• Capziosi strumenti di contrasto al soccorso in mare

    4 DIC. 2022 · Il soccorso tramutato in polizia di frontiera https://ogzero.org/tag/rotte-migratorie/ «Fare molto rumore sulla presenza di ong per non affrontare il problema»: le parole di Riccardo Gatti (Médecins sans Frontières) inquadrano la pratica del boicottaggio per legge dei salvataggi. Si esaspera una situazione per nascondere l'orrore con cui si è risposto al fenomeno migratorio. «Le ong non dovrebbero esserci nel Mediterraneo», esordisce Alessandro Rocca (ResQ), ma non nella stessa accezione della volontà di sgombero dei mari da parte dei razzisti che speculano sui morti in mare in vista dei successi nelle loro urne colme di voti impauriti da campagne stampa mistificanti sia il fenomeno che i “taxi del mare”. In un mondo normale non dovrebbero sostituirsi alle flotte in dotazione ai paesi che si affacciano sui mari dove vengono spinti i migranti in situazioni di rischio. Piuttosto potrebbero essere agevolate nella costruzione di corridoi umanitari per chi fugge da guerre, miseria, persecuzioni... e invece, come ribadisce @RichiGatu ai nostri microfoni, non cambia nulla qualunque fazione sia al potere, anzi le modalità messe in atto dai democratici sono meno spettacolari, ma incidono maggiormente sull'operatività delle ong, perché le campagne sono strumentali a un consenso fondato su sensibilità diverse, ma sempre indotte alla ferocia. Esse est percipi: la disumanizzazione del migrante E questo avviene grazie al fatto che fin dalla Bossi-Fini si pongono le basi per disumanizzare disperati migranti bisognosi di aiuto resi pericolosi individui perseguibili per il reato di clandestinità; delinquenti da respingere o contenere di qualsiasi età, condizione o sesso. Serve criminalizzare le ong, equiparate ai naufraghi, per mantenerle lontane e con la distanza evitare contatti che invariabilmente restituiscono contorni umani ai numeri di migranti e automaticamente restituiscono umanità a chi li percepisce come esseri umani. Risultati della manipolazione del capitalismo predatore in materia migratoria «Vogliono braccia, ma arrivano persone» e allora la soluzione è la creazione dei grandi magazzini di braccia alle frontiere da cui attingere quando serve, senza accogliere le persone. A questo sistema si attaglia perfettamente la creazione del concetto di “paese sicuro” dove costruire strutture di contenzione e strumentalmente modificato, addirittura rendendolo ospite di strutture dove effettuare lo screening, come scriveva Fabiana Triburgo (https://ogzero.org/il-nuovo-patto-europeo-sulla-migrazione-e-lasilo/), intervenuta poi anche in diretta a ribadire il bisogno da un punto di vista giuridico di una revisione sui singoli casi concreti, che consentono attraverso cause di giustificazione come l'obbligatorietà del soccorso in mare, di aggirare le accuse di favoreggiamento di immigrazione clandestina, oltretutto in assenza di dolo e lucro. «Riuscire a stare in mare il più possibile» Per questo Riccardo Gatti ritiene che ci debba essere una costante azione di contrattacco che si adatta ai molti ambiti e differenti livelli di contrasto all'aiuto umanitario messi in atto da tutti i governi alternatisi negli ultimi 25 anni; e Alessandro Rocca aggiunge che questo è attribuibile a tutti i governi, non solo quello italianamente razzista, e quindi la soluzione deve essere europea. E qui è opportuno analizzare la proposta d regolamentazione deli soccorso in mare, oggetto della analisi della Commissione europea, come ricorda Fabiana Triburgo, con rimpalli dall'UE ai singoli stati e viceversa.
    39m 25s
  • Grandi mobilitazioni polacche orfane di profilo politico incisivo

