hanno riacceso in tutte le classi di utenti - anche i non esperti - il dibattito sulla pericolosità del privilegio che abbiamo di poter esprimere le nostre idee/dubbi, senza alcun filtro in mezzo (e tristemente spesso senza alcun titolo). Da bambini ci insegnano a scrivere, a parlare, a porci in situazioni sociali più disparate: «Non si dicono le parolacce in pubblico» «Non si può scorreggiare in tram» «Al cinema si sta zitti» «A scuola non si possono mettere le gambe sul banco e si alza la mano se si vuole parlare» e nessuno ci ha spiegato il funzionamento e l’educazione ai social network come luoghi a sé stanti e pertanto bisognosi di regole perché alla loro nascita erano - nonostante si professassero come tali - una sorta di non luoghi in cui l’ego era il motore della nostra presenza, ma anche perché erano sostanzialmente fruibili nel tempo libero e per un lasso davvero minimo rispetto alla vita che passavamo offline. Non so se sia desueto o cringe definire un libro necessario, ma questo per me lo è: ho riflettuto su come mi pongo, sulla persona che vorrei essere, sui commenti a cui vorrei rispondere urlando, sui giustizieri ad ogni costo asfaltando persone sconosciute, sulle volte in cui lascio fare perché gli urlatori hanno virato su argomenti che non c’entrano niente, sulla parte di ascolto che manca, sulle tempeste nate intorno ai personaggi famosi, su Zerocalcare costretto da alcuni ad esprimersi su tematiche per le quali riteneva in quel momento di far silenzio, sulla politica che è diventata un post e sul becerismo che entra in politica. Ho parlato molto, adesso sto zitta.
    13m 52s
  • L'importanza del genere nell'essere icona - THE WOMAN IN ME di Britney Spears (Longanesi)

    15 NOV. 2023 · Ho sempre vissuto la figura di Britney Spears come un’icona di sregolatezza, frivolezze ed eccessi di ogni tipo. L’unico contatto che avevo con la sua figura, non amando il pop, era quello fornitomi dai giornalini di gossip che nient’altro fanno che alimentare un paradosso distopico al massimo: permettono a degli sconosciuti di conoscere unilateralmente la vita intima di altri azzerando la distanza solo da una parte. Questa storia è una riflessione profonda sul ruolo dei rotocalchi, dei giornalisti nel descrivere la realtà delle persone pubbliche, che hanno diritto, come ogni essere vivente, all’intimità e alla vita privata - priva dell’intrusione dei paparazzi. Britney Spears è sempre stata il modello della “bionda”, per me che non conoscevo la sua storia, il modello da non emulare, la ragazzina che del sogno di tanti aveva fatto un disastro. Invece, nella realtà dei fatti, è una donna che ha avuto il coraggio di parlare di salute mentale, degli abusi subiti, della cattiveria di chi si è approfittato della sua carriera artistica, della depressione post partum, della benevolenza riservata agli artisti rispetto alla totale inclemenza destinata alle artiste, madri non degne di questo ruolo, donne alle prese con il giudizio costante del loro corpo e non del loro lavoro. The woman in me è il riscatto di una persona che rivendica il suo diritto di essere, di esistere attraverso la sua voce, e non più solo quella di chi voleva metterla a tacere.
    17m 26s
  • Diventare adulti - 25 di Bernardo Zannoni (Sellerio)

    24 OCT. 2023 · Beh, è andato tutto storto e sono vivo Quest'anno scorso in fondo è stato solo positivo Anche se a volte nello specchio non mi riconosco Comincio così, con Bellissimo di Ghemon, questo mio pensiero su 25. Come ne I miei stupidi intenti, Zannoni racconta una storia improbabile che però è impressionabilmente condivisibile: una voce forte della nostra generazione che attraverso la figura di Gero e delle sue numerose folli ma normali disavventure parla del malessere di una generazione intera, che non sa ma deve scegliere tra gli scarti rimasti, invidiando i liceali che hanno davanti a sé la spregiudicatezza della gioventù senza l’onere di dimostrare che non solo si è cresciuti ma anche realizzati, arrivati, ma che forse proprio per questo si perde in un bicchier d’acqua e se ne vergogna, non ne parla riducendo alla fuga - in ogni senso - l’unica soluzione; un protagonista specchio di una generazione che galleggia in un fluido denso di desideri e compromessi, da una parte in gabbia e dall’altro troppo libero, forzatamente frenetico verso una direzione ignota. Commossa dal finale, Zannoni ha ricreato alla perfezione quel momento di leggerezza alla fine di un’esperienza sfiancante in cui coscienti dei problemi li si guarda con tenerezza e rinnovata fiducia; ché dopo essere rimbalzati come in un flipper lanciati da asticelle non sempre comandate da noi, rendersi conto che forse tutto questo sbatacchiare in qua e in là freneticamente ci ha portato ad essere lì - così leggeri, fa bene al cuore. L'aria stamattina è strana Senti l'energia che emana
    10m 16s
  • 19m 59s

“Nella vita di ognuno arriva prima o poi quel momento in cui siamo troppo logorroici, troppo felici, troppo paranoici o lamentosi anche per chi ci ha sempre voluto bene. Di...

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“Nella vita di ognuno arriva prima o poi quel momento in cui
siamo troppo logorroici, troppo felici, troppo paranoici o lamentosi anche per chi ci ha sempre
voluto bene. Di certo non sono io quella che si sostituisce a loro, non ne ho né tempo né voglia e poi
chi vi conosce, ma con questo podcast vorrei trovare una soluzione salvifica che ovvia al problema
di dover tediare amici e parenti. I libri sono un mezzo incredibile se usati con criterio: possono
risollevare gli animi, gettare nello sconforto, accendere l’adrenalina, rispondere a domande che
neanche sapevamo di avere e farcene di nuove (mannaggia), ci danno un La, ci divertono, ci
riportano indietro nel tempo e un sacco di altre cose belle (ma pure brutte). Eccallà, la soluzione:
vorrei semplicemente dare un’idea, un perché sì (un perché no), una situazione in cui leggere quel
determinato libro può essere una finestra per un dialogo con sé stessi invece che sfrantumare in
mille minuscoli pezzi le gonadi degli altri, oppure convincervi che se le cose vanno alla grande
perché dovete andare a pescare libri motivazionali – in caso contrario la responsabilità non è mia.
Roba breve, senza pretese, ma soprattutto senza volermi spacciare per una critica d’alto rango;
quando veniva distribuita l’abilità letteraria io ero in fila da lampredottaro: sono venuta su con
qualche disagio nell’eleganza, ma com’era bòno quel panino.”
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Autor BLACKCANDY PRODUZIONI
Categorías Libros
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