    21 MAR. 2022 · https://ogzero.org/regione/regione-carpatico-danubiana/ Si è parlato lungamente dell'accoglienza solidale che corrisponde alla reale propensione polacca all'apertura verso i profughi – non del suo governo di estrema destra reazionaria, a cui è totalmente ascrivibile l'accanimento contro i migranti non biondo caucasico. Come è autentica l’avversità atavica verso l'impero zarista, che si aggiunge al timore dei confini molto vicini ai bombardamenti. Il problema proviene dalle provocazioni di Kaczinski che paventerebbero un intervento: preoccupazioni legate allo scenario di guerra s'intrecciano con gli stanziamenti di fondi per l'accoglienza che vanno anche all'associazionismo – anzi esclusivamente al terzo settore, a dimostrazione che a livello statale non è prevista alcuna forma di accoglienza, che infatti è perseguita nel nord, al confine bielorusso – dove Lukashenka e Putin usano la bomba migranti come guerra ibrida –, mentre la gara solidale è incentivata dal governo di Varsavia sul confine ucraino. L'associazionismo è andato a prendersi i profughi nei boschi e tutti i weekend ci sono state manifestazioni di piazza, assimilabili alla mobilitazione dell'ottobre 2020 sull'aborto, nonostante il governo abbia ancora una solidità che può contare su un consenso particolarmente esteso tra i polacchi: dunque si può riassumere dicendo che c'è una imponente mobilitazione di massa spontanea e impossibilitati a riconoscersi in un leader, ma una enorme maggioranza silenziosa si riconosce nella ferocia governativa. Di questo e altro si è cercato di ordinare i pareri emotivi alla luce dell'impegno polacco con Alessandro Ajres
    15m 45s
  • Se non tutti sono liberi non è libero nessuno

    28 NOV. 2021 · Vale anche per il territorio dove le fabbriche anteguerra non hanno riaperto e la condizione delle zone che assistono al Game è di miseria e di migrazione locale Guglielmo di Balcan underground railroad network dice che le staffette bolognesi che si propongono di realizzare una realtà sanitaria egualitaria: l'assistenza in particolare avviene nei campi informali, perché la violenza delle frontiere sui corpi dei migranti è perpetrata in modo feroce, a cui si aggiungono malattie derivanti dalle condizioni precarie in cui si affronta il viaggio e il disagio psichico che subentra con la pressione subita durante l'itinerario percorso. Rivendica dunque la scelta di violare le norme e di commettere il reato di aiutare le persone in movimento. L'emergenza serve per restringere gli spazi di libertà in Bosnia, come in altre zone del confine europeo e all'interno della Comunità europea.
    12m 40s
  • Acab anche nei Balcani il problema sono loro

    28 NOV. 2021 · Ogni sbirro è una frontiera e questo unisce le mobilitazioni dei complici delle persone in movimento a ogni barriera della Fortezza Europa. Zeno spiega la particolare acredine dei poliziotti di questa zona della Bosnia nei pressi del confine croato con la grande concentrazione di giovani uomini determinati a tentare il Game e si stupisce che attribuiscano la responsabilità della repressione soltanto alla polizia croata, assolvendo la Comunità europea: il finanziamento a Frontex, l'uso delle persone come pedine strategiche della geopolitica sono la base su cui si fonda il respingimento violentissimo nei Balcani. Zeno rimarca poi la partecipazione alla mobilitazione di solidali sloveni e austriaci, ma si paragona anche l'intolleranza tutto sommato inferiore a quello che si scatena a ogni frontiera, anche nostrana.
    12m 4s
  • L'infame delazione della banalità del Male

    28 NOV. 2021 · Simone spiega in che contesto di monitorizzazione da parte della polizia si va operando quando si cerca di essere complici delle persone in movimento al confine croato-bosniaco e dunque il basso profilo di chi cerca di essere solidale, sapendo di stare commettendo un reato in Bosnia e quanto ci siano alcuni autoctoni a essere zelantemente infami delatori, in una percentuale identica a quella che troveremmo in qualsiasi altra comunità (forse ingenuamente inattesa da comunità che hanno subito una sanguinosa guerra civile rimasta sottotraccia). Interessante anche la modalità di rifornimento di acqua, ma anche l'importanza dell'acqua di una doccia.
    6m 14s
  • Pragmatica complicità della distribuzione quotidiana

    28 NOV. 2021 · Alice di No Name Kitchen racconta in che modo si tenta di dare supporto per quel che riguarda l'assistenza alimentare di chi arriva e segnalare le violenze brutali. Da Alice comprendiamo anche com'è la situazione fuori dai campi e come si sviluppano le reti di solidarietà. E introduce il sistema di distribuzione di acqua con il Silver Van e l'organizzazione Frach
    5m 29s
  • Alta tensione per l'emergenza bosniaca

    27 NOV. 2021 · La rete underground di Bihać di cui fa parte Simone nell'estate bosniaca denuncia sulle onde di Radio Blackout i limiti, le compressioni, i "confini" entro i quali vivono i migranti arrivati a tentare il Game in una zona dove il campo di Lipa è andato in cenere nei rigori dell'inverno (dicembre 2020). La doppia realtà descritta da Fabio illustra l'effettiva situazione dei campi e l'approccio degli autoctoni. I numeri sono molto superiori a quelli ufficiali; le frontiere blindate vivono della compresenza di campi formali affiancati da miriadi di tentativi di autorganizzazione, creando una costellazione di campi volta a tenere alta la tensione e quindi la repressione, creando una costante emergenza costruita. Un imbuto che fa da tappo a un corridoio di transito Marine fa invece la storia del campo di Bihać e poi degli altri campi minori fino ad aprile 2020 quando fu aperto quello di Lipa, costruito per racchiudere in pandemia i Pom sparsi dentro e fuori i campi formali. Differenze tra gestioni di campi a seconda delle conduzioni per problemi di trasparenza e corruzione tra la gestione governativa o di Iom. Il tutto in relazione ai flussi (forse 75.000 persone sarebbero quelle registrate ufficialmente in transito dal 2018 all'estate 2021 nei campi dell'area di Bihac e una media di 2000 persone in transito contemporaneamente nelle strutture ufficiali); ma molti ragazzi preferiscono ovviamente vivere fuori da una struttura più simile a un carcere o comunque sempre sotto controllo delle forze dell'ordine.
    21m 56s
  • Lo snodo di Tenerife sulla rotta atlantica

    19 NOV. 2021 · Un percorso tenuto volutamente periferico per non pregiudicare l'industria del turismo delle Canarie. Fortress Europe sta esibendo tutta la sua ferocia erigendo muri di gelo e filo spinato, perché considera i migranti come assedianti. Come si vede al confine bielo-polacco, dove va in scena la mossa di Lukashenka-Putin, rivelatosi un cinico uso di disperati (creati dalle guerre occidentali) per ottenere riconoscimenti internazionali – ottenuti dai colloqui con paesi che non riconoscerebbero il regime di Minsk – e sostegni economici derivanti dalla reazione da respingimento che scatta incondizionata tra le popolazioni europee, tra le quali serpeggia il sacro terrore di invasioni barbariche. Stesso delirio di blindatura si ritrova lungo la rotta balcanica, nel Mediterraneo orientale, nel Canale di Sicilia o a Ceuta e Melilla... tutti percorsi che sono sotto i riflettori e di cui si evidenziano spesso i tentativi di bucare le recinzioni, e la conseguente violenta ferocia repressiva. Molto meno famosa è la "rotta atlantica", quella seguita da chi proviene dai paesi del Golfo di Guinea, dal Saharawi, dal Marocco dopo la chiusura ermetica di Ceuta e Melilla; forse deriva dalla differente percezione del fenomeno migratorio da parte degli autoctoni, come ci spiega @MircaLeccese, attivista di Un ponte per Moria che ora si trova a Tenerife complice dei migranti giunti nei campi allestiti nell'arcipelago delle Canarie, arrivati sulle piroghe di Saint Louis e Mbour dal Senegal (capaci di contenere 160 persone stipatissime). Pescatori, agricoltori, dunque in grado di integrarsi nelle attività insulari – le Canarie sono famose per la coltivazione delle banane –, ma sono persone con mestieri che possono risultare utili per la economia dell'arcipelago e l'atteggiamento della popolazione locale non così ostile come quella del blocco di Visegrád. Nella esperienza di Mirca la situazione delle Canarie è meno cupa rispetto a quelle che ha conosciuto a Lesbo e in Bosnia: ci ha potuto raccontare della collaborazione con Apoyo migrantes, nata nell'ottobre del 2020, quando ci fu il flusso migratorio più ingente (si parla comunque di poco più di ventimila persone giunte sulle coste delle Canarie); si tratta comunque di una condizione di contenzione in campi che ospitano separatamente donne e uomini, quindi separando famiglie. L'ordine di problemi da affrontare è un po' meno tragico, e vede anche esigenze diverse tra chi vuole ottenere un ricongiungimento in Francia, Germania... e chi invece preferirebbe rimanere alle Canarie, dove si trova persino lavoro. Suddivisioni che esistono anche tra mondi di provenienza, perché oltre ai senegalesi, guineiani, ivoriani... ci sono anche i marocchini, rigorosamente separati per il razzismo maghrebino nei confronti dell'Africa nera.
    19m 36s
  • La condizione umana nei campi di Sarajevo: Ušivak

    25 JUN. 2021 · Un elemento centrale di queste testimonianze – ed è ben evidenziata da Mirka nella sua corrispondenza – è il fatto che la vita ruota solo attorno a un'ossessione: The Game, lo stesso che in questi anni abbiamo documentato da Calais, da Ceuta e Melilla, dal Pireo... i coni d'imbuto delle esistenze che devono passare attraverso quel filtro imposto dal delirio di respingimento. Il racconto che Ursula e Mirka, di “Torino per Moria”, con cui viene fatto un confronto tra campi profughi, ci hanno descritto di quelli di Sarajevo e dai campi in cui sono contenuti i migranti che provano a ripetizione il passaggio delle frontiere si incentra su tre interviste: a Idriss, gambiano che ha dovuto lasciare il paese perché si è scontrato con i suoi superiori e per trovare il futuro per sé e la famiglia; le aspettative da parte della società di provenienza, le botte e le costrizioni, la meta da raggiungere sono comuni alle depressioni che accomunano quelle di Ali, pakistano ventinovenne e Habib, marocchino... tutti precisi nel tracciare il loro viaggio prima di questo Game – tentato ogni giorno da almeno due dei 1200 ospiti dei campi (e il costo del tentativo supera sempre oltre i 3000€ fino a 5000) – e sciorinano una precisa graduatoria di tollerabilità dei singoli luoghi toccati nel viaggio. Una corsa a tappe durante la quale sono stati sottratti loro tempo ed energie, pur di rallentare una progressione storica che non deve essere di integrazione ma di accoglienza, proprio quello a cui agognano e che occupa i loro pensieri, i corpi feriti, battuti, debilitati.
    26m 19s

Nel giorno del trentesimo anniversario dell'inizio della guerra civile jugoslava inauguriamo questa serie di storie centrate sui Balcani: rotta dei migranti, ma anche terreno di conquista e di interesse da...

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Nel giorno del trentesimo anniversario dell'inizio della guerra civile jugoslava inauguriamo questa serie di storie centrate sui Balcani: rotta dei migranti, ma anche terreno di conquista e di interesse da parte delle potenze mediterranee, che fanno leva sulla religione, sui traffici d'armi e di droga, sul controllo delle vie di comunicazione e di rifornimento energetico.
La fortezza Europa ha blindato le sue frontiere ormai da anni: la via del mare è pattugliata, i campi di concentramento libici in mano ad aguzzini istruiti da militari italiani, le barchette lasciate affondare con il loro carico di umanità dolente dall'indifferenza delle acque di competenza... i migranti sono usati come masse di richiedenti asilo lasciati filtrare da autocrati che lucrano sulla paura atavica dell'invasione che attanaglia gli europei benestanti. Si continuano a elargire tranche di miliardi a Erdoğan e a costituire missioni in Africa a contenere il flusso di persone in fuga dalle ruberie e devastazioni dell'Occidente stesso. Il tappo messo a sud, sposta molto del traffico sull'asse balcanico e dopo l'inferno greco – che da tempi omerici chiama "βάρβαρος" chi non è culturalmente ascrivibile alla famiglia... Gli ellenici non sono xenofobi, perché al ξένος era d'obbligo dare ospitalità; non hanno mai riconosciuto come simili tutti quelli che non risalgono alla medesima cultura... e quella è l'eredità della "cultura classica" per tutte le civiltà occidentali.
